Un Erasmus anche per il giornalismo europeo

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2008
Articolo pubblicato il 12 dicembre 2008
Giornalismo europeo ed elezioni europee a confronto: l’Europa, sentita come lontana, non desta interesse se non messa in relazione con il locale. Un dibattito tra donne giornaliste a spagnole a Cadice. Mentre le elezioni del giugno 2009 si avvicinano.

«Manca una cultura europea. Se noi giornalisti non siamo in grado di elaborare l'informazione con una prospettiva nazionale, diventa molto difficile creare un'opinione pubblica europea. Bisognerebbe istituire un progetto Erasmus per i giornalisti». È quanto dichiarato Marosa Montañés Duato, presidentessa della Asociación de Mujeres Periodistas del Mediterráneo (Associazione Donne Giornaliste del Mediterraneo) di Valencia, che con queste parole spiega l'attuale mancanza di interesse mediatico della Spagna nei confronti dell'Europa. A Cadice, l'8 novembre scorso, nel corso del primo incontro dell'Assemblea Nazionale delle giornaliste della Fape (una federazione che raggruppa varie associazioni di giornalisti spagnoli), il sentimento prevalente verso il vecchio continente era il pessimismo. Marosa Montañés non era l'unica giornalista ad essere scettica sulle elezioni europee del 2009 e sul ruolo che i media svolgeranno in quell'occasione. Paz Santana, giornalista di Canal Sur (emittente televisiva pubblica andalusa), sostiene che Bruxelles riesce a destare curiosità nei telespettatori solo quando si occupa di argomenti rilevanti per la popolazione locale, in questo caso quella andalusa, come la questione della fuoriuscita di combustibile dalle petroliere britanniche nello stretto di Gibilterra.

La prossima sfida: coinvolgere i cittadini

«Pertanto, la terapia da seguire sarebbe che sia Canal Sur che il pubblico, dessero la priorità o almeno un risalto maggiore, a questioni europee che toccano direttamente il cittadino comune, pur non avendo ancora co(Clara Fajardo)scienza di esso», prosegue la giornalista. Anche Ana Marín, che lavora per la stessa emittente nella redazione di Granada, accusa i media di non essere in grado di diffondere notizie, leggi, trattati, applicazioni di leggi approvate in Commissione o Parlamento europeo, rapportandole alla realtà della propria regione o località. Ancora, Ana Marín dice che il giornalismo europeo esiste, ma «che è molto lontano e non svolge alcuna funzione pratica». Secondo lei solo in occasione di provvedimenti rivolti alla soluzione di grandi questioni, come quella dell'ulivo nella parte est dell'Andalusia, ci si ricorda che «le sovvenzioni arrivano dall'Europa». Tutte le giornaliste interpellate da cafebabel.com riconoscono l'importanza di un'opinione pubblica europea: allo stesso modo tutte sottolineano che lo spazio ad essa concesso dai media è scarso. La colpa non è da imputare solo ai giornalisti: la responsabilità è in larga misura della direzione delle aziende di comunicazione. Tutte infatti "prevedono" che s'insisterà sull'importanza delle prossime elezioni europee, ma «meno di quello che si dovrebbe, poiché ancora una volta non si comprende quanto importante sia la presenza di Bruxelles persino nel remoto paesino di Alpujarra (isolata località montana di Granada)».

Un giornalismo europeo deludente

Montserrat Minobis i Puntenotet si dice delusa in modo particolare dal giornalismo europeo. La giornalista catalana ha fatto parte delle rete europea delle donne giornaliste, fondata nel 1992 con l'obiettivo di creare una rete di contatti tra professioniste per affrontare tematiche conflittuali da una prospettiva europea. Finché l'associazione ha ricevuto il sovvenzionamento dell'Unione europea: «tutto ha funzionato bene, quando questo è venuto meno, anche l'efficienza ne ha risentito». Montserrat fa anche parte dell'Istituto europeo del Mediterraneo di Barcellona, un ente che cerca di avvicinare le due sponde del Mediterraneo su temi come la pace, i conflitti, i doveri e i diritti di culture molto diverse. Molto critica sulle elezioni del 2009, delle quali dice «sono formulate male, le liste chiuse non ci permettono di conoscere i nostri rappresentanti all'Unione europea, danno una visione superficiale, non permettono l'approfondimento, tutti fattori che si ripercuotono negativamente sui media e sugli elettori». Forse è solo una questione di tempo e di priorità. Nel primo incontro dell'Assemblea delle Giornaliste della Fape sono stati affrontati temi come la figura della donna nei media, la disparità di salario tra professionisti uomini e donne tuttora esistente in Spagna, la differenza del 60% tra direttrici e redattrici a favore delle prime nei media audiovisivi, ecc. Una battaglia che in Spagna non è stata ancora vinta: chissà che la prossima tappa non sia l'Europa.