Ue: botta e risposta con i cittadini

Articolo pubblicato il 27 novembre 2013
Articolo pubblicato il 27 novembre 2013

I dialoghi pubblici con i cittadini lanciati da Viviane Reding finiranno a febbraio. Il Commissario europeo si augura che questo esercizio abbia stimolato l'interesse nelle istituzioni europee in vista delle elezioni parlamentari del maggio 2014. Non tutti sono d'accordo.

In questo pomeriggio inoltrato del 14 Novembre, a Marsiglia, fa freddo, molto freddo. 200 persone sono però in fila davanti al Docks des Suds, una sala concerti a sud della città. "Siamo venuti a vedere Viviane Reading!", esclama Geneviève Bonset-Doutée, una residente del posto. "È una buona occasione per porre delle domande che ci interessano, come la preparazione delle elezioni europee, o la designazione del futuro presidente della Commissione", aggiunge Annie Giraud-Héraud.

Per 2 ore e mezza, il Commissario europeo per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, accompagnata dal ministro della Giustizia francese, Christiane Taubira, ha risposto direttamente alle domande dei cittadini: "Chi è responsabile delle politiche di austerità nella Commissione europea? Come mai i responsabili della crisi non sono in prigione? Che cosa fa l'Ue contro il dirottamento degli aiuti umanitari in Africa?".

"UN BUON ESERCIZIO DI COMUNICAZIONE"

Questo non era il primo dibattito, anzi. È la 37esima volta, dal settembre 2012, che il Commissario si reca in una città dell'Unione europea per discutere con i cittadini. Questi dibattiti, organizzati in occasione dell'anno europeo dei cittadini, hanno l'obiettivo di dare direttamente la parola agli europei.

Gli esperti divergono però quanto all'utilità di tali dialoghi. "Ci sono poche probabilità che quest'esercizio sia sufficiente per ridare legittimità politica all'Unione europea, o a conferire un vero sentimento di cittadinanza ai cittadini", ritiene François Foret, docente di Scienze Politiche presso la Facoltà di studi europei a Bruxelles. A suo avviso, il fatto che questi dibattiti permettano solo di interrogare il Commissario li rendono "piuttosto un buon esercizio di comunicazione".

Il Movimento Europeo apprezza il gesto, ma rimpiange il fatto che questi dialoghi non siano stati più regolari: "Sarebbero anche potuti essere estesi all'insieme dei commissari. I cittadini hanno il bisogno di esprimersi su numerosi temi che riguardano la loro vita quotidiana", insiste Yannick Hoppe, vicepresidente della sezione francese.

Pascale Joannin, direttrice generale della Fondazione Robert Schuman, sottolinea l'aspetto positivo: "È un'ottima iniziativa! Spesso si accusano le istituzioni europee di essere lontane dai cittadini: con questi dialoghi, si dimostrano più vicine alle persone comuni e aperte al dialogo". Lui quindi spera in altri dibattiti, con altri membri della Commissione europea.

Sfortunatamente, il momento dei dibattiti è agli sgoccioli. Ne sono previsti ancora 8, fino a marzo. Alla fine dell'inverno si tireranno le somme delle opinioni raccolte durante questi incontri per farne un riassunto ai responsabili politici europei in vista delle elezioni di maggio 2014. "Abbiamo fatto il nostro lavoro: ora sta ai politici fare il loro", afferma Viviane Reading, che conclude: "Credo che questi dibattiti avranno un seguito, anche se sotto un'altra forma: abbiamo messo in moto un processo che non può più essere fermato".