Un tedesco a Lisbona: l'imprevedibile indolenza

Articolo pubblicato il 26 aprile 2010
Articolo pubblicato il 26 aprile 2010

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I portoghesi non sono certo noti come la nazione più reattiva del continente europeo. Le loro qualità sono altre. Pensieri di un tedesco immigrato a Lisbona.

Arrivando da turista nella capitale portoghese tutto è favoloso: la luce, il tempo, la gentilezza delle persone. Si osservano, in estasi, nonnine che danno da mangiare ai piccioni, si ammirano i tram storici e ci si gode il sole davanti a un caffè, mentre il cameriere intrattiene il tavolo accanto. La vera cordialità dell'Europa meridionale, pensa il turista tedesco, appoggiandosi sullo schienale soddisfatto.

Le cose cambiano, quando il tedesco si ferma più a lungo. Molte cose, infatti, iniziano ad urtarlo notevolmente: le telefonate senza risposta, gli appuntamenti mancati, il caffè dimenticato. Già Hans Magnus Enzensberger ne parlava: questa quiete soprannaturale, che arriva fino alla malattia del sonno, questa pazienza, che può portare alla rassegnazione. La mentalità portoghese non rende lo cose semplici al tedesco emigrato. Sì, ci si vuole adattare, ma... Camminando si inciampa costantemente su passanti fermi immobili; si aspetta senza speranza davanti a casse di supermercato non occupate e alle fermate dei mezzi pubblici. In questi momenti pensa che in questo paese non funzioni nulla. Da tedesco si sente incompreso in mezzo ai portoghesi.

Poi, piano piano, ci si fa l'abitudine

Ma questa è solo la prima fase. A poco a poco l’espatriato tedesco, ospite dei portoghesi, può modificare il suo comportamento: senza accorgersene è diventato più lento, senza accorgersene ha anche iniziato ad essere meno fiscale sulla puntualità. E poi un giorno si rende conto di non aspettarsi più di essere richiamato, perlomeno non all’ora prevista. Comprende il carattere teorico di un appuntamento, attende rilassato dietro ai passanti che chiacchierano sugli stretti marciapiedi. Ha capito il sistema. Si è adeguato.

Una volta inibita la sua fretta e il suo flusso di lavoro leggendario, il tedesco inizia a farsi delle domande. Non è venuto qui proprio per questo? La quiete, il sole, la voglia di vivere? La voglia di lavorare viene meno. C’è troppo caldo, è troppo bello, troppo inebriante. Per un momento la vita diventa una bolla di sapone. Nulla più sembra importante, o almeno non ora. E il tempo di aspettare un caffè viene impiegato per guardarsi intorno in modo interessato ma indolente. Si diventa osservatori. E si comprende ancora di più.

In questi momenti gli diviene chiaro il motivo per cui i portoghesi abbiamo scelto un uomo come Fernando Pessoa come poeta nazionale. Un uomo che poteva stare per delle ore a guardare la strada dalla finestra del suo ufficio; un uomo che, immerso nelle carte, si perdeva nelle grandi domande della vita; un uomo che in parte si è dilungato in modo molto poetico sulla nullità dell'esistenza umana, e che contemporaneamente ha messo in discussione questo atteggiamento sicuro.

In questi momenti sembra logico che questa nazione, che una volta era una potenza mondiale, abbia prodotto un suo stile, il manuelino (lo stile tardo-gotico portoghese), i cui edifici si possono contare sulle dita di una mano. E se si confronta il Monastero dos Jerónimos di Belém con la magnificenza degli edifici ecclesiastici dei vicini spagnoli, la versione portoghese, nonostante una ricchezza di dettagli che mozzano il fiato, appare comunque molto meno ampollosa. Perlomeno riguardo all'altezza: mentre gli spagnoli puntavano al cielo, i portoghesi si concentravano sulla larghezza.

Meno esuberanti dei monumenti spagnoli, non per questo i monumenti portoghesi sono meno apprezzati

È un segno di rispetto verso Dio, dicono alcuni. È il modo di fare portoghese, dicono altri. I portoghesi si definiscono ingegnosi e pieni di fantasia, ma tendono a non avere un grande fervore nel lavoro.

Lisbona: per nulla indolente

Ma ci si sbaglia, se si pensa, come il tedesco fissato con la disciplina, che i portoghesi siano lenti o addirittura pigri. I loro "raptus" lavorativi sono troppo intensi, le loro notti sono troppo agitate, i loro film e le loro musiche sono veramente originali. Nessun paese va a letto più tardi di questo, si dice. Questa nazione nel XV e XVI secolo ha scoperto buona parte del pianeta! E nel 1974 mezza Lisbona è scesa in piazza per mandare in esilio un’odiata dittatura.

Il più grande poeta portogheseLa contraddizione e lo straniamento, l'imprevedibilità e il caos, provengono tutti da questa instabilità. A voler essere precisi, in Portogallo tutti i giorni si ha davvero a che fare con gli altri. "Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso", fa dire Fernando Pessoa a uno dei suoi pseudonimi. E proprio questo si sente dire qui in continuazione, dai bigliettai, agli impiegati ed ai cantanti di fado. La persona come naturale assembramento di altri. Questo è molto più che semplice imprevedibilità.

All'inizio ci si scontra ancora con il fatto che le persone che ieri sprizzavano felicità oggi non si alzino dal letto per la noia . Ma in qualche modo non si può fare a meno di ammirarli: questa autenticità, questa stoica accettazione della fluttuazione dell'anima. E sì, questa quiete del guardare onnicomprensivo e senza aspettative.«Até amanha, se Deus Quiser», dicono gli anziani quando ci si congeda. A domani, se Dio vorrà.

Foto: *L/flickr; cinocino/flickr; 黃毛/flickr; Luiza Hipólito/flickr