Una riflessione su Nonsense a Nord del Tamigi

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 21 febbraio 2016

In occasione della replica "a cappello" di Nonsense a Nord del Tamigi pubblichiamo una riflessione (e qualche chiacchiera) sullo spettacolo vincitore della settima edizione di Stazioni di Emergenza.  La replica a cappello si terrà stasera, 21 febbraio, presso il Teatro di Contrabbando di via Diocleziano. Le foto dell'articolo sono di Rosario Totano.

La prima volta che assistetti a Nonsense a Nord del Tamigi era nel giugno scorso quando, in un afoso pomeriggio dell’inizio dell’estate, scesi le scale del TeCo per scoprire le tremende disavventure del poeta e viaggiatore Ralph Kennigan (Alessandro Palladino). Ralph, bevitore incallito con più di qualche problema con il gentil sesso, mi avrebbe trascinato, di lì a poco, in un folle viaggio in compagnia del suo «migliore amico», l’orsetto di pezza Sam, che si sarebbe snodato a partire da un losco pub in una delle traverse di Camden Street fino al capolinea della metropolitana che conduce a nord di Londra, Cockfosters. Un percorso che lo avrebbe portato ad incrociare una galassia di personaggi surreali e conturbanti - Tim e la femme fatale (Francesca Romano Bergamo), la splendida Jenna e la complottista anti-odontoiatri (Chiara Vitiello), il maestro ed ex-innamorato (Luca Sangiovanni), il cantastorie (Valerio Bruner).

Quel primo viaggio mi sembrò surreale. Ero di fronte ad una commedia picaresca il cui testo, un vagone della metropolitana lanciato a una velocità folle, concludeva la sua corsa lungo una linea morta. Non capii il perché Valerio, autore del testo ed interprete, che mi aveva invitato allo spettacolo, avesse deciso di concludere in un modo così improvviso l’opera. Forse non lo capirò mai ma, quando ebbi modo di chiacchierarne con lui di fronte ad una Strong Ale, mi spiegò che «Nonsense a Nord del Tamigi si ispira ad una serie di esperienze, racconti e disavventure che mi sono capitati o mi sono stati raccontati durante il mio Erasmus. – Valerio alza per un attimo lo sguardo e pensa a qualcosa, forse ad un’altra birra bevuta con un’altra persona, in un altro pub e in un altro tempo – Qua e là nel testo ho sparso delle briciole autobiografiche, ho tratto ispirazione da ciò che ho vissuto quand’ero a Londra». Ricordi che Federica Rubino, costumista e scenografa, e Alessandro stesso, curando l’adattamento del testo e della regia, avevano reso ancor più vividi e forti. Forza dovuta, forse, alla corrispondenza di questi episodi con disavventure vissute in un ambiente ostico, sconosciuto, spesso dove la comunicazione è limitata e si è davvero (e per la prima volta) “soli al mondo”.

La seconda volta che Nonsense a Nord del Tamigi fu messo in scena era in occasione della settimana edizione di Stazioni d’Emergenza, rassegna dedicata alle compagnie emergenti organizzata dal Teatro d'Innovazione Galleria Toledo di Napoli – ne parlammo più approfonditamente proprio su Cafébabel, nell’intervista che sancì la nostra collaborazione con i Contrabbandieri. In quell’occasione ero a Bruxelles per partecipare aShake up Europe e, purtroppo, non potei assistere a questa seconda messa in scena – non ero l’unico: anche Alessandro, per impegni lavorativi, fu sostituito da Luigi Credendino. Forse però dovrei correggermi perché, pur non assistendovi, ho vissuto anch’io un pomeriggio di disavventure e personaggi strampalati. Ero a nord di un altro fiume, la Senne o Zenne, ed avevo anch’io un compagno di viaggio strampalato – o, forse, io ero Sam. Non saprei dirlo con certezza, ma ricordo vividamente della vana ricerca di un portafoglio perduto, della vana corsa per cercare di prendere il volo in orario, delle diciassette ore che trascorsi nell’aeroporto dopo aver convinto Sam (o Ralph) che doveva restare in città per trovare quel dannato portafoglio. Lì incominciai ad intuire che, almeno una volta, tutti ci siamo ritrovati in un momento di cui sarebbe inutile cercare un significato. Una situazione in cui non possiamo far altro che guardare dal finestrino.

La seconda volta che Nonsense a Nord del Tamigi fu messo in scena era in occasione della settimana edizione di Stazioni d’Emergenza, rassegna dedicata alle compagnie emergenti organizzata dal Teatro d'Innovazione Galleria Toledo di Napoli – ne parlammo più approfonditamente proprio su Cafébabel, nell’intervista che sancì la nostra collaborazione con i Contrabbandieri. In quell’occasione ero a Bruxelles per partecipare a Shake up Europe e, purtroppo, non potei assistere a questa seconda messa in scena – non ero l’unico: anche Alessandro, per impegni lavorativi, fu sostituito da Luigi Credendino. Forse però dovrei correggermi perché, pur non assistendovi, ho vissuto anch’io un pomeriggio di disavventure e personaggi strampalati. Ero a nord di un altro fiume, la Senne o Zenne, ed avevo anch’io un compagno di viaggio strampalato – o, forse, io ero Sam. Non saprei dirlo con certezza, ma ricordo vividamente della vana ricerca di un portafoglio perduto, della vana corsa per cercare di prendere il volo in orario, delle diciassette ore che trascorsi nell’aeroporto dopo aver convinto Sam (o Ralph) che doveva restare in città per trovare quel dannato portafoglio. Lì incominciai ad intuire che, almeno una volta, tutti ci siamo ritrovati in un momento di cui sarebbe inutile cercare un significato. Una situazione in cui non possiamo far altro che guardare dal finestrino.