UE e Russia ancora ai ferri corti

Articolo pubblicato il 02 dicembre 2004
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Articolo pubblicato il 02 dicembre 2004

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Il tanto atteso vertice tra Russia ed Unione Europea si è finalmente tenuto la settimana scorsa all'Aia. Ma in un clima di tensione. Non certo alleviato dalla crisi delle presidenziali (truccate) in Ucraina.

Il presidente Putin aveva minacciato di boicottare il quattordicesimo summit UE-Russia dopo ch’era divenuto piuttosto chiaro il fatto che si profilava una possibilità ben remota che un Accordo di Associazione e di Cooperazione – un patto di ampio respiro che delinea ‘quattro spazi’ comuni tra UE e Russia (economia, sicurezza nazionale ed estera, diritti umani) – venisse adottato. Il summit era stato persino rimandato, apparentemente a causa di incomprensioni con la nuova Commissione Barroso. Quando tutto finalmente si è sistemato, si è giunti ad un accordo solamente sui primi due ‘spazi’.

I problemi relativi al summit sono sintomatici dello stato di avanzato deterioramento nei rapporti UE–Russia, a cui un altro colpo è stato inferto dalla crisi elettorale in Ucraina, il loro comune vicino. Mentre Putin si è affrettato a congratularsi con Viktor Yanukovich, il candidato del regime, la Ue ha dichiarato che i risultati delle elezioni sono stati “edulcorati” dalle autorità ucraine per prevenire la vittoria di Viktor Yushenko, il candidato pro-europeo. Come illustra il batti e ribatti sull’Ucraina, diritti umani e sicurezza regionale restano note dolenti, mentre la paura da parte russa di perdere influenza nel suo ex-cortile di casa nasconde il fine principale del vertice: stringere i legami che legano la Russia alla Ue.

Russofobia o critiche positive?

E’ vero, i legami economici comuni sono ben saldi: la Ue riceve più del 50% delle esportazioni made in Russia, ed è estremamente dipendente dal gas e dal petrolio in provenienza da Mosca. Su di un piano politico invece, le cose si fanno meno amichevoli. La Ue teme che alcune pratiche russe, come le riforme politiche antidemocratiche che Putin ha annunciato in seguito all'assedio di Beslan “mini i valori universali ed europei”, come un dossier politico della Commissione ha messo ben in mostra agli inizi di quest'anno. Con l’allargamento della Ue, l’insofferenza dell’Unione si è accentuata a causa delle reticenze della Polonia e degli stati Baltici nei confronti di Mosca. Dal canto suo, la Russia è assai scontenta del trattamento riservato alle minoranze russofone in quei paesi e della relativa “russofobia” che aleggia a Bruxelles. Putin è dispiaciuto anche da alcuni commenti dei leader europei sugli affari interni russi, come mostrato recentemente alchè il ministro degli esteri olandese, Ben Bot, ha accusato le autorità di aver combinato soltanto caos a Beslan.

L’Ucraina divide la Ue

Gli atteggiamenti verso l'Ucraina, poi, riflettono una divisione interna in seno all'Unione, una divisione ch’è divenuta più evidente dopo l’allargamento. I polacchi per esempio, stanno facendo parecchie pressioni per una “special relationship” con l'Ucraina (e più in là con la Bielorussia), in modo che presto tutto ciò porti ad un’adesione del paese nella Ue. La loro posizione è che, tanto più questi paesi verranno lasciati fuori, tanto maggiore sarà la possibilità che vadano completamente perduti nell’autoritaria morsa russa. D’altronde, i paesi UE meno vicini geograficamente all'Ucraina sembrano preoccuparsi più per i loro rapporti bilaterali con la Russia. E non vedono di buon occhio l’ingresso nella Ue di un altro grande paese povero. Nonostante gli sforzi polacchi, non v’è unanimità di vedute sulla concessione all’Ucraina di una data per l’avvio dei negoziati di adesione. Questa divisione interna alla Ue, rinforzata dai malumori economici e da una PESC a dir poco pietosa, fortifica diplomaticamente Putin.

Come conseguenza, i leader russi si trovano in una posizione piuttosto comoda per fare il gioco duro. Pretendono dunque di esser presi seriamente in considerazione, e si preoccupano di curare più le rendite commerciali e diplomatiche che non i rapporti di amicizia e di buon vicinato. La ratifica da parte della Russia del trattato di Kyoto sui mutamenti climatici è venuto solo dopo il sostegno della Ue per l’ingresso della Russia nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, ed altri vantaggi economici le sono stati assicurati. La stessa ostinazione sugli "spazi comuni" ha minato il vertice della scorsa settimana, che ha fallito il tentativo di giungere ad un accordo soddisfacente. Se l'amor proprio della Russia è ferito da una presenza occidentale sempre più accentuata in Ucraina, è assai probabile che la protezione della propria sfera d’influenza sia, in futuro, ancora più forte.