Tutte le strade (virtuali) portano a Bruxelles

Articolo pubblicato il 13 luglio 2004
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 13 luglio 2004

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Per definizione, Internet rappresenta il superamento di tutte le frontiere. E se la Ue s’incamminasse in questo mondo virtuale per alleviare la crisi della partecipazione?

E’ incredibile quanto si parli di politica su Internet. Anche solo lanciando una semplice ricerca terminologica, le pagine web che appaiono sull’argomento sono un’infinità. E ciò diventa ancor più significativo se si pensa a quante poche volte si parli di Internet in politica.

Molti insistono nel considerare Internet il “salvatore” della politica moderna che, valorosamente, combatte gli acerrimi nemici dei politici: l’astensione alle urne e l’apatia politica. Due problemi che la Ue conosce meglio di altri governi.

E-governement e e-democracy dovrebbero far aumentare la partecipazione della gente alla vita politica. Si rivolgono alle giovani generazioni di tecnofili che i politici cercano di coinvolgere per il bene della società futura. Non solo. Il World Wide Web è, probabilmente, il più grande database del pianeta, ma, stando a quello che affermano i suoi sostenitori, tra cui Erkki Liikanen – l’ormai ex Commissario europeo responsabile delle Imprese e delle Società dell’informazione (che ha dato le sue dimissioni il 12 luglio) – si tratta anche di un media interattivo, a differenza della televisione e della carta stampata.

Il successo di meetup.com

Gli Stati Uniti hanno battuto la strada di quest’era dell’innovazione. Il candidato alla Casa Bianca, Howard Dean, decise di utilizzare Internet per la sua campagna elettorale: era la prima volta nella storia. Attraverso i blog, lo speranzoso politico comunicava con i suoi sostenitori e viceversa. Si profilava così, in maniera palese, una possibilità di dialogo aperto tra politici e cittadini, pratica quasi sconosciuta ai giorni nostri. La capacità di propaganda politica di Internet è confermata dal grande successo che negli USA sta avendo il sito Meetup.com. Si tratta di un luogo d’incontro cibernetico, per chi vuole parlare di tutto e niente. Eppure, uno degli argomenti più diffusi è la politica e il sito viene usato per dare libero sfogo alle idee degli internauti, scambiare informazioni e divertirsi insieme.

Ed è stata proprio questa potenzialità di trasformare le “parole” in “fatti” che ha spinto James Moore, laureato ad Harvard con una tesi su tale argomento, a definire Internet e l’e-technology come il “secondo superpotere”. Lo studioso cita la maniera in cui i forum su Internet hanno aiutato gli americani ad organizzare massicce proteste contro la guerra in Iraq per poter far ascoltare le propria voce.

Obiettivamente, non sembrano esserci ragioni contro l’esportazione di questo accertato potenziale di Internet in Europa. Un meetup.com europeo potrebbe far aumentare le possibilità non cibernetiche di partecipazione alla vita politica e potrebbe dare agli europei un motivo in più per superare le frontiere nazionalistiche e far fronte comune. Ancora una volta, il web fa mostra dei suoi prodigi, rendendo realizzabile l’idea di libera circolazione, tanto cara agli europei. Grazie ad Internet, le compagnie aeree possono pubblicizzare le loro offerte più concorrenziali e i viaggiatori comprano direttamente, pagando prezzi più bassi.

Il superpotere dei governi

La tesi di Moore sul superpotere di Internet illustrano come i progressi in questo campo dipendano, in larga misura, dagli Stati. Stando ad un’inchiesta delle Nazioni Unite sull’e-government, non sono state mai fornite così tante informazioni come dall’avvento dell’e-tecnology. Ma lo studio sostiene che i veri e-government mirano ad una reale interazione con la popolazione nello spazio cibernetico e offrono la possibilità di trovare contatti attraverso i siti, soddisfare necessità o avere assistenza, così come per cercare e ricevere rapidamente informazioni attendibili. Un rapido sguardo in rete mostra che la maggior parte dei siti ufficiali della Ue forniscono soprattutto dati istituzionali e governativi.

L’e-government e, quindi, l’e-democracy sono legati allo sviluppo sociale, economico e politico di un paese. Nel caso della Ue, le implicazioni sono più serie, perché ogni Stato ha un percorso di sviluppo proprio, cosa che