Una passeggiata sotto le bombe

Articolo pubblicato il 06 ottobre 2007
Articolo pubblicato il 06 ottobre 2007
Il Corriere del 5 Ottobre titola in prima pagina “Grillo: «I rom sono bomba a tempo» Sul blog: «L'immigrazione dalla Romania crea problemi». Attacco a Prodi: «Nessun controllo sugli ingressi» Affondo del comico sulla sicurezza. Fan divisi: «Filippiche da leghista»”.
Ora, la rappresentatività del caso non consiste nel Post in se, ma nel fatto che un giornale come La Repubblica (e a ruota, tutti gli altri principali quotidiani nazionali) lo consideri improvvisamente notiziabile solo perché tratta un tema “caldo” e che offre su un piatto d’argento l’ennesima, quotidiana “polemica” (polemica che, naturalmente, “scoppia” ) facilmente collocabile sull’asse ideologico destra contro sinistra. (O meglio: politiche sulla sicurezza di destra contro politiche sulla sicurezza di sinistra). L’aspetto più significativo di questa scelta editoriale è che il Blog di BeppeGrillo non è stato mai considerato come “fonte” giornalistica attendibile nonostante da anni sia il Blog più frequentato in assoluto in Italia con più di un milione di visitatori al mese e riceva circa 4000 commenti al giorno sui temi più svariati, dall’energia, alla politica, all’informazione, con testimonianze più che autorevoli dal mondo accademico, scientifico, dalle associazioni della società civile e da semplici cittadini che esprimono il loro parere motivandolo e argomentando in prima persona e rendendo pubbliche le fonti. Questo dimostra ancora una volta l’esistenza di una sorta di “universo parallelo” lontano dai mezzi di comunicazione di massa, che può interagire con essi solamente se i temi che tratta sono notiziabili in termini di “polemica” cioè di spettacolarizzazione e quindi di vendita. Si legge su Repubblica del 6 ottobre, sempre accanto all’immancabile commento di Grillo sui rom|it], una glaciale rassegna delle operazioni portate a termine con orgoglio dalla polizia, un resoconto numerico dal linguaggio tecnico che rinuncia completamente alla spiegazione relegando come di consueto le migrazioni (o meglio “il problema immigrazione”) al “campo semantico” della criminalità. Si arriva quasi alla schizofrenia quando si nominano i “clandestini” iracheni. Sfido io un iracheno ad andare magari a piedi, sotto una pioggia di bombe, nel consolato di Bagdad a chiedere un visto per l’Italia e il rinnovo del passaporto scaduto! Se in Italia un italiano ci mette 2 mesi, figuratevi in Iraq! Ma non c’era la guerra in Iraq? Non c’erano i soldati italiani a rischiare la vita laggiù? Sarà stata una svista! Una tipica svista del giornalismo CUT&PASTE!