Ucraina: elezioni, the day after

Articolo pubblicato il 28 marzo 2006
Articolo pubblicato il 28 marzo 2006

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Dopo le elezioni del 27 marzo lo sconfitto ex presidente Yushenko dovrà scegliere se coalizzarsi con Julia Timoshenko.

L’umore, in Ucraina, è oggi molto diverso rispetto all’ondata di ottimismo che l’aveva investita durante la rivoluzione arancio. Gli improvvisi cambiamenti, tanto attesi dalla gente, non sono avvenuti: lentezza della riforme, crollo dell’economia frenano ogni entusiasmo. A peggiorare ulteriormente la situazione, ci si è messa la crisi del gas con la Russia: la minaccia moscovita di chiudere i rubinetti del gas ha portato il governo di Yushenko ad una seconda crisi. Gli elettori esprimono ora il loro scontento in occasione delle elezioni di marzo.

La riforma del sistema

Le riforme avviate in gennaio erano volte alla cessione di alcuni poteri del Presidente al Parlamento.

Tali cambiamenti, però, hanno condotto il Paese ad un punto morto, soprattutto quando il Parlamento ha applicato il principio di non confidenzialità dopo lo scandalo del gas. Evento, questo, che ha indubbiamente minato le relazioni tra Russia e Unione europea. Pur non avendo il potere legale di cambiare la decisione, Yuskenko l’ha definita illegittima. Dovrà aspettare che si chiuda il processo di formazione della Corte Costituzionale, iniziato con la rivoluzione, ma non ancora concluso.

Anche se in gennaio 2005 è stato posto fine al disaccordo che portava con sé il mandato di Leonid Kuchma, il suo programma di riforme politiche è ancora molto discusso, soprattutto in quello che riguarda i suoi aspetti di legittimità. Tale programma include la perdita del diritto di veto del presidente, trasferite al parlamento, al suo presidente ed al primo ministro. Il Consiglio europeo, dopo aver analizzato la riforma, ha stabilito che l’Ucraina aveva bisogno di un cambiamento, ma che non fosse “anticostituzionale” o azzardato.

Uno stagnamento di questo tipo ha certamente creato un clima di disaccordo generale rispetto alla rottura, lo scorso settembre, della “squadra Arancio”, quando il presidente Yushenko ha fatto dimettere il Primo ministro Julia Timoshenko, principale alleata nella lotta contro Kuchma. Molti, in Ucraina e nei paesi occidentali, hanno collegato questo movimento con il recente scandalo delle privatizzazioni, in particolare con la promessa dell’ex Primo ministro di chiarire la situazione riguardante la privatizzazione della Nikopol Ferroalloy Plant, nella quale coincidono gli interessi di diversi gruppi molto potenti.

I risultati delle elezioni

Logica conseguenza di questa decisione è stata un crollo dell’appoggio popolare agli ex alleati arancio, precipitati alla terza posizione con un 17% dei consensi, pregiudicando sia il presidente Yushenko e il suo partito, “Nostra Ucraina”, sia il suo ex Primo ministro Julia Timoshenko, che comunque raggiunge il secondo posto con il 24% dei voti. Entrambi sono precipitati sotto il partito di Victor Yanukovich, il Partito dell regioni, che aveva perso la mitica campagna presidenziale nel 2004, ma che ora ha ottenuto il 25% dei voti.

Tutte le inchieste realizzate da diversi istituti come Inmind, il Centro Rozumkov o l’Istituto di Sociologia di Kiev, avevano previsto una vittoria del Partito delle Regioni, ma molto più netta rispetto a quello che ha ottenuto, seguito dal Partito Nostra Ucraina di Yushenko.

Infine, le inchieste davano al terzo posto il Partito di Julia Timoshenko: ritenerla la sorpresa elettorale è stato un errore. Il Partito Ucraina Nostra, da parte sua, dovrà decidere con chi coalizzarsi: con l’ex alleato o l’ex rivale?

Secondo l’opinione di Taras Kuzio, famoso politologo ucraino, una coalizione arancio sarebbe il segno di uno slancio democratico, approvato dalla Nato e dall’Ue, mentre un’alleanza con il Partito delle regioni sarebbe prova di una regressione comparabile alle conseguenze confuse di questa stessa rivolta arancio. Insomma, liberarsi dell’antica eredità del regime di Kuchma non è affatto semplice. I clan regionali di oligarchi, sostenuti dalla popolazione, potrebbero ottenere la maggioranza al parlamento, cancellando così le vittorie democratiche conseguite dalla Rivoluzione Arancio.