Ucraina: se si stinge la Rivoluzione arancione

Articolo pubblicato il 23 settembre 2005
Articolo pubblicato il 23 settembre 2005

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Il siluramento del Primo Ministro Timoshenko da parte del Presidente Yushchenko segna la fine della coppia d’oro che guidò la Rivoluzione alla vittoria. Le querelle politicanti pregiudicano il riavvicinamento del Paese con l’Occidente?

Il siluramento di Yulia Timoshenko, considerata in Europa come l'artefice della Rivoluzione arancione, è in linea con le dimissioni del capo del Consiglio di Sicurezza e di Difesa Petro Poroshenko, e del vicepremier Mykola Tomenko. E’ l’espressione di quella bicefalia che ha caratterizzato l’esecutivo sin dalla sua nascita nell’inverno 2004.

Napoleone descriveva le rivoluzioni come circoli viziosi: «cominciano con un eccesso per poi resto ritornarvi», sosteneva. Forse non siamo ancora giunti all’ultima puntata dell’intrigante romanzo in cui vive sommersa l’Ucraina da quando la Rivoluzione arancione del 2004 ha mandato al potere a Viktor Yushchenko. Eppure in molti già vedono nell'entusiasmo di quel vellutato inverno, un autentico Saturno che comincia a divorare i propri figli trasformandoli in vittime degli stessi mali contro i quali lottarono.

La principessa del gas ed il re del cioccolato

Bisognerebbe iniziare con lo spiegare l’esistenza di un marchio di fabbrica della Suprema Rada, il Parlamento ucraino: l'influenza di un'oligarchia che non solo finanzia determinati gruppi, ma che possiede persino dei partiti. Si tratta proprio di quella consistente lotta tra clan che esisteva già durante l'era del dittatore Leonid Kuchma, poi destituito dalla Rivoluzione arancione. E che ora ha portato alla caduta del governo Timoshenko dopo soli sette mesi di vita.

Sia la Timoshenko che Poroshenko provengono da quell'oligarchia. La Timoshenko, che la stampa occidentale elevò ad eroina politica, è conosciuta nel suo paese anche come "la principessa del gas". Favorita dall'ex primo ministro Lazarenko, che attualmente sconta una condanna a San Francisco per riciclaggio di denaro sporco, Yulia Timoshenko è stata alla guida della compagnia energetica United Energy System of Ukraine dal ’95 al ’97 e ha fondando di lì a poco, nel 1999, il proprio partito Baktivshina, (Madre Patria). Quanto a lui, Poroshenko, conosciuto come "il re del cioccolato" per la sua industria dolciaria, collaborò al finanziamento e alla propaganda della Rivoluzione attraverso il proprio canale televisivo. Lo stesso Yushchenko era il responsabile della Banca Centrale negli anni Novanta. Dettagli appena accennati dalla stampa occidentale nelle settimane in cui si produsse il cambiamento al governo e che tuttavia quella orientale, specialmente la stampa russa, non tardò a ricordare.

Nell'epicentro della crisi si trovano anche i falliti tentativi del governo di riprendersi il controllo delle imprese privatizzate da Kuchma. Un fallimento facile da capire data la complessità delle reti che caratterizzano le sfere di potere politico ed economico nell’ex repubblica sovietica.

Una crisi con conseguenze esterne

Gli analisti concordano sul fatto che la crisi è il risultato della tornata elettorale prevista nel marzo del 2006, nella quale sia la Timoshenko che Yushchenko hanno già annunciato che correranno in una squadra distinta. Nel frattempo si fanno insistenti le voci secondo le quali alcuni deputati del partito di Yushchenko si presenteranno nella lista dell'ex primo ministro. Tra le diverse interpretazioni offerte dai media dell’Est europeo si sottolinea, oltre alla dubbia capacità di Yushchenko di prendere le redini del governo di fronte all’attivismo dell’ex ‘pasionaria’, la volontà dei due protagonisti di separarsi di comune accordo. Yushchenko, per salvare la faccia davanti al crescente alone di corruzione che avvolge il suo progetto; la Timoshenko , per cominciare il suo percorso verso la Presidenza.

L'appuntamento con le urne sarà un'autentica prova di maturità per il Paese, da cui dipenderà il suo futuro sia sul piano interno, che come candidato all’adesione alla Ue e alla Nato. L'Unione europea non ha mai nascosto le proprie simpatie per il progetto di Yushchenko rispetto a Viktor Yanukovich, il candidato sostenuto dal Presidente russo Vladimir Putin nelle ultime presidenziali. Per la Ue e per il resto dell’ Occidente, il processo politico riformista ucraino doveva essere un esempio per la Russia, mentre al Cremlino si doveva assistere rassegnati alla definitiva perdita d’influenza in un territorio che faceva parte dell’"impero" dal XVII secolo. All'orizzonte, la possibile integrazione dell’Ucraina nella Ue che richiede una consolidata stabilità, politica ed economica. Ma, per il momento, perfino Bush ha sottolineato che l'ampliamento della Nato verso Ucraina e paesi balcanici – fatto che sposterebbe le frontiere dell'Alleanza alle porte della Russia – deve attendere almeno fino al 2008. Ma l’appuntamento è già fissato per il 2006.