Un vero dibattito mediatico

Articolo pubblicato il 23 maggio 2005
Articolo pubblicato il 23 maggio 2005

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Il dibattito sull’approvazione della Costituzione europea ha messo spesso l’Unione al centro dei discorsi dei media. Malgrado tutti i difetti attribuiti, queste discussioni hanno riavvicinato l’Europa ai suoi cittadini.

Una democrazia deve necessariamente avvalersi di un’informazione obiettiva dei cittadini. Sotto questi termini, i media sono i garanti del sistema. Considerare l’Europa come un’area democratica comporta delle responsabilità per i giornalisti europei, i quali si farebbero carico di tale ruolo con più entusiasmo, se esso non risultasse così complicato. Come si può destare interesse tra il pubblico, dare dei punti di riferimento, se l’Ue rappresenta un groviglio di istituzioni e un dedalo di centri deliberativi? E come spiegare una Costituzione europea di 448 articoli quando nemmeno i giornalisti sono sempre al corrente degli argomenti trattati?

Un’altra strada

I media affrontano le problematiche europee in modo talvolta troppo semplicistico, usando un gergo tecnico o termini generici come “Bruxelles”, “Strasburgo”, “i Venticinque”. Certo, non è facile evitare questi stereotipi. Ma le notizie sull’Unione spesso vengono ridotte alle dichiarazioni dei leader nazionali o a un insieme di leggi e direttive, di fronte alle quali i cittadini si sentono poco partecipi.

Ciononostante, da quando l’Unione è stata chiamata in causa per il processo di approvazione della Costituzione, i dibattiti hanno preso un’altra piega. Per quanto ogni Stato membro abbia reagito a modo suo, non possiamo negare che il contenuto delle discussioni si sia modificato, arricchito.

Coll’avvicinarsi del referendum del 29 maggio, le colonne dei giornali francesi hanno perso il loro carattere consenziente e si sono riempite di argomenti socio-economici, ideologici, come testimonia la polemica sollevata per la relazione tra la Costituzione europea e il progetto di direttiva Bolkstein sulla liberalizzazione del mercato dei sevizi. L’informazione viene trattata in modo più approfondito e i media sono stati costretti a spiegare in dettaglio i termini del testo, citando alcuni articoli del Trattato, spesso soggetti a interpretazioni.

Ovviamente il dibattito è stato monopolizzato dagli interessi politici nazionali e dalle strategie personali dei politici francesi . In questi casi non si può affermare che i media abbiano favorito la realizzazione di un dibattito democratico. Possiamo solo sperare che l’entusiasmo prenda piede nell’opinione pubblica dei paesi che si accingono a convocare referendum. Sfortunatamente, questo non è stato il caso della Spagna (che ha votato il 12 febbraio) dove, né i media né gli elettori non hanno avuto il tempo di capire l’importanza del voto.

Euro-scetticismo o euro-ignoranza?

Gli analisti non hanno quindi interpretato l’elevato tasso di astensione al voto, in occasione del referendum in Spagna, come una conseguenza dell’euro-scetticismo. Gli elettori hanno detto di essere stati poco o per nulla informati di ciò che implicava la Costituzione, ponendo la disinformazione come principale causa del tasso di astensione. Inoltre il governo spagnolo, a favore del Trattato, ha promosso una campagna alquanto sbalorditiva: presentava il voto come un “sì” o un “no” all’Europa in senso generale, trascurando il significato concreto del testo. Secondo un’inchiesta condotta dal Centro di Ricerca Sociologico, la mancanza d’informazione ha pesato per il 25% dei “no” e per il 44% degli astenuti. Lo stesso studio ha rivelato che solo il 7,4% degli spagnoli ritenevano l’adesione del Paese all’Unione priva di alcun beneficio, a conferma del sentimento di euro-entusiasmo della popolazione spagnola. Ma la campagna elettorale del governo non ha brillato per chiarezza. La Spagna è stata il primo paese a esprimere il voto al Trattato per via referendaria, evento che ha spinto il governo di Josè-Luis Zapatero a considerare la campagna con fin troppa enfasi.

Tutti d’accordo

Il Bundestag (il parlamento tedesco) ha approvato la Costituzione il 12 maggio scorso con 569 voti a favore, 23 contro e 2 astenuti. La CSU (Unione Cristiana Sociale bavarese), è stato l’unico partito a pronunciarsi contro il Trattato. L’assenza di opposizione ha deviato la maggior parte dei dibattiti sul contenuto del testo. Alcuni ironizzano sostenendo che i tedeschi avrebbero saputo di più sulla posizione di Shröder se fossero andati a sentirlo appoggiare Chirac in Francia alla fine dello scorso aprile, invece che limitarsi a leggere la stampa nazionale. Le discussioni sono state incentrate soprattutto sulla questione del referendum.

Il progetto di referendum, lanciato dalla coalizione di governo tra Social-democratici e Verdi, è stato bocciato in seguito all’opposizione dei Cristiano-democratici della CDU.

I paesi interpellati per accettare la Costituzione verranno ovviamente influenzati dalle decisioni degli altri Stati Membri. È dunque tempo di prepararsi e di informarsi, mediante spiegazioni chiare ed oneste, sui veri contenuti della Costituzione. Bisogna riconoscere che fino ad oggi, la Francia, che ha scelto le via referendaria, è riuscita a intavolare una discussione. Ai francesi, sensibilizzati agli affari europei e meglio informati sui contenuti del Trattato, non resta che lottare perché i dibattiti sulla Costituzione non siano in realtà unj pretesto per alimentare quelli sulla politica interna.