Una giornata dietro le quinte del Consiglio Europeo 

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 25 ottobre 2014

Per qualsiasi "eurogeek" che si rispetti, assistere ad un vertice europeo è come una consacrazione. Cosa si cela dietro le quinte di Bruxelles? Cafébabel ha avuto la possibilità di introfularsi nei meandri del summit del Consiglio Europeo del 23 e del 24 ottobre. Reportage. 

Ore 10: la giornata inizia con il recupero del prezioso sesamo che consente l'accesso al Consiglio, una tessera gialla che non si intona con niente ma che suscita comunque una leggera fierezza. Mi sento rassicurata, è presente anche  l'emittente TF1.

In seguito, ci si dirige verso la sala lavoro nel palazzo Justus Lipsius. Nessuno lavora per il momento, hanno solo prenotato il posto. E Cafébabel fa la stessa cosa e si installa. Telefono, wifi, guida per la stampa: siamo pronti! 

È il momento ideale per dare un'occhiata in giro e calarsi dietro le quinte di quest'incredibile macchina. Districarsi tra le uscite di sicurezza, gli accessi vietati e i labirinti di scale, non è semplice. Dopo aver voltato un corridoio scopro che ci sono dei piccoli privilegiati: le agenzie di stampa dispongono di un quartier generale tutto per loro. Così approfitto della calma che regna ancora per assistere alle prove audio della sala conferenze della Francia.

E per rivolgere qualche domanda a due giornalisti in merito alle loro esperienze al Consiglio.  

0re 15.30: i capi di stato sono attesi da un momento all'altro. 

Elicotteri rombanti sopra di noi, aste brandite in maniera un po' azzardata e esercizi di equilibrismo: è guerra! I giornalisti presenti si precipitano davanti all'entrata VIP per cercare d'intravedere e di intervistare François Hollande, Angela MerkelMatteo Renzi che detiene la presidenza di turno. Sfortunatamente il suo aereo è in ritardo e lo farà arrivare per ultimo.   

Ore 20: sessione e cena di lavoro, i capi di Stato e di governo europei sono spariti dalla circolazione. Nel frattempo la sala lavoro è in effervescenza: articoli da scrivere, telegiornali serali da concludere... 

Ore 22: Il bar si riempie, le lingue si sciolgono... La maggior parte dei giornalisti si conosce già e i pronostici circa un eventuale accordo o quanto meno un'ora di decisione avanzano rapidamente: mezzanotte? Le due? Le tre? L'unica cosa certa è che rimarremo lì ancora per un bel po'. 

Ore 23: Si incomincia ad avvertire la stanchezza. Di tanto in tanto si formano dei gruppi che si accalcano intorno alle delegazioni venute a fornire delle precisioni. L'obiettivo è di avvicinarsi il più possibile ad un diplomatico per tentare di afferrare qualche briciola d'informazione. Riesco più o meno a capire che questi spagnoli parlano  d’«interconexión».

L'una di notte: Non ci crediamo più, pensiamo addirittura a tornarcene a casa quando improvvisamente... «40, 27, 27 !!!». Un urlo interrompe il silenzio della notte. I capi di Stato e di governo avrebbero raggiunto un accordo sul clima: si corre verso le sale stampa. Qualche minuto dopo François Hollande parla ai giornalisti di un vertice storico. Tra un tweet e un altro, do una sbirciata ai miei vicini cercando di sapere chi sono gli altri giornalisti presenti. 

Decido in seguito di assistere alla conferenza stampa del mio Paese adottivo, il Belgio, dove  il nuovo primo ministro fa i suoi primi passi. Cambio di scena radicale: la sala, per pochi intimi, accoglie soltanto una decina di giornalisti; piovono domande meno formali.  

Sfinita da tutto quello che ho vissuto oggi, lascio finalmente il Consiglio verso le due e mezzo del mattino e ritrovo infine l'aria aperta, Bruxelles, la vita reale... Soltanto per qualche ora però, perché domani mattina, si ricomincia! 

Ritrovate tutte le foto delle quinte del summit sul  Flickr de Cafébabel Bruxelles!