un eurogruppo della difesa, un'iniziativa credibile?

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2014
Articolo pubblicato il 15 gennaio 2014

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L’U­nione europea (Ue) è una costruzione pratica e non naturale che è nata dopo cinque secoli di conflitti armati. Pur non essendo perfetta, è la forma di cooperazione più riuscita al mondo. È giovane, 63 anni, cosa che paragonata agli Stati nazionali la rende un "grande" neonato, a cui si chiede di comportarsi come un adulto maturo.

L'i­dea do­mi­nan­te della crea­zio­ne del­l'Eu­ro­pa è stata "Mai più que­sto". Tut­ta­via, le basi or­gi­na­ria­men­te "pa­ci­fiste"[1] del­l’Ue sono evo­lu­te di pari passo con la mu­ta­zio­ne del si­ste­ma in­ter­na­zio­na­le e del suo al­lar­ga­men­to.

Il se­gna­le dal­l'al­lar­me, seb­be­ne un po' bru­ta­le, è ne­ces­sa­rio: l’Eu­ropa è un at­to­re delle re­la­zio­ni in­ter­na­zio­na­li e non sem­pli­ce­men­te un di­stri­bu­to­re di fondi. Che fare quin­di? Che fare so­prat­tut­to in un con­te­sto dove i bud­get de­sti­na­ti alla di­fe­sa vengono ridotti e dove la fi­gu­ra tra­di­zio­na­le del sol­da­to come eroe della pa­tria è scom­par­sa, la­scian­do posto al­l'im­ma­gi­ne del sol­da­to vit­ti­ma della guer­ra? 

Certo, la so­lu­zione po­treb­be es­se­re quel­la di un eu­ro­grup­po della di­fe­sa, ov­ve­ro un nu­cleo di Stati che coo­pe­ra­no in campo mi­li­ta­re. L’i­dea non è ori­gi­na­le nel senso che ri­pren­de la forma di tutti i gran­di pro­gres­si del­l'Ue, la cui ge­ne­si si trova sem­pre in un "grup­po di pio­nie­ri", per ri­pren­de­re la ter­mi­no­lo­gia dell­la re­la­zio­ne con­se­gna­ta al se­na­to nel lu­glio 2013[2]. Un eu­ro­grup­po della di­fe­sa po­treb­be quin­di iscri­ver­si in una tra­di­zio­ne eu­ro­pea.

Un eu­ro­grup­po della di­fe­sa im­pli­che­reb­be un ab­ban­do­no delle ca­pa­ci­tà na­zio­na­li?

Si trat­ta di un ti­mo­re le­git­ti­mo, ma la ri­spo­sta è ne­ga­ti­va. In ef­fet­ti, non esi­ste una volontà europea per­ma­nen­te di coo­pe­ra­zio­ne or­ga­niz­za­ta e com­ple­ta­men­te in­te­gra­ta. La com­po­nen­te mi­li­ta­re è fon­da­men­tal­men­te re­ga­le ed è sem­pre più at­tua­le la que­stio­ne del­l'au­men­to del­l'ef­fi­ca­cia dei mezzi mi­li­ta­ri di cia­scu­no e del­l'a­dat­ta­men­to al mondo che ci cir­con­da. Il posto della Fran­cia non si è in­fat­ti rim­pic­cio­li­to a li­vel­lo in­ter­na­zio­na­le, ma sono piut­to­sto gli altri ad es­ser­si in­gran­di­ti. Le sfide da af­fron­ta­re sono: poter as­su­me­re le no­stre re­spon­sa­bi­li­tà / gio­ca­re nella stes­sa ca­te­go­ria­ dei "gran­di" del mondo. In ef­fet­ti, come fa­remmo a con­fron­tar­ci con l'In­dia e i suoi 1237 mil­iardi di abi­tan­ti o con la Cina e i suoi 1351 mi­liardi di abi­tan­ti quan­do noi fran­ce­si siamo "solo" 65,8 mi­lio­ni? È chia­ro che il rap­por­to cam­bia quan­do ci con­fron­tia­mo con loro forti dei 505,7 mi­lioni di abi­tan­ti dell'Unione registati nel 2013 (700 mi­lioni nel 2014) e con un bud­get per la di­fe­sa degli stati mem­bri più ampio di quel­lo degli Stati Uniti.

