Un assaggio dell'esperienza di due volontarie europee macedoni

Articolo pubblicato il 02 aprile 2014
Articolo pubblicato il 02 aprile 2014

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Il Servizio Volontario Europeo rappresenta una delle tante azioni portate avanti dal programma Youth in Action (Gioventù in azione) e finanziate dall' Unione Europea. Ha lo scopo di potenziare le capacità ed aumentare l'esperienza e la partecipazione dei giovani ai progetti di sviluppo comunitari.

Foto di Bla­gi­ca Gjor­gi­je­v­ska

Intervista condotta da Ta­ma­ra Mi­le­tic 

Il servizio Volontario Europeo rappresenta una delle tante azioni portate avanti dal programma Youth in Actio (Gioventù in azione) e finanziate dall' Unione Europea. Ha lo scopo di potenziare le capacità ed aumentare l'esperienza e la partecipazione dei giovani ai progetti di sviluppo comunitari. Sin dal 2009, Mla­diin­fo è una organizzazione che manda e ospita giovani in tutta Europa, dando loro la fantastica opportunità di esplorare il mondo e conoscere nuove culture e nuova gente. Ad ora, abbiamo ospitato più di 15 volontari che venivano dalla Slovacchia, Polonia, Portogallo, Spagna, Belgio, Olanda, Croazia, i quali ci hanno aiutato a portare avanti le noste attività e il nostro lavoro. Abbiamo, inoltre, dato la possibilità a più di 35 macedoni che volevano accresce la loro esperienza personale, di vivere in un nuovo ambiente e di realizzare le loro idee. Alcuni di loro sono ancora nel bel mezzo del loro servizio e a questi abbiamo chiesto di condividere con noi le loro impressioni e di riflettere su come il loro volontariato abbia influenzato la loro percezione futura di vita, cultura, lavoro e visione della realtà e della loro opinione sulle società europee. 

Bla­gi­ca Gjor­gi­je­v­ska e Ana Pe­tru­se­v­ska stanno partecipando a due progetti diversi in Italia e Slovacchia. Bla­gi­ca è una volontaria presso la ONG UILDM Se­zio­ne La­zia­le a Roma, la quale si prende cura di migliaia di persone affette da patologie neurologiche e neuromusculari. Mentre Ana sta partecipando, in Slo­va­cchia, al lavoro della ICM Kru­pi­na, un centro che fornisce supporto e informazioni su diversi servizi ai giovani del posto. Entrambi i progetti, malgrado diversi tra loro, hanno cambiato la vita delle nostre volontarie.

1. Quale è stato il motivo che ti ha spinto a partecipare al Servizio Volontario Europeo?

Bla­gi­ca: Sono sempre stata interessata ai programmi di volontariato internazionale perchè volevo capire come funziona il volontariato al di fuori del mio paese. Ero attratta dalle diverse culture e dai diversi stili di vita.  Sapevo che prendere parte a una esperienza con lo SVE sarebbe stata una sfida, specie perchè non avevo viaggiato un granché fino ad allora, ma io amo le sfide e perciò ho deciso di fare questo grande passo e mettermi alla prova.

Ana: Prendere parte allo SVE per me significa fare un' esperienza completamente nuova nel campo dell' educazione. Il mio progetto prevede che io lavori con bambini e ragazzi e fino ad ora sono molto soddisfatta delle mie attività. Inoltre volevo imparare una nuova lingua e il modo migliore per farlo è vivere all'estero.

2. Cosa puoi dirci della tua esperienza di volontaria? Di cosa ti occupi di preciso all'interno della tua organizzazione ospitante?

Bla­gi­ca: Dal momento in cui ho realizzato che l' organizzazione di cui avrei fatto parte si occupa di aiutare le persone affette da distrofia muscolare, ho sentito la responsabilità del mio ruolo e del mio contributo personale alla UILDM Lazio. Questa è stata per me una motivazione ancora maggiore a partecipare a questa esperienza. All' interno dell' organizzazione ognuno ha un posto ed un compito ben preciso da svolgere. Ognuno, qui, svolge il proprio lavoro con dedizione, rispetto, energia positiva e, soprattutto, con il suporto di volontari SVE provenienti da diversi paesi e culture. Come volontaria, io visito le persone disabili nelle loro case e le aiuto nelle loro attività quotidiane o nel tempo libero; visito monumenti e musei, vado al cinema o semplicemente passeggio insieme a loro. Un altro dei miei compiti è aiutare queste persone ad essere più autonome, a socializzare ed integrarsi maggiormente nella società italiana, di modo che possano sentirsi liberi e non dipendere dall' aiuto di genitori o infermieri.

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