Una fiscalità unica per l'Europa?

Articolo pubblicato il 08 marzo 2015
Articolo pubblicato il 08 marzo 2015

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Resoconto delle opinioni di Olivier Lefebvre, Michaël Schmitt, Pierre-Henri Thomas et Catherine Olier durante il dibattito "Un’Europa, 28 politiche fiscali?" organizzato dagli studenti del Master Esecutivo in Comunicazione e Politiche Europee (CPE) dell'IHECS (Istituto Superiore di Comunicazione Sociale)  il 12 febbraio 2015.

Il 12 febbraio scorso, gli studenti del  Master in Comunicazione e politica europea (CPE) dell’IHECS hanno organizzato una conferenza dedicata alla frammentazione fiscale nell’Unione europea. Nonostante il raggiungimento di un accordo sulla necessità di uniformare il sistema fiscale, i diversi oratori hanno evidenziato la mancanza di volontà politica. Ecco un piccolo giro di orizzonte dei loro vari interventi.

Che futuro fiscale può esserci per l’Unione europea?

Secondo Catherine Olier, responsabile della fiscalità di Oxfam Bruxelles, “quella fiscale è una materia che non può essere modificata se non con l’unanimità degli Stati membri, ma c’è una chiara mancanza di volontà politica”. A suo avviso, questa necessità scoraggia le autorità politiche a intraprendere misure alternative. Aggiunge inoltre che “per i politici, legiferare in materia fiscale è talmente difficile da sembrare una perdita di tempo”. Inoltre, la pressione di alcune multinazionali del settore privato, che beneficiano dello status quo, aumenta la difficoltà di agire.

Per Pierre-Henri Thomas, giornalista di Trends Tendance e specialista in questioni fiscali, “ci sono un’intensificazione delle cooperazioni e una certa volontà  da parte dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nda) di cambiare la situazione”. Infatti, in occasione dell’ultimo G20, i capi di Stato e di governo hanno fatto alcune raccomandazioni riguardo al tax ruling e alla frode fiscale. Potrà quindi emergere una convergenza su alcuni punti.

Olivier Lefebvre, Presidente onorario della Borsa di Bruxelles, si mostra a favore di un’ armonizzazione a patto che sia intelligente, vale a dire adattata alle diverse politiche fiscali europee.

Michaël Schmitt, consigliere agli affari economici dei Verdi al Parlamento europeo, si chiede : “Com’è possibile difendere ancora il segreto bancario? ». Per quanto riguarda l’intensificazione della cooperazione  tra gli Stati membri, i problemi persisteranno finché alcuni Stati continueranno a rimanere paradisi fiscali. “L'armonizzazione deve avvenire assieme a tutti i 28 paesi, si tratta di un progetto europeo” dichiara Michaël Schmitt.

Un’ impasse?

L’Unione europea resterà in un’ impasse fiscale finché gli Stati membri rifiuteranno di collaborare in maniera adeguata. La Francia incarna con brio l’ipocrisia degli Stati membri in materia. Infatti, quando François Hollande dichiarò orgogliosamente di voler combattere la finanza, in occasione del suo discorso a Bourget, toccò al suo governo fare pressione per eliminare la tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) e opporsi all’armonizzazione fiscale. Ricordiamoci anche che il Principato di Monaco è un bel paradiso fiscale e che non può essere veramente nell’interesse del governo francese  stravolgere lo status quo.

E’ altresì legittimo porsi la domanda sulla possibilità dell’Unione europea di fare pressione su certi Stati riguardo al segreto bancario. Se gli Stati Uniti sono riusciti a procurarsi le coordinate bancarie di esiliati fiscali americani in Svizzera attraverso l’accordo FACTA (Foreign Account Tax Compliance Act), l’Unione europea fatica a fare altrettanto e ciò le fa perdere credibilità a livello internazionale.