Una moneta per una generazione

Articolo pubblicato il 27 aprile 2002
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Articolo pubblicato il 27 aprile 2002

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La rivoluzione monetaria in atto è ricca di conseguenze, soprattutto per una generazione - la mia - post-sessantottina, post-ricostruzione, in un certo senso post-tutto. Ma che adesso può divenire la vera protagonista dell'integrazione nel Vecchio Continente.

Da circa quattro mesi in Europa si sta assistendo ad una rivoluzione, ad un evento di portata storica vissuto da più di trecento milioni di persone: la nascita delleuro. I più informati potrebbero controbattere dicendo che la moneta unica esiste già dal primo gennaio 1999, ma agli occhi dei più questa rivoluzione monetaria è cosa recente.

Credo che in tutti i 12 paesi membri si sia parlato spesso delleuro e della vita di tutti i giorni che cambia, senza però cogliere in profondità il significato politico di questo passaggio epocale. Inoltre per la mia generazione, post-sessantottina, post-ricostruzione, in un certo senso post-tutto, ritengo sia un evento fondamentale da vivere in prima persona: mentre i nostri nonni ci raccontavano della guerra, delle occupazioni e degli invasori, noi ai nostri nipoti racconteremo dellunificazione monetaria, dei confini che si allargano e dei nostri viaggi allestero come se ci trovassimo a casa nostra. In cinquant'anni i tempi sono cambiati notevolmente in meglio, e il processo di integrazione europea ne è allo stesso tempo fruitore e promotore.

Non voglio ripercorrere le tappe e lavvincente storia di questo processo tuttora in atto, desidero soffermarmi principalmente sulla storia dellunificazione monetaria europea dagli anni novanta ad oggi, e da qui pensare ai futuri sviluppi, almeno a breve termine.

Potremmo, certo, individuare nel trattato di Maastricht la svolta, il motore della storia, che ha portato inesorabilmente, dal 1992 fino ad oggi, alla concreta realizzazione della moneta unica; ma non dobbiamo dimenticarci che era dagli anni sessanta e settanta (il piano Werner) che si parlava di unificazione monetaria come naturale completamento del mercato unico, ideato dai trattati di Roma del marzo 1957. Se il mercato unico è stato realizzato nel 1992, grazie alla propulsione dovuta allAtto Unico Europeo del 1986, lunificazione monetaria si è avuta, di fatto, dieci anni dopo.

I mezzi di comunicazione hanno spesso dato risalto ai costi a breve, da pagare per ottenere questo risultato, come fu riguardo al rispetto dei 5 criteri di Maastricht, senza però mai ricordare il motivo per cui si dovevano fare tali sacrifici, cioè senza mai soffermarsi sui vantaggi reali di una svolta di questo tipo.

I vantaggi di questa conquista sono sia economici che politico-sociali. Dal punto di vista strettamente economico, la nascita delleuro significa leliminazione dei costi di cambio qualora si vada in un paese membro per vacanza o per lavoro, cosa non da poco, e soprattutto la consapevolezza di avere una moneta forte al pari del dollaro o dello yen, che possa imporsi sui mercati internazionali, mettendo gli stati membri al riparo da speculazioni, come al contrario avveniva in passato (si ricordino gli attacchi speculativi sulla lira italiana, la sterlina, il franco francese e la peseta avvenuti tra il 1992 e il 1993 che non hanno giovato alle economie nazionali e quindi ai cittadini degli stati membri), senza parlare della facilità di comparazione dei prezzi necessaria per la nascita del consumatore e dellinvestitore europeo.

Da un punto di vista politico e sociale la moneta unica contribuirà sicuramente a far sentire i cittadini europei membri di una stessa entità, senza perdere le proprie radici, cosa questa ben rappresentata dalla scelta di coniare le monete con una facciata uguale per tutti e una diversa per ogni stato membro, oltre che a mostrarsi uniti nei confronti dei cittadini degli stati terzi.

Credo dunque che i sacrifici fatti dai trecento milioni di cittadini europei negli anni passati siano stati per una causa giusta e soprattutto siano stati un investimento positivo per loggi ed il domani: non appena ci saremo abituati, ci renderemo forse conto del passaggio storico che abbiamo vissuto.