Un treno chiamato Europa

Articolo pubblicato il 12 maggio 2006
Articolo pubblicato il 12 maggio 2006

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Un treno molto particolare è partito il 24 aprile da Berlino per un viaggio di otto giorni attraverso la vecchia e la nuova Europa. Sui binari del dialogo e della scoperta.

Ore 8.53, Stazione Centrale di Cracovia. Il macchinista soffia il fischietto e il suono stridulo riecheggia ovunque, annunciando la partenza del Train Europe 2006. L’idea, lanciata nel 2004, non avrebbe mai visto la luce senza la generosità dei finanziatori privati e dei sussidi comunitari. Lo scopo del progetto, realizzato in occasione del secondo anniversario dell’allargamento ad Est, «è facilitare il dialogo tra gli abitanti dei diversi Paesi europei, quelli soddisfatti così come quelli scontenti dell’adesione all’Ue», secondo Anna Olszowska, coordinatrice del progetto per la Polonia.

Tutti insieme appassionatamente

Dopo Budwiejovice in Repubblica Ceca, Malibor in Slovenia e Pecs in Ungheria, la prossima destinazione sarà Zgorzelec, una città situata al confine tra Germania e Polonia.

Malgrado sia mattino presto nei vagoni regna un’atmosfera allegra. Come api dell’alveare, i passeggeri partecipano con entusiasmo alle attività proposte. «È lavoro, non divertimento», afferma Maria Graul, assistente. Poco meno di cento persone provenienti da tredici diversi Paesi – tra cui l’Ungheria, la Repubblica Ceca, la Romania, la Lituania e la Bielorussia – viaggiano insieme su questo treno. La maggior parte dei passeggeri sono giovani artisti che lavorano su progetti interculturali e sull’importanza del dialogo tra i cittadini europei. «Vogliamo conoscere i nostri vicini. L’Europa non sono soltanto i funzionari di Bruxelles, ma anche la gente comune» sottolinea Mélanie Henze, una ragazza tedesca all’interno dell’organizzazione.

Carpe diem

In uno degli scompartimenti, alcuni giovani giornalisti della rivista tedesca Politik Orange spartiscono lo spazio con due silenziose studentesse, concentrate sulle loro occupazioni. Una misteriosa figura munita di polaroid spunta all’improvviso scattando qualche fotografia che sarà poi incollata sui finestrini del treno. Cogliere l’attimo è il nome dell’iniziativa di Matthias Nebel che vuole immortalare su pellicola tutti i momenti del viaggio e le città attraversate. «È un'atmosfera emozionante… E visto che non potremo ricordaci tutto, queste foto sono un modo per ricordarci i più bei momenti del viaggio» aggiunge ancora Mélanie.

Dove va l’Europa?

Ore 10.30. In un vagone appositamente trasformato in salotto di discussione inizia un dibattito con esponenti della politica e della scienza. Tema affrontato: dove va l’Europa? Tra i passeggeri del treno ci sono persino politici e rappresentanti di associazioni e di Ong. «L’idea è anche quella di discutere con politici ed intellettuali su argomenti come l’integrazione o il futuro dell’Europa a 25», racconta Agnieszka, una ragazza polacca che lavora a Vienna.

La platea è curiosa e fa molte domande. Una dei partecipanti, Athanasia Rousiamani, d’origine greca, affronta la questione dell’adesione turca all’Unione europea presentando al pubblico qualche parere raccolto fra i cittadini cechi, sloveni ed austriaci incontrati nelle città attraversate. La sua inchiesta rivela che soltanto gli ungheresi sarebbero favorevoli all’entrata della Turchia. «Alcune persone hanno addirittura reagito in maniera aggressiva, nonostante volessi solo conoscere il loro punto di vista» racconta Athanasia con una punta di rammarico. La discussione è stata registrata da Madeleine e Christophe, che più tardi utilizzeranno la registrazione per animare la discussione con i partecipanti della prossima tappa. Infatti questi due ragazzi si occupano del montaggio dei dibattiti in uno scompartimento destinato agli audiovisivi.

Chiacchiere in cucina

A mezzogiorno i partecipanti si dirigono verso il vagone ristorante dove li attende il pranzo. Altri preferiscono rimanere a lavorare sui progetti elaborati piuttosto che far aumentare la coda degli affamati. Raggruppati a seconda della loro occupazione – svago, laboratori di cucina, musica, letteratura o teatro – i passeggeri finiscono per trovarsi nella vettura bar-biblioteca per assaggiare dolci, discutere o bere caffè in piccoli gruppi. «Abbiamo provato a intervistare persone diverse per età e status sociale. Ogni risposta è una buona risposta. Qualcuno ha persino detto “l’Europa fa schifo”», dice Marta Gawinek. Il suono di strumenti che si accordano finisce per attirare i curiosi nell’ultimo vagone. E sulle note jazz della prova per il concerto serale tutti ancheggiano e si muovono a ritmo.

La fine del viaggio è vicina. Alle 17.25 il treno ferma alla stazione di Zgorzelec, salutato dall’orchestra locale. I passeggeri stanno per scendere ed esplorare le strade della città con i loro progetti sotto il braccio. E nella speranza di trasmettere informazioni sui sette Paesi attraversati dal treno Europe 2006. «Siamo stati accolti molto bene dappertutto, ma soprattutto in Ungheria e Slovacchia. Non ci aspettavamo un’accoglienza così entusiasta» ha detto, contento, Tobias Hipp, responsabile dell’operazione. Il primo maggio i passeggeri compieranno l’ultimo tragitto fino a Berlino, capolinea del loro itinerario artistico. E nella capitale tedesca, emblema della riunificazione, presenteranno ad una platea di personalità politiche e mediatiche le impressioni raccolte durante questo viaggio davvero fuori dal comune.