Un nuovo modo di raccontare l'Europa?

Articolo pubblicato il 24 gennaio 2014
Articolo pubblicato il 24 gennaio 2014

Con l'av­vi­ci­nar­si delle ele­zio­ni eu­ro­pee, bi­so­gna cer­ca­re di ri­con­ci­lia­re gli eu­ro­pei con le isti­tu­zio­ni. L'ul­ti­ma idea della Com­mis­sio­ne eu­ro­pea? Riag­gior­na­re il rac­con­to della sto­ria del con­ti­nen­te. Sarà il ro­man­zo del­l'an­no, o l'ennesimo buco nell'acqua?

Come un vero e pro­prio og­get­to con­cet­tua­le non iden­ti­fi­ca­to, l'a­pri­le 2013, sono stati aper­ti i la­vo­ri del "nuovo modo di rac­con­ta­re l'Eu­ro­pa" ("New nar­ra­tive for Eu­rope", ndr.). Un pro­get­to che rap­pre­sen­ta un ul­te­rio­re ten­ta­ti­vo di col­ma­re il di­va­rio tra l'U­nio­ne eu­ro­pea e i suoi cit­ta­di­ni. "L'U­e ha scrit­to un rac­con­to sulla guer­ra e la pace", spie­ga Mor­ten Lo­ke­gaard, l'eu­ro­de­pu­ta­to al­l'o­ri­gi­ne del pro­get­to. "Tut­ta­via, per molte per­so­ne al di sotto della qua­ran­ti­na, resta un'i­dea molto astrat­ta. Bi­so­gna quin­di cer­ca­re un'i­den­ti­tà e va­lo­ri co­mu­ni", af­fer­ma Lo­ke­gaard.

Il nuovo rac­con­to pren­de­rà la forma di un ma­ni­fe­sto, re­dat­to da un "co­mitato cul­tu­ra­le", com­posto da Mor­ten Lo­ke­gaard e da altre 19 per­so­na­li­tà del mondo della cul­tu­ra. Dal mese di lu­glio 2013, sono stati in­stau­ra­ti dia­lo­ghi con in­tel­let­tua­li, ar­ti­sti e scien­zia­ti, at­tra­ver­so col­lo­qui or­ga­niz­za­ti in Po­lonia, Ita­lia e Ger­ma­nia. In se­gui­to i pre­scel­ti re­di­ge­ran­no il ma­ni­fe­sto che verrà con­se­gna­to al pre­si­den­te Bar­roso nella pri­ma­ve­ra del 2014. Se­con­do Mor­ten Lok­ke­gaard, una delle prime sco­per­te di que­sti col­lo­qui è l'im­por­tan­za delle di­ver­se sto­rie na­zio­na­li: "È pro­prio una spe­ci­fi­ci­tà del­l'Eu­ro­pa quel­la di avere sto­rie di­ver­se. La no­stra iden­ti­tà co­mu­ne si po­treb­be co­strui­re at­tor­no a que­sta di­ver­si­tà".

"Per far sì che fun­zio­ni, bi­so­gna es­se­re un po' cri­ti­ci"

Per gli esper­ti si trat­ta di un'i­ni­zia­ti­va in­te­res­san­te, ma dal suc­ces­so non as­si­cu­ra­to. "Se lo scopo è fare l'en­ne­si­ma bro­chu­re che af­fe­rma che tutto va bene, non serve a nien­te", spie­ga Ma­rianne Dony, pre­si­den­tes­sa del­l'I­sti­tu­to di studi eu­ro­pei di Bru­xel­les. "Per far sì che fun­zio­ni, bi­so­gna es­se­re un po' cri­ti­ci!", con­ti­nua.

"Bi­so­gna fare at­ten­zio­ne a non ri­scri­ve­re la sto­ria eu­ro­pea in ma­nie­ra trop­po ar­ti­ci­fi­cia­le, per­ché ser­vi­reb­be solo a raf­for­za­re l'i­dea di un'U­nio­ne eu­ro­pea lon­ta­na dai cit­ta­di­ni", sot­to­li­nea Mi­chael Mal­herbe, esper­to in co­mu­ni­ca­zio­ne eu­ro­pea. Lui rim­pian­ge che i cit­ta­di­ni non siano stati in­clu­si in maniera più profonda in que­sta ini­zia­ti­va. "Il ri­sul­ta­to fi­na­le sarà si­cu­ra­men­te di una gran­de qua­li­tà ac­ca­de­mi­ca, ma non dirà nulla di ciò che pen­sa­no gli eu­ro­pei della sto­ria del loro con­ti­nen­te", sen­ten­zia.

La Com­mis­sione af­fer­ma tut­ta­via di voler apri­re il di­bat­ti­to: "Sin dal­l'i­ni­zio, l'o­biet­ti­vo era di par­lar­ne con la gente", spie­ga uno dei por­ta­vo­ce. Cia­scu­no può in ef­fet­ti pren­der­vi parte, in­vian­do il suo con­tri­bu­to al pro­get­to. Il ma­ni­fe­sto fi­na­le do­vreb­be anche es­se­re sot­toposto al di­bat­ti­to pub­bli­co. "Non si trat­ta quin­di in nes­sun modo di uno stu­dio di saggi per degli esper­ti!", con­clude il por­ta­vo­ce.