Un luogo per ricostruire la ragione

Articolo pubblicato il 22 agosto 2007
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Articolo pubblicato il 22 agosto 2007
Oggi il Mediterraneo è il condotto di scarico privilegiato di tutte le miserie e i naufragi del sistema. Ma è al tempo stesso un punto sensibile di riflessione critica, di interpretazione delle origini della barbarie.
Senza i barbari, il Mediterraneo non sarebbe mai esistito: è una successione ininterrotta di barbarie che sono andate accumulandosi, mescolandosi, fino ad arrivare a fondare la teoria della sua stessa  esistenza.

Il Mediterraneo è quindi terreno privilegiato di riflessione: ciò gli conferisce un carattere di indubbia concretezza e allontana ogni possibilità di metafore.

Se rileviamo gli effetti del disordine mondiale e togliamo al nostro mare alcuni vecchi veli, arriveremo a ipotizzare le cause che hanno condotto a questa situazione, a ipotizzare un sistema, a creare un nuovo “punto di vista” sul Mediterraneo.

Uno sguardo al Mediterraneo, un’analisi spontanea della situazione, è uno sforzo didattico necessario, soprattutto per le nuove generazioni che non hanno il dovere di ereditare teorie, poiché ogni generazione ha la libertà di arrivare alla teoria attraverso l’osservazione e la constatazione del disordine stabilitosi nella realtà.

Visto il livello di compromissione raggiunto dal punto di vista economico, politico, culturale e da altri punti di vista, se davvero vogliamo restituire forza alla ragione, dovremo farlo partendo dall’asserto che la ragione è universale, decisamente universale. Questa è un’epoca che deve rinnovare il sapere, che deve di nuovo metabolizzare la realtà, assimilarla; deve conoscerne le carenze e reagire con i cambiamenti necessari, sia nell’ambito dell’azione sia in quello del linguaggio; un’epoca che deve saper costruire un linguaggio che dia senso e comunicabilità all’azione. Secondo questa prospettiva, il Mediterraneo è un magnifico scenario.

 Abbiamo bisogno di costruire, di far affermare, una coscienza critica che contrasti la realtà di un Mediterraneo mutato in una terra di confronto, in un luogo di dogmatismi di carattere etnico e religioso, strumentalizzati perché offrano una falsa coscienza dei problemi di fondo.

Siamo sostenitori di un Mediterraneo meticcio, come lo è sempre stato.

Il Mediterraneo è stato meticcio a ragione della forza e non per forza della ragione. Adesso si trova in una situazione nella quale deve essere meticcio per la forza della ragione. Il mediterraneo dovrà andare verso una fusione di razze motivata dalla forza della ragione o, altrimenti, si trasformerà in uno spazio “vertebrato” solo per un’Europa chiusa e irrigidita, trasformata in un castello, circondato da un corso d’acqua.

 

Molto liberamente tratto da: Manuel Vàsquez Montalbàn, Mediterraneo invertebrato.

In:M. Vàsquez Montalbàn, E. Gonzàles Calleja, “Rappresentare il Mediterraneo: lo sguardo spagnolo”, Mesogea.