Un nove maggio per ricordare Víctor Hugo e Jean Jaurès

Articolo pubblicato il 11 maggio 2017
Articolo pubblicato il 11 maggio 2017

Il nove maggio celebriamo il Giorno dell'Europa. É una data e un'occasione per riflettere sull'Europa in cui viviamo e l'Europa che vogliamo costruire. Una data in cui, con la Brexit e i risultati della Le Pen in Francia, l'Europa della pace immaginata da intellettuali come Víctor Hugo o Jean Jaurès è più necessaria che mai.

Nove maggio 1950. Il ministro degli esteri francese Robert Schuman pronuncia la sua famosa dichiarazione nella quale rivolge un appello alla Germania al fine di porre "l'insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un'organizzazione aperta agli altri paesi d'Europa". Si dice che quello sia stato il principio di tutto, che quel giorno, in quel momento, nacque l'Europa. Tanto è vero che, ogni 9 maggio, ci tocca aprire leggermente gli occhi e ricordare a noi stessi che l'Europa esiste, che è reale, che noi ne siamo parte e che, ciononostante, si deve celebrare la meraviglia di appartenere a un continente tanto vario quanto omogeneo allo stesso tempo.

Nella storia ufficiale d'Europa parliamo sempre di Schuman o di Jean Monnet. Eppure, già altri prima di loro compresero e difesero l'unità di questo continente che sembra condannato a non capirsi. Non si sa bene se per colpa di Zeus o a causa di qualunque altro castigo da parte di altri dèi che lo abitarono e lo abitano.

Se si ha la fortuna di visitare il Pantheon degli Uomini Illustri a Parigi (nel cui caso non si deve perdere l'occasione di gustare una galette con un bicchiere di sidro nei Giardini di Lussemburgo), si possono incontrare due di quegli intellettuali francesi che concepirono l'Europa molto prima di Schuman: uno è il grande uomo di lettere francese, Víctor Hugo; l'altro è il grande "uomo politico" vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, l'uomo che fondò il giornale L'Humanité e la Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (Section Française de la International Ouvrière o SFIO, antecedente dell'odierno Partito Socialista francese), l'uomo che pagò con la vita la sua lotta per la pace, Jean Jaurès.

Gli Stati Uniti d'Europa

Quasi un secolo prima di quel 9 maggio in cui prese forma quella che sarebbe infine stata l'odierna Unione Europea, Víctor Hugo, nel 1849, all'apertura del Congresso degli amici della pace universale tenutosi a Parigi, si alzò e disse: "Arriverà un giorno in cui Francia, Russia, Italia, Inghilterra, Germania, tutte le nazioni del continente, senza perdere le proprie caratteristiche distinte e la propria gloriosa individualità, tutte quante si riuniranno fortemente in un'unità superiore costituendo la fraternità europea".

Un giorno, credeva l'autore de I Miserabili, esisteranno degli "Stati Uniti d'Europa" che potranno guardare a testa alta e da pari a pari gli Stati Uniti d'America. Nell'idea di Europa di Hugo sono presenti molti elementi che, tra successi e sbagli, caratterizzano l'Europa di oggi: "Arriverà un giorno in cui non ci saranno altri campi di battaglia se non i mercati, che si apriranno al commercio, e gli spiriti, che si apriranno alle idee. Arriverà un giorno in cui le pallottole e le bombe saranno sostituite dai voti, dal suffragio universale dei popoli, dal rispettabile tribunale arbitrale di un grande Senato sovrano che sarà per l'Europa quel che il parlamento è per l'Inghilterra, la Dieta per la Germania, l'Assemblea legislativa per la Francia".

Solidarità, Democrazia e Socialismo

Se per Víctor Hugo la chiave di quell'Europa unita che doveva nascere era il progresso umano, per Jean Jaurès il fondamento doveva essere la solidarietà operaia. Jean Jaurès è figura dagli infiniti aspetti (prima di tutto, filosofo; un grande oratore, il deputato più giovane dei suoi tempi con i suoi appena 26 anni, giornalista, democratico convinto, fondatore dell'unità socialista, internazionalista, fautore dell'innocenza dell'ufficiale Dreyfus...), ma tutto il suo contributo può riassumersi nella strenua difesa della pace e della dignità dell'essere umano. E questa è l'Europa che lui sostenne: un'Europa solidale nei confronti dei popoli vessati (come dimostrò nella sua difesa agli armeni contro il primo genocidio perpetrato dai Turchi, tra il 1894 e il 1896, - commemorata nel romanzo di Marcel Proust, Jean Santeuil- o nella difesa ai popoli marocchini contro la politica coloniale francese), profondamente democratica e socialista.

Anche Jaurès si rivolse alla Germania prima di Schuman. Lo fece il 9 luglio del 1905, anno in cui fondò la SFIO, l'anno in cui fu dibattuta e approvata la legge di separazione tra Stato e Chiesa e l'anno in cui Otto von Bismarck visitò Tangeri, accentuando le tensioni coloniali tra Francia e Germania. Ma la sua lotta per la pace non poteva fermarsi, e così il suo discorso si trasformò in un articolo pubblicato in contemporanea in francese e tedesco su L’Humanité e Vorwärts, un giornale operaio il cui titolo significa "Avanti". In quel discorso, il suo primo grande discorso sulla pace, Jaurès ribadisce costantemente che ciò che può unire francesi e tedeschi altro non è che l'Europa in cui egli crede.

"In questa Europa di oggi, non è percorrendo la strada della guerra internazionale che si realizzeranno gli obiettivi di libertà e di giustizia e si riparerà ai torti recati ai popoli. [...] Sarà invece attraverso la crescita della democrazia e del socialismo, e solo in questo modo, che le sofferenze saranno alleviate e i dolorosi problemi saranno risolti", disse in quel discorso nel quale invitava gli operai tedeschi e francesi a "lavorare tutti insieme, con un unico spirito, per stabilire la pace tra Germania e Francia".

L'attualità del loro pensiero

Le parole di Hugo e Jaurès finirono nel più profondo dimenticatoio e le loro più grandi paure divennero realtà: giunsero le guerre, la distruzione totale. E, solo allora, l'Europa decise di andare avanti unita.

Oggigiorno, nel momento in cui tutto il mondo si interroga sul futuro dell'Europa, sarebbe opportuno recuperare Hugo:"Francesi, inglesi, belgi, tedeschi, russi, slavi, europei, americani, sapete cosa dobbiamo fare affinché arrivi il più presto possibile quel giorno [il giorno in cui la pace sarà definitiva]? Amarci".

E sempre oggi, nel momento in cui tiriamo tutti un sospiro di sollievo per la vittoria di Macron in Francia, come a fingere di non accorgerci dei sorprendenti risultati della Le Pen e del fatto che il fascismo nasca e venga alimentato da princìpi politici come quelli convergenti nella figura di Emmanuel Macron, è fondamentale recuperare Jaurès: "la stessa politica reazionaria che comprometteva la libertà, metteva in pericolo la pace".