Una Russia ariana o multietnica?

Articolo pubblicato il 07 aprile 2014
Articolo pubblicato il 07 aprile 2014

La xe­no­fo­bia è una mi­nac­cia la­ten­te in Rus­sia causata dal ter­ro­ri­smo, dalla vio­len­za di stra­da e dalla crisi eco­no­mi­ca. Dopo la ca­du­ta del­l’URSS, il paese si è caratterizzati come una na­zio­ne mul­tiet­ni­ca in cui gior­nal­men­te con­vi­vo­no popoli diversi. Una con­vi­ven­za che, spes­so, sfo­cia nello scon­tro vio­len­to e nella re­pres­sio­ne po­li­zie­sca. 

Le Olimpiadi Invernali di Sochi hanno fatto tirare un sospiro di sollievo e sono servite da "effetto placebo" per la popolazione del paese più grande del mondo. Per qualche settimana, la società, intorpidita dal panem et circenses dello zar Vladimir Putin, ha condannato all’oblio momentaneo la crisi economica interna o i recenti atti di xenofobia. 

E questo nel momento in cui il nervosismo era a fior di pelle, cioè quando, lo scorso 10 ottobre, un giovane é stato assassinato presumibilmente da un immigrato di origine caucasica. A causa di ciò il clima era precipitato con le prime aggressioni, tutti episodi sfociati in forti disordini e in alcuni atti vendicativi nello stile tipico “giustiziere di strada”. 

L’assalto al mercato dove gli immigrati hanno la base principale della loro attività economica si era concluso con numerosi feriti e arresti. Così, si era dato libero sfogo all’ira dei cittadini contro un vicino nemico: i provenienti dal Caucaso e dalle ex repubbliche sovietiche.

“UNA RUS­SIA PER I RUSSI”

Nel paese l’odio verso gli immigrati ha una storia breve ma intensa. Appena vent’anni fa tutti i neonati erano figli della “Grande Madre Russia”. Senza dubbio, la caduta dell’URSS, la crisi in Cecenia e il conseguente terrorismo sono stati dei fattori determinanti per le dimostrazioni xenofobe.

Ormai, basta un semplice scontro, un’occhiata o un litigio per armare un bastone e risvegliare una massa pronta a picchiare lo straniero. Una follia alimentata anche dalla classe politica e dalla Chiesa Ortodossa che, in alcuni casi, incitano persino alla pulizia etnica. Un discorso che si è radicato nello spirito di alcuni russi e che, oggi, è stato talmente interiorizzato al punto che lo slogan “la Russia è per i russi” è diventato un mantra.

Al tutto si aggiunge l’azione della polizia, capace di compiere fino a 40 retate giornaliere, che, in alcuni casi, si concludono con 700 arresti in un giorno solo, come è accaduto con l’operazione "Barriera2".

Nonostante le statistiche riportino sempre dei numeri incerti, una recente inchiesta del Centro sugli studi dell’opinione pubblica ha confermato che secondo i russi l’immigrazione è la nuova minaccia del Paese. Il 35% della popolazione si preoccupa più per gli immigrati senza permesso di soggiorno che per gli attentati, l’educazione e l’ambiente.

CON­DAN­NA­TI AD AN­DA­RE D’AC­COR­DO

Malgrado nessuno possa assicurare il numero ufficiale degli immigrati che vivono attualmente in Russia (neanche approssimativamente), il Servizio Federale dell’Immigrazione stima che 3 milioni di persone hanno il permesso di soggiorno scaduto e che per questo vivano in condizioni d’illegalità rispetto agli 800 mila che al contrario possiedono il permesso di soggiorno permanente. Tuttavia, questi ultimi non sono che una piccola parte dei circa 11,5 milioni di stranieri che vivono nel paese, il 12% in più rispetto al 2012. Si tratta di persone che scelgono innanzitutto la Russia e poi gli USA per cercare cercare migliori opportunità di lavoro. Questi lavoratori stranieri producono il 7,56% del PIL, garantendo alle casse dello Stato ben 8,25 miliardi di rubli (circa 166 milioni di euro) d’imposte. La Russia, inoltre, si confronta da anni con un grave problema demografico. Nel 2050 avrà bisogno della manodopera di 10 milioni di persone, ragione per cui gli immigrati rivestirebbero un ruolo fondamentale. 

Spesso e volentieri gli scontri sorgono tra gli slavi e le popolazioni originarie del Nord del Caucaso, particolarmente legate alle loro tradizioni, basate su regole comportamentali rigide e legami di sangue ancora molto forti. Un attaccamento difficile da mantenere in una società in perpetua evoluzione dove il peso delle tradizioni va diminuendo. E la “cattiva” immagine dei caucasici è in parte dovuta alle famose feste matrimoniali che circolano su internet, nel corso delle quali gli sposi sono festeggiati con il frastuono dei Kalashnikov in piena strada.

VERSO L’IN­TE­GRA­ZIO­NE

Secondo alcune organizzazioni, per risolvere il conflitto occorrerebbe riformare e orientare nuovamente le politiche in tale ambito, lottare contro la corruzione e compiere maggiori sforzi per migliorare il clima sociale. Il Servizio Federale ha presentato alla Duma (la Camera bassa dell’Assemblea Federale) un progetto che intende sostituire le cosiddette quote dei lavoratori stranieri con indici specifici per ogni settore aziendale. Se il Parlamento l’approvasse, si ridurrebbero la burocrazia, il mercato nero delle contrattazioni e dei permessi e si metterebbe fine alle consuete corruzioni degli intermediari.

Alcuni vanno oltre e, rispetto alle politiche di legalizzazione e di espulsione, scommettono su un’amnistia come quella realizzata in altri paesi (USA, Australia e Grecia, Francia, Italia per l’Europa). I documenti sarebbero così rilasciati soltanto a certe condizioni, come, per esempio, avere un contratto di lavoro, essere in regola con il pagamento delle tasse, possedere il codice fiscale. L’imprenditore, al contrario, risponderebbe dell’assicurazione medica, della responsabilità civile, dei costi della legalizzazione e dell’espulsione dell’immigrato qualora questi violi la legge.

Tuttavia, rimane ancora uno scoglio da superare: l’adattamento degli uni e la tolleranza degli altri. Chi avrà il coraggio di farlo? Proprio adesso che le Olimpiadi di Sochi si sono concluse e il paese ha recuperato poco a poco il suo ritmo abituale, non ci resta che aspettare. E sperare che dopo la quiete non ritorni la tempesta.