UE vs USA, sfida da 8,2 bilioni di euro

Articolo pubblicato il 19 settembre 2012
Articolo pubblicato il 19 settembre 2012
Anche gli Stati Uniti stanno attraversando una grave crisi del debito pubblico: l'Unione europea può trarre una lezione dall'esperienza statunitense? Ecco la prima parte dei nostri studi d'oltreoceano riguardo la crisi.

I mercati finanziari sono impazziti, i titoli pubblici di numerosi stati sono sotto pressione, gli interessi salgono e i dirigenti dell'UE si sono riuniti per trovare una via d'uscita da questa situazione critica. Gli stati in crisi premono per la responsabilità comune, o almeno per ottenere degli aiuti dai loro partner europei con un'economia più solida. Questi ultimi si oppongono: perché proprio loro, che negli ultimi 10 anni hanno ridotto in modo considerevole la loro montagna di debit,i grazie a una politica economica responsabile, dovrebbero garantire per gli stati membri indebitati?

Ora i vertici dell'Ue riuniti devono presentare un rapporto sull'affidabilità creditizia dell'Unione e degli Stati membri. Quella che sembra una formula secca e tecnica, contiene però delle proposte esplosive: l'UE dovrebbe accollarsi tutti i debiti degli Stati ed emettere titoli pubblici garantiti da questi ultimi. Nessuno escluso. Il ministro delle Finanze in carica sostiene che è in gioco il prestigio dell'Ue e di tutti i suoi membri, se non si trova in fretta una soluzione a lungo termine che ispiri fiducia e che risolva il problema del debito. Il dibattito è acceso.

2012: anno della crisi europea?

Niente affatto! Questi avvenimenti ci riportano indietro nel tempo, fino al 1790 a New York: all'epoca i parlamentari si riunivano al primo Congresso degli Stati Uniti d'America. Si discuteva del ruolo dello Stato centrale e della divisione dei poteri tra questo e i singoli stati federali, oltre che dei compiti della Banca centrale. Una delle questioni di maggiore importanza, e allo stesso tempo una delle più complesse, riguardava tuttavia il modo in cui la giovane Unione avrebbe dovuto risolvere il problema dei gravosi debiti derivati dalla Guerra d'indipendenza. Il ministro dell'economia Alexander Hamilton presentò un piano coraggioso, che alla fine fu messo in pratica dopo intense trattative politiche.

L'Europa attuale si trova di fronte a uno scenario incredibilmente simile. A cosa serve questo confronto con gli Stati Uniti lungo i secoli? La Costituzione americana è entrata in vigore nel 1789, ma all'epoca lo Stato federale non disponeva ancora di nessuna entrata, dipendeva completamente dai contributi dei singoli stati.

Oggi accade la stessa cosa nell'Unione Europea, finanziata prevalentemente dai contributi degli stati membri. Oltre a questi, le spettano anche le entrate derivate dai dazi doganali, che cominciarono a essere versati anche al Congresso statunitense alcuni anni dopo l'entrata in vigore della Costituzione. L'Unione Europea, al contrario, non ha il diritto di riscuotere le tasse in modo autonomo, una funzione essenziale per il ruolo del Parlamento e che era già da lungo tempo competenza del Congresso statunitense.

Ritorno in America

Negli anni che seguirono la Guerra d'indipendenza alcuni Stati, soprattutto nel sud degli Stati Uniti, avevano ampiamente estinto il proprio debito e vivevano del commercio di cotone. Altri Stati, in prevalenza nel nord del paese, avevano rimandato il pagamento del debito, cosicché la situazione diventò di anno in anno più precaria finendo per gravare sempre di più sull'economia dell'intera Unione.

Lo stesso avviene in Europa in un altro contesto, solo che qui gli stati del nord sono più stabili sotto il profilo politico-economico e più competitivi, mentre gli stati del sud combattono contro una montagna di debiti e una forza economica in calo.

Nel 1790 gli Stati con un'economia più responsabile, come c’era da aspettarsi, si opposero strenuamente alla condivisione del debito. Tuttavia, anche le motivazioni dei suoi sostenitori avevano il loro peso. La posta in gioco era la stabilità del dollaro, la credibilità finanziaria della giovane repubblica e il suo futuro sviluppo economico.

"L'insicurezza è un veleno per l'economia, e gli europei stanno imparando, ancora una volta, questa lezione"

Nell'Europa attuale, gli Stati economicamente più solidi si oppongono a qualsiasi forma di condivisione del debito pubblico. Allo stesso tempo, la titubanza e l'indecisione compromettono seriamente la possibilità di trovare la soluzione di cui l'Unione Europea ha urgentemente bisogno: la fiducia nella stabilità della zona euro, la solvibilità degli stati membri, la loro coesione e la crescita economica. L'insicurezza è un veleno per l'economia, e gli europei stanno imparando, ancora una volta, questa lezione. Se si riuscirà a trovare una soluzione a questo dilemma, resterà una domanda da 8,2 bilioni di euro, l'esatto ammontare del debito pubblico degli Stati membri all'inizio del 2012. Alla fine del XVIII secolo negli Stati Uniti la discussione sul debito pubblico era legata a una serie di altre questioni di primaria importanza, questioni che anche l'Europa deve affrontare in questo momento. Come reagire all'inosservanza delle regole, quale potere spetta allo Stato centrale, come armonizzare la politica economica? Chi garantisce per il sistema finanziario, la linfa vitale dell'economia moderna, se la situazione si aggrava?

Dagli eurobonds all'eurobonding?

Non mancano né proposte né modelli: eurobonds, eurobills, fondi per l'estinzione del debito, EFSF, MES, acquisto di obbligazioni della BCE, LTRO, unione bancaria, unione fiscale. La crisi europea del debito pubblico ha causato addirittura un'esplosione di idee e concetti complessi, che spesso rendono la comprensione della crisi un esercizio di crittologia (la scienza delle scritture nascoste, ndt). A che cosa servono però tutte queste proposte, e che probabilità hanno di concretizzarsi? E cosa è avvenuto nel passato negli Stati Uniti, come funziona oggi l'America?

Leggete la prossima settimana la seconda parte della nostra serie sulla crisi UE vs USA, in cui analizzeremo diversi Stati europei e Stati federali statunitensi, tra differenze e sorprendenti somiglianze.

Immagine di  ©Adrien Lecoärer/http://plcrr.com/; Video (cc)efs120/YouTube