UN COMPLESSO MOSAICO VERDE: AMAZZONIA

Articolo pubblicato il 05 marzo 2014
Articolo pubblicato il 05 marzo 2014
Il Bacino delle Amazzoni riveste per l'ecologia terrestre un'importanza fondamentale.  Le piccole comunità e i gruppi indigeni legano ancora le loro economie di sussistenza allo sfruttamento della foresta e dei corsi d'acqua vicini.  Ma uno dei più grandi problemi che affliggono questo territorio è proprio quello dell'inquinamento delle risorse idriche

Minha terra tem pal­mei­ras, onde canta o Sabiá;  As aves, que aqui go­r­jeiam, não go­r­jeiam como lá. Nosso céu tem mais estre­las, nos­sas várzeas têm mais flo­res, nos­sos bo­sques têm mais vida, nossa vida mais amo­res. (GONÇALVES D. A.)  La mia terra ha la pal­mie­ra d’on­de canta il sabià; Tril­la­no anche qua gli uc­cel­li, ma il gor­gheg­gio è un altro là. Ha più stel­le il no­stro cielo, i ver­zie­ri hanno più fiori, c’è più vita ai no­stri bo­schi, vita trova là più amori.(Trad. G. Un­ga­ret­ti)

Uno sguar­do al­l’o­riz­zon­te e l’oc­chio cat­tu­ra le bel­lez­ze na­tu­ra­li di un luogo dif­fi­ci­le da de­scri­ve­re a pa­ro­le. I co­lo­ri sono vi­va­ci e caldi, la so­li­tu­di­ne non ha spa­zio. La sen­sa­zio­ne è di es­se­re ca­pi­ta­ti nel­l’a­re­na di un am­phi­thea­trum ro­ma­no. Ma qui le strut­tu­re di marmo non ci sono, i pi­la­stri mae­sto­si so­sti­tui­ti da ro­bu­sti tron­chi e la pla­tea è na­sco­sta e si­len­zio­sa. Gli spet­ta­to­ri sono abili os­ser­va­to­ri e ascol­ta­to­ri, men­tre l’a­re­na sab­bio­sa si tra­mu­ta nel Rio Amaz­zo­ni­co. 

L’A­maz­zo­nia è con­si­de­ra­ta uno dei più gran­di ser­ba­toi di acqua dolce al mondo. Se­con­do un’a­na­li­si a scala mon­dia­le, l’ac­qua dolce pre­sen­te nel ba­ci­no amaz­zo­ni­co (che com­pren­de Bra­si­le, Ecua­dor, Ve­ne­zue­la, Su­ri­na­me, Co­lom­bia, Perù, Bo­li­via e Guya­na) rap­pre­sen­ta il 20% di tutta l’ac­qua di­spo­ni­bi­le sulla terra. In que­st’am­bi­to il Bra­si­le si col­lo­ca in una po­si­zio­ne pri­vi­le­gia­ta ri­spet­to ad altri Stati: circa l’80% della di­spo­ni­bi­li­tà idri­ca bra­si­lia­na è con­cen­tra­ta nel ba­ci­no idro­gra­fi­co amaz­zo­ni­co.

Una zona que­sta co­no­sciu­ta so­prat­tut­to per la sua bio­di­ver­si­tà. Una lunga di­ste­sa d’ac­qua che at­tra­ver­sa Stati e Paesi. Na­vi­ga­re lungo il fiume amaz­zo­ni­co si­gni­fi­ca espor­si agli sguar­di cu­rio­si delle varie spe­cie di ani­ma­li oltre che a sva­ria­ti pe­ri­co­li e osta­co­li della na­tu­ra. Vi­si­tan­do una pic­co­la por­zio­ne dello spa­zio Amaz­zo­ni­co si co­glie la di­men­sio­ne di un ter­ri­to­rio tanto ampio quan­to denso. La bio­di­ver­si­tà, il me­tic­cia­to si pa­le­sa­no:  uno sguar­do al viso delle po­po­la­zio­ni lo­ca­li ne è la prova. L’A­maz­zo­nia ha in­te­gra­to nel pro­prio am­bien­te mi­gran­ti di tutto il mondo: in­dia­ni, arabi, por­to­ghe­si, spa­gno­li, olan­de­si, ame­ri­ca­ni, giap­po­ne­si, ci­ne­si. 