Per far sì che que­sta os­ser­va­zio­ne sia ef­fi­ca­ce, bi­so­gna in primo luogo considerarla come un dato di fatto e poi muo­ver­si verso una coo­pe­ra­zio­ne mag­gio­re tra gli at­to­ri ca­pa­ci di pren­de­re de­ci­sio­ni e so­prat­tut­to in grado di as­su­mer­le.

Quali sa­reb­be­ro i mem­bri del­l'eu­ro­grup­po della di­fe­sa?

In modo co­scien­te o meno, le basi di un eu­ro­grup­po della di­fe­sa sono già state po­sa­te. Gli stes­si paesi eu­ro­pei si tro­va­no a fian­co l'uno del­l'al­tro in mis­sio­ni ci­vi­li o mi­li­ta­ri da di­ver­si anni. Po­trem­mo con­si­de­ra­re la Fran­cia e il Regno Unito come la spina dor­sa­le[3], se­gui­ti da vi­ci­no dalla Ger­ma­nia, poi il Bel­gio, la Spa­gna, l'I­ta­lia e la Po­lo­nia. 

Il Regno Unito, non trop­po en­tu­sia­sta del­l'i­dea di que­sto eu­ro­grup­po, non po­treb­be farne a meno. Que­sto pro­get­to po­treb­be pro­vo­ca­re negli in­gle­si un'av­ver­sio­ne, an­co­ra più forte di quel­la che pro­va­no per l'Ue, con­tro l'i­dea che la Fran­cia possa te­ne­re le re­di­ni di un pro­get­to de­sti­na­to a rea­liz­zar­si. I 28 mem­bri del­l'U­nio­ne, in­fat­ti, ri­co­no­sco­no che la di­fe­sa del­l'Eu­ro­pa è un elemento necessario. E d'al­tron­de, la su­pre­ma­zia fran­ce­se in qual­sia­si campo essa sia è sem­pre stata ritenuta in­sop­por­ta­bi­le dalla Gran Bre­ta­gna, e di certo, que­sto at­teg­gia­men­to in voga sin dal XVII se­co­lo non è pron­to a cam­bia­re. Ci si può ve­dere una sorta di equi­li­brio delle po­ten­ze con­tem­po­ra­neo. Il Regno Unito, se non sarà so­ste­ni­to­re con­vin­to, non sarà nem­me­no un di­ser­to­re dato che non è nel suo in­te­res­se quel­lo di per­met­te­re alla Fran­cia di raf­for­za­re da sola le sue ca­pa­ci­tà di­fen­si­ve in Eu­ro­pa. 

At­tual­men­te la Ger­ma­nia mo­stra una re­pul­sio­ne per ogni di­scor­so mi­li­ta­re, e non solo in am­bi­to eu­ro­peo, ma anche per quan­to ri­guar­da il man­te­ni­men­to della pace alle Na­zio­ni unite. Ora, la re­la­zio­ne al Se­na­to sot­to­li­nea un pa­ra­me­tro dav­ve­ro in­te­res­san­te: la Ger­ma­nia sem­bra es­se­re in­te­res­sa­ta dal tema della di­fe­sa solo dal punto di vista in­du­stria­le, vale a dire prin­ci­pal­men­te per quan­to ri­guar­da le espor­ta­zio­ni di ar­ma­men­ti (in Egit­to, Ara­bia Sau­di­ta...). Que­sta re­la­zio­ne sot­to­li­nea che non bi­so­gna li­mi­tar­si a con­si­de­ra­re la Ger­ma­nia così come lo fac­cia­mo oggi. La Ger­ma­nia fra 10 anni sarà di­ver­sa da quel­la che co­no­scia­mo oggi. Se un gior­no i te­de­schi aves­se­ro bi­so­gno di un eser­ci­to, avreb­be­ro i mezzi fi­nan­zia­ri e in­du­stria­li per lan­cia­re la mac­chi­na[4]. Nel frat­tem­po, sanno di es­se­re pro­tet­ti in seno al­l'Eu­ro­pa. I te­de­schi sono, in­som­ma, prag­ma­ti­ci, rea­li­sti e un filo op­por­tu­ni­sti. Inol­tre An­gela Mer­kel è sup­por­ta­ta da una forte mag­gio­ran­za, che po­treb­be por­ta­re ad altri passi avan­ti verso un'in­te­gra­zio­ne mag­gio­re. La Ger­ma­nia quin­di non sarà forse im­me­dia­ta­men­te un mem­bro at­ti­vo, ma po­treb­be ade­ri­re al pro­get­to. 

Que­sti paesi detti "pio­nie­ri" hanno dei col­la­bo­ra­to­ri re­go­la­ri al­l'in­ter­no delle mis­sio­ni eu­ro­pee. L’EUR­OMAR­FOR[5] rag­grup­pa il Bel­gio, la Ge­r­ma­nia, l'I­ta­lia e la Fran­cia. È stato chia­ma­to ad ope­ra­re dal­l'O­nu per la prima volta nella FINUL II nel 2006 (ov­ve­ro 15 anni dopo la sua crea­zio­ne!). Il di­spo­si­ti­vo EATC[6] rag­grup­pa a sua volta la Ger­ma­nia, la Fran­cia, i Paesi Bassi, Lus­sem­bur­go e il Bel­gio. La Spa­gna do­vreb­be unir­si al grup­po l'e­sta­te pros­si­ma e l'I­ta­lia os­ser­va tutto at­ten­ta­men­te. Ope­ra­ti­vo dal 2010, è ri­co­no­sciu­to da molti come un suc­ces­so e un mo­del­lo da se­gui­re. Que­sta "co-par­ti­ci­pa­zio­ne" eu­ro­pea è un buon esem­pio di con­di­vi­sio­ne e mu­tua­liz­za­zio­ne. Ogni paese man­tie­ne la pro­pria so­vra­ni­tà sui ma­te­ria­li messi in co­mu­ne e può re­cu­pe­rar­li se ne­ces­sa­rio.​ Sono già stati re­gi­stra­ti dei ri­spar­mi e il mec­ca­ni­smo è in moto. Dal­l'al­tra parte, la Fran­cia coo­pe­ra pe­ral­tro anche con la Po­lo­nia, spe­cial­men­te per quan­to ri­guar­da l'al­le­na­men­to e la for­ma­zio­ne di forze spe­cia­li. 

Il Trat­ta­to di Lan­cas­ter House[7] non fa che rin­for­za­re il tutto e, nel­l'ot­to­bre 2013, è stato rea­liz­za­to un ac­cor­do di impegno da parte della com­po­nen­te aerea, as­so­cian­do sette altre na­zio­ni (Au­stra­lia, Ca­na­da, Da­ni­mar­ca[8], Ger­ma­nia, Ita­lia, Nor­ve­gia e Stati Uniti). Un nuovo ac­cor­do, ter­re­ste que­sta volta, è pro­gram­ma­to per la pri­ma­ve­ra del 2014. 

Le porte non sono chiu­se ad altri paesi. Al­cu­ni meno avan­za­ti nel­l'am­bi­to della di­fe­sa po­treb­be­ro ad­di­rit­tur­na trar­ne van­tag­gio, se­guen­do l'in­se­gna­men­to of­fer­to dalle ope­ra­zio­ni di man­te­ni­men­to della pace delle Na­zio­ni unite. Suc­ce­de in­fat­ti che Stati, dai quali non ci si aspet­ta par­ti­co­lar­men­te un im­pe­gno forte, in­vii­no trup­pe e mezzi im­por­tan­ti sotto or­di­ni del­l'O­nu. L'i­dea alla base è di man­te­ne­re i loro ma­te­ria­li in buono stato gra­zie ai fondi del­l'O­nu e aver ac­ces­so a una for­ma­zio­ne che al­tri­men­ti non avreb­be­ro mai ac­qui­si­to soli  (ad esem­pio quel­li che danno il con­tri­bu­to mag­gio­re sono Ban­gla­desh, Etio­pia, Ghana, Pa­kis­tan). Po­treb­be suc­ce­de­re lo stes­so in seno al­l'Ue, per ar­ri­va­re alla fine a un van­tag­gio per tutti.

Un ap­proc­cio ri­vol­to al fu­tu­ro: qual è l'in­te­res­se di un eu­ro­grup­po della di­fe­sa?

Met­ten­do in moto la di­na­mi­ca di un eu­ro­grup­po della di­fe­sa, pos­sia­mo crea­re la strut­tu­ra di una con­di­vi­sio­ne delle forze ter­re­stri, aeree e ma­rit­ti­me per in­ter­ven­ti uma­ni­ta­ri o per aiuti di emer­gen­za (come per il Mali, nella Re­pub­bli­ca cen­tra­fri­ca­na). Dob­bia­mo ugual­men­te im­ma­gi­nar­ci un brac­cio di po­li­ti­ca este­ra forte, com­ple­men­ta­re alla NATO, ca­pa­ce di evi­ta­re i pe­ri­co­li e di­fen­de­re le no­stre fron­tie­re e in­te­res­si.

L'o­biet­ti­vo sarà quel­lo di una in­te­ro­pe­ra­bi­li­tà delle forze ar­ma­te, o ad­di­rit­tu­ra una coo­pe­ra­zio­ne in ma­te­ria di ar­ma­men­to. La Fran­cia spera in ef­fet­ti di poter rag­giun­gee un oriz­zon­te eu­ro­peo che per­met­ta una con­di­vi­sio­ne delle tec­no­lo­gie. Il pro­get­to di un eu­ro­grup­po della di­fe­sa rap­pre­sen­te­reb­be il primo passo per al­leg­ge­ri­re i costi. Al­l'in­ter­no del­l'Ue vi sono in­fat­ti 17 pro­gram­mi di carri ar­ma­ti, 17 pro­gram­mi di fre­ga­te, 17 can­tie­ri na­va­li mi­li­ta­ri (con­tro 2 solo negli USA). I magri fondi de­sti­na­ti alla ri­cer­ca e allo svi­lup­po sono quin­di uti­liz­za­ti per la mag­gior parte per ri­cer­che si­mi­li nei paesi eu­ro­pei. È chia­ro che tutti que­sti pro­gram­mi non ser­vi­ran­no a nien­te. Anche se non è uspi­ca­bi­le fer­mar­li poi­ché fanno so­prav­vi­ve­re l'in­du­stria dei paesi in que­stio­ne, bi­so­gna con­si­de­ra­re que­sta real­tà per i pro­get­ti fu­tu­ri. L'Ue non ha alcun in­te­res­se ad aver 17 pro­get­ti per co­strui­re droni o di­ver­si pro­gram­mi di ri­for­ni­men­to in volo (sa­reb­be già con­si­de­re­vo­le poi aver­ce­ne uno!). La stra­da è lunga, ma noi ab­bia­mo la for­tu­na di avere tempo. L'im­por­tan­te è di non farsi co­glie­re di sor­pre­sa, il mondo fa pro­gres­si, ed è giun­to il mo­men­to che la di­fe­sa eu­ro­pea fac­cia lo stes­so.

[1] Que­sta espres­sio­ne è tra vir­go­let­te per­ché ben­ché la guer­ra sia scom­par­sa dal ter­ri­to­rio eu­ro­peo, gli Stati non hanno smes­so di pren­de­re parte a dei con­flit­ti ar­ma­ti (Al­eria, guer­ra del Golfo, guer­ra dei Bal­ca­ni, Af­ga­nis­tan, Iraq…)

[2] " Ogni volta che la stra­da della co­stru­zio­ne eu­ro­pea si è tro­va­ta ostrui­ta da un osta­co­lo di so­vra­ni­tà, le na­zio­ni eu­ro­pee sono ri­cor­se al me­to­do del grup­po pio­nie­re. È stato il caso per la mo­ne­ta unica: l'eu­ro. È stato il caso per eli­mi­na­re le fron­tie­re in­ter­ne: Schen­gen" III, C, 170. Re­la­zio­ne di in­for­ma­zio­ne fatta per conto della com­mis­sio­ne degli af­fa­ri este­ri, della di­fe­sa e delle forze ar­ma­te per conto del grup­po di la­vo­ro: «Quel­le Eu­rope, pour quel­le dé­fense ? » Lu­glio 2013

[3] Le due po­ten­ze nu­clea­ri del­l'Eu­ro­pa.

[4] Con­si­de­ra che le "mi­nac­ce a sud, l'i­sla­mi­smo ra­di­ca­le non siano ve­ra­men­te un affar suo e che ad ogni modo gli Stati Uniti, la Fran­cia o il Regno Unito se ne oc­cu­pi­no, ognu­no nella sua area. I tedeschi si de­di­ca­no prin­ci­pal­men­te al­l'e­co­no­mia e nel momento in cui un eser­ci­to sarà ne­ces­sa­rio, avran­no an­co­ra un'in­du­stria che per­met­te­rà loro di ri­cor­re­re agli ar­ma­men­ti. E poi ar­ri­va­no circa 300 000 im­mi­gra­ti eu­ro­pei al­l'anno, per­ciò non rac­con­tia­mo­ci trop­po la sto­ria della de­mo­gra­fia te­de­sca". Esame della Com­mis­sio­ne della re­la­zio­ne di in­for­ma­zio­ne fatta per conto della com­mis­sio­ne degli af­fa­ri este­ri, della di­fe­sa e delle forze ar­ma­te per conto del grup­po di la­vo­ro: «Quel­le Eu­ro­pe, pour quel­le dé­fen­se ? » Lu­glio 2013.

[5] Le Forza Marittima Europea (Eu­ro­mar­for o EMF) è una forza marittima multinazionale, capace di condurre operazioni navali, aeronavali e sottomarine, in base alla missione assegnata.

[6] Il comando europeo del rasporto aereo (EATC - Eu­ro­pean Air Trans­port Com­mand) è stato inaugurato il 1 settembre 2010. Frutto di un progetto lanciato nel 1999 dall'accopiata franco-tedesca, questo comando con sede ad Eindhoven, nei Paesi Bassi, permetterà agli eserciti partecipanti (tedesco, belga, francese, olandese) di condividere i loro mezzi di trasporto aerei. Gli aerei dei diversi paesi risponderanno all'autorità dell’EATC, e non al loro comando nazionale. 

[7] I trattati di Londra o gli accordi di Lancaster House sono i due trattati militari firmati durante il vertice franco-tedesco di Londra, a Lancaster House, dal presidente francese Ni­co­las Sar­kozy e il primo ministro britannico David Ca­me­ron il 2 no­vembre 2010. Il primo riguarda "le installazioni radiografiche e idrodinamiche comuni" e lo sviluppo e l'utilizzo delle armi nucleari. Il secondo è una "cooperazione in materia di difesa e sicurezza" e si occupa del "ricorso e dell'uso delle forze armate", dei "trasferimenti di tecnologie" tra le due industrie dell'armamento, i programmi di acquisto di aarmamenti, gli scambi di informazioni.

[8] È interessante notare che la Danimarca partecipa a questi esercizi congiunti mentre ha deciso di non participare alla Politica europea di sicurezza e difesa (PESD) e non fa quindi parte dell' Agenzia europea per la difesa (AED).