Tutti a lezione da Jean-Marie Le Pen

Articolo pubblicato il 08 agosto 2005
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Articolo pubblicato il 08 agosto 2005

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Il mondo politico ha molto da imparare dal suo nemico numero uno, Jean-Marie Le Pen. Soprattutto durante questi giorni di campagna elettorale per le europee del 10-13 giugno 2004.

Non ama passare inosservato, Jean Marie Le Pen. Anzi, sembra quasi adorare le reazioni scandalizzate di tutti gli osservatori ufficiali. La settimana scorsa i delegati di café babel giunti a Praga per una conferenza organizzata con l’associazione ceca AMO sono stati letteralmente travolti all’aeroporto Ruzyne dalle rituali contestazioni che accompagnano ogni spostamento del leader del Front National. Una scena identica era stata mostrata qualche giorno prima dal servizio internazionale della BBC, che riportava la presenza di Jean-Marie Le Pen in Inghilterra a sostegno della lista europea del British National Party guidata da Nick Griffin.

Se Jean-Marie «vo’ fa’» l’europeo

Non serve uno psichiatra per definire il comportamento del Jean-Marie Le Pen schizofrenico. Le Pen è il leader nazionalista più “europeo” che ci sia sul mercato. Si muove da una città all’altra del continente senza nessuna riverenza per regole e controlli sull’immigrazione. E’ presente sui mass media di tutto il continente. Un suo starnuto a Parigi è capace di provocare un editoriale della Repubblica ed uno speciale di Die Zeit. Oggi più che mai Le Pen sfoga in Europa e nel suo vergine spazio pubblico tutto l’attivismo di un movimento ostracizzato nella madre patria francese.

Intanto nella nuova Europa i movimenti euro-scettici e populisti sembrano sulla cresta dell’onda.

Il “politically correct” uccide l’Europa

E mentre gli “europei ufficiali” dormono e vogliono addormentarci, Le Pen diventa lo scandalo europeo per eccellenza. Non sarà colpa dei cittadini europei se la recentissima iniziativa federalista di Romano Prodi, François Bayrou e Graham Watson sarà percepita come una delle tante “manovre di palazzo”. Come il solito mercato delle vacche tra partiti nazionali, incapace di conquistare qualunque consenso all’integrazione europea.

L’Europa ed il federalismo non sono argomenti “difficili”. Ma per ottenere consensi e creare dibattito non serve un nuovo gruppo parlamentare. Bisogna fare gli “europei” dicendo come Le Pen l’opposto di quanto Le Pen predica. Bisogna passare le frontiere tre volte al giorno, farsi amare e contestare, sfondare le barriere comunicative del “politically correct”, agire come se esistesse ciò che c’è già: lo spazio pubblico europeo. Suscitando interesse e non indifferenza. Scommettendo sulle promesse di una democrazia transnazionale contro le paure della demagogia populista. Bisognerebbe, in una parola, che Prodi, Giscard, Amato, Cox e tutti gli “europei ufficiali” scoprissero alla buon'ora l'Europa che c'è già, l'Europa che aspetta: un’Europa fatta di individui e persone pensanti e non solo dai tetri corpi dei partiti e delle istituzioni (letteralmente) immortalati nella Convenzione.

La democrazia europea non si farà tranquillizzando le burocrazie del piccolo mondo dei giornali e dei “corpi intermedi”, ma stimolando - anche con lo scandalo - la coscienza e l’intelligenza del più piccolo, lontano e necessario degli europei. Per il bene dell’Europa sarà bene imparare qualcosa da Jean-Marie Le Pen. Prima del 13 giugno, se possibile.

Articolo pubblicato il 13 maggio 2004 nella rubrica caffeina.