Un po’ di Germania nel Bel Paese

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 14 dicembre 2015

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Alla 33esima edizione del Torino Film Festival (TFF) il "tocco tedesco" c'è e si sente. In rassegna ci sono due film completamente diversi, "Uns geht es gut" (2015) - in italiano, letteralmente, ‘Stiamo bene’ - del regista Steinmetz e "Recollection" (2015) di Aljafari, le cui atmosfere non avrebbero potuto essere più distanti di così.

"Stiamo bene", ma non per molto

Quest'anno il film “Uns geht es gut”, ispirato a "Arancia meccanica" (1971) di Kubrik, è stato premiato nel corso del Film Festival di Zurigo e l’anno prossimo uscirà nelle sale. Due buoni motivi per guardarlo prima della sua uscita ufficiale al cinema. Steinmetz è un giovane regista tedesco proveniente dalla città di Halle. Ha studiato a Vienna e nel 2009 ha debuttato come apprendista alla regia del film "Il nastro bianco".

Sabato pomeriggio. Fuori è già buio e tutti si stringono lentamente all'interno della sala. Ci sono anche i miei due amici che prima erano in fila, Tomardo ed Eduardo. Le luci si spengono, il film inizia. Lo spettatore viene immediatamente catapultato in una dimensione bizzarra. I protagonisti, cinque ragazzi, si scambiano poche parole, lasciando spazio a una moltitudine di sguardi intensi, sentimenti ed esperienze forti. Durante l’estate, Tubbie, Tim, Jojo, Birdie e Marie si perdono in una moltitudine di paesaggi visivamente emozionanti.

C'era una volta nel bosco

La storia ha inizio in un bosco e lo spettatore comincia a chiedersi cosa possa essere successo. Poi, una villa abbandonata. Non si sa a chi appartenga, né perché i giovani la usino come teatro dei loro giochi pericolosi. Tra le ambientazioni seguono una sala giochi sospetta, una spaventosa clinica di chirurgia estetica, che, in realtà, più che ad una clinica, somiglia ad un club con piastrelle sporche e tubature vecchie. Ci è voluto un po’ per capire quale fosse il rapporto tra i protagonisti, ma, subito dopo, l'arrivo di una svolta inaspettata ha messo tutto in discussione. I cinque adolescenti si ritrovano in una nuova famiglia, con tutte le complicazioni che questo comporta, vedendo in piccoli crimini e prove di durezza il modo per scacciare la noia estiva.  Sono in cerca di denaro e lo trovano dove effettivamente è possibile trovarne: dai tossicodipendenti e dai piccoli e grandi criminali, mietendo soprattutto ira.

Sudore, sangue, lacrime e sperma

Le sequenze del film vengono scandite da titoli, i quali conferiscono alla narrazione una parvenza di chiarezza. Ma il rapporto tra i ragazzi, nelle sequenze successive, andrà in frantumi.  In questo lungometraggio nulla viene omesso: sudore, sangue, lacrime e sperma. Tutti gli eccessi vissuti dai protagonisti vengono mostrati allo spettatore, in maniera così chiara da aver paura di ciò che potrebbe accadere nella scena successiva. Steinmetz, come il film dimostra, propone più che altro violenza. Pian piano la tensione sale, la pressione aumenta, il sangue tra le gambe della giovane Marie comincia a scorrere nella piscina. L'immagine si ferma, per rendere ancora più chiara l'entità dell'eccesso, fino a diventare insopportabile. I primi spettatori lasciano la sala.

Ci si potrebbe chiedere fino a che punto l'utilizzo della violenza al cinema possa contribuire alla diffusione di un dato messaggio. In questo caso, è chiaro che chi non è in grado di sopportare queste scene debba risparmiarsi la visione di "Uns geht es gut".

"Recollection", un album di famiglia

Domenica pomeriggio. Fuori fa sempre più freddo. Nonostante oggi a Torino ci sia il sole, le confortevoli poltrone del cinema Lux invitano a trattenersi qui. Non siamo molti oggi a partecipare alla proiezione di "Recollection" del regista Kamal Aljafari. Sarà perché il film è completamente privo di dialoghi.

Un paesaggio è più eloquente di mille personaggi

"Recollection" è un collage, nel quale Kamal Aljafari racconta la storia di un sogno, con brevi sequenze ambientate tra gli anni Sessanta e Novanta nella città israeliana di Giaffa.

Non è la prima volta che il regista prende come riferimento questa città, in origine araba ma che oggi appartiene alla municipalità di Tel Aviv, nella quale, tra l’altro, vivono gli Arabi Palestinesi.  Già nel 2009, con il film "Port of memory", Aljafari aveva raccontato della città di Giaffa, della trascuratezza che aveva dominato la fase di unificazione alla città di Tel Aviv negli anni Cinquanta e della sua famiglia. Il regista israeliano, laureato all'Accademia di arti visive di Colonia, con "Recollection" rielabora la storia della sua famiglia. Per questo, nel film utilizza estratti del repertorio familiare, componendo una nuova personale narrativa. "Ho rimosso i personaggi perché oscuravano lo sfondo", ha spiegato il regista sul suo sito. I protagonisti del film sono la città e il paesaggio, non le persone.

Un viaggio nel tempo

Nel corso del film lo spettatore vaga tra paesaggi ed epoche diverse, dagli anni Sessanta fino agli anni Novanta, accompagnato da espressioni musicali mutevoli, a volte energiche, altre nostalgiche, ma pur sempre folcloristiche. Alla fine del film le immagini vengono suddivise in luoghi e persone: l'uomo davanti all'automobile era il nonno mentre la donna alla fontana la zia. Per cui, effettivamente, lo spettatore ha come la sensazione di aver sfogliato un album di famiglia.