UN MONDO PURO, MA SOLO IN AP­PA­REN­ZA

La dif­fi­ci­le im­pre­sa di rag­giun­ge­re i vil­lag­gi e var­ca­re i con­fi­ni della città si rea­liz­za quan­do si de­ci­de di vi­si­ta­re i luo­ghi con­si­de­ra­ti di­stan­ti.  Le bel­lez­ze na­tu­ra­li non man­ca­no ma ciò che ci stu­pi­sce è la sco­per­ta di un mondo solo ap­pa­ren­te­men­te in­con­ta­mi­na­to. 

Il tra­mon­to si av­vi­ci­na. Pap­pa­gal­li e scim­mie sem­bra­no an­nun­cia­re l’ar­ri­vo della Luna e la par­ten­za del sole. Siamo riu­sci­ti a pe­ne­tra­re nelle vene della fo­re­sta, lon­ta­ni dalla città, fi­si­ca­men­te iso­la­ti dal mondo me­tro­po­li­ta­no e cao­ti­co. Il no­stro unico tra­spor­to è una canoa mo­to­riz­za­ta, anche se il mo­to­re non sem­bra è af­fi­da­bi­le. Stu­pi­sce la di­me­sti­chez­za e abi­li­tà con cui adul­ti, bam­bi­ni e an­zia­ni gui­da­no nelle acque dif­fi­ci­li di una fo­re­sta inon­da­ta, schi­van­do con­ti­nua­men­te tron­chi in pu­tre­fa­zio­ne, pic­co­li e gran­di. Dopo qual­che ora di na­vi­ga­zio­ne, ab­bia­mo rag­giun­to una delle tante iso­let­te crea­ta­si in con­se­guen­za al­l’i­non­da­zio­ne ar­ti­fi­cia­le cau­sa­ta dalla co­stru­zio­ne della Diga di Bal­bi­na. 

Len­ta­men­te si fa buio, la no­stra unica fonte di luce è la luna, cir­con­da­ta da un’il­li­mi­ta­ta quan­ti­tà di stel­le, mai viste prima. Dif­fi­ci­le rac­con­ta­re l’ar­mo­nia della na­tu­ra e il suo sin­cro­ni­smo. Non ci sono pa­re­ti nella no­stra ca­pan­na, ma la ve­ge­ta­zio­ne così densa e rav­vi­ci­na­ta co­strui­sce un enor­me muro verde. Una casa di tutti, dove l’as­sen­za di li­mi­ta­zio­ni in­vi­ta e ac­co­glie chiun­que cer­chi ri­fu­gio. Carne bian­ca, pesce fre­sco di fiume, anzi fre­schis­si­mo. Bi­so­gna am­met­te­re che i pi­ra­n­ha frit­ti con riso bian­co hanno un buon sa­po­re. Ci co­ri­chia­mo nelle no­stre ama­che e il si­len­zio at­tor­no è ab­ba­stan­za in­ti­mi­da­to­rio. É già notte fonda ma non man­ca­no vi­si­te, dal rospo cor­pu­len­to di un co­lo­re verde luc­ci­can­te, alla pe­ri­co­lo­sa si­gno­ra ta­ran­to­la, che non ha scru­po­li nel vo­ler­si ri­fu­gia­re nelle ama­che di na­sco­sto. Sono le quat­tro di notte e la piog­gia è con­ti­nua, raf­fred­da le tem­pe­ra­tu­re. 

Il si­len­zio della fo­re­sta spa­ven­ta più dei ru­mo­ri. Con gli occhi dello stra­nie­ro e il san­gue del na­ti­vo, os­ser­vo at­ten­ta­men­te ciò che mi cir­con­da. 

UNA FONTE DI VITA, NON AC­CES­SI­BI­LE A TUTTI

Le acque della conca Amaz­zo­ni­ca at­tra­ver­sa­no Stati, fo­re­ste, vil­lag­gi e paesi. Co­sti­tui­sce la ca­rat­te­ri­sti­ca fon­da­men­ta­le di que­ste re­gio­ni fino a tra­sfor­mar­si in un ele­men­to cul­tu­ra­le, ra­di­ca­to nella vita di tutti quel­li coin­vol­ti nel pro­ces­so di mo­di­fi­ca strut­tu­ra­le del­l’A­maz­zo­nia. Tut­ta­via, l’ac­qua non è ben ri­par­ti­ta fra gli Stati che ap­par­ten­go­no al ba­ci­no idro­gra­fi­co amaz­zo­ni­co, tanto da non riu­sci­re a sod­di­sfa­re nem­me­no il fab­bi­so­gno di tutta la po­po­la­zio­ne lo­ca­le. Nel bi­lan­cio idri­co emer­go­no al­cu­ne zone con pro­ble­mi di ac­ces­so al­l’ac­qua sia in ter­mi­ni quan­ti­ta­ti­vi che qua­li­ta­ti­vi. Tra le cause prin­ci­pa­li c’è la pres­sio­ne de­mo­gra­fi­ca che di­strug­ge gli eco­si­ste­mi più fra­gi­li pro­du­cen­do de­fo­re­sta­zio­ne, per­di­ta della ve­ge­ta­zio­ne na­tu­ra­le, in­qui­na­men­to delle acque, , senza di­men­ti­ca­re la co­stru­zio­ne delle gran­di dighe per la pro­du­zio­ne di ener­gia elet­tri­ca. Il Bra­si­le è uno dei prin­ci­pa­li paesi pro­dut­to­ri di ener­gia idroe­let­tri­ca: i prin­ci­pa­li im­pian­ti si tro­va­no in pros­si­mi­tà dei ba­ci­ni di Ama­zo­nas, São Fran­ci­sco e Paraná. 

La co­stru­zio­ne della diga di Bal­bi­na, nel ba­ci­no idro­gra­fi­co amaz­zo­ni­co, rap­pre­sen­ta l’e­sem­pio di ca­ta­stro­fe am­bien­ta­le che con­ti­nua a dan­neg­gia­re fauna, flora e aria. Que­st’o­pe­ra ha cau­sa­to l’i­non­da­zio­ne di varie aree della fo­re­sta, ormai. La ve­ge­ta­zio­ne som­mer­sa e in pu­tre­fa­zio­ne si è tra­sfor­ma­ta nella più dan­no­sa fonte di gas serra(so­prat­tut­to il me­ta­no), così morte e vita duel­la­no sullo stes­so ter­re­no. Di­slo­ca­men­to delle po­po­la­zio­ni in­di­ge­ne, som­mer­sio­ne di ri­ser­ve am­bien­ta­li, estin­zio­ni di spe­cie ve­ge­ta­le e ani­ma­li mai ca­ta­lo­ga­te, rot­tu­ra nel ciclo na­tu­ra­le di ri­pro­du­zio­ne sia della fauna sia della flora: tutto sem­bra far parte di un pro­get­to mi­ra­to ad una di­mi­nu­zio­ne della bio­di­ver­si­tà. 

Non man­ca­no le pro­te­ste con­tro que­sta cen­tra­le idroe­let­tri­ca, mo­ti­va­te dal fatto che que­sta abbia cau­sa­to un forte im­pat­to am­bien­ta­le, per pro­dur­re di con­tro una scar­sa quan­ti­tà di ener­gia elet­tri­ca ad un ele­va­to costo di pro­du­zio­ne, ren­den­do se­con­do le as­so­cia­zio­ni, la cen­tra­le di Bal­bi­na molto dan­no­sa e poco ef­fi­ca­ce.

Bi­so­gna ri­co­no­sce­re che il Bra­si­le ha co­mun­que fatto passi im­por­tan­ti ri­guar­do al ri­spet­to per l’am­bien­te, ma oc­cor­re una mag­gio­re sen­si­bi­li­tà e at­ten­zio­ne nei con­fron­ti della sal­va­guar­dia del com­ples­so ter­ri­to­rio del mo­sai­co amaz­zo­ni­co, da parte della co­mu­ni­tà in­ter­na­zio­na­le. Pur­trop­po il caso Bal­bi­na di­mo­stra di es­se­re con­se­guen­za di un si­ste­ma eco­no­mi­co che non bada alle ne­ces­si­tà au­toc­to­ne e allo stes­so tempo esem­pio di una ca­ren­za am­mi­ni­stra­ti­va nella tu­te­la delle ri­sor­se idri­che

La spe­cie umana di­pen­de dalle fo­re­ste spar­se per il mondo per ga­ran­ti­re la pro­pria so­prav­vi­ven­za e noi, Homo sa­piens,  siamo re­spon­sa­bi­li per la tu­te­la del­l’am­bien­te e per­si­no di que­gli spazi che si tro­va­no lon­ta­ni dai no­stri occhi. Sfor­tu­na­ta­men­te, l’A­maz­zo­nia, il cuore verde del mondo, ogni gior­no ral­len­ta il suo bat­ti­to a causa di azio­ni quo­ti­dia­ne che dan­neg­gia­no la flora e la fauna di quei posti che sem­bra­no piut­to­sto lon­ta­ni, ma che in real­tà sono a stret­to con­tat­to con tutti. La fo­re­sta più am­bi­ta al mondo sem­bra quasi im­mor­ta­le per cui ci il­lu­dia­mo che le sue ri­sor­se na­tu­ra­li siano il­li­mi­ta­te. Ma que­sta ap­pun­to è solo un’il­lu­sio­ne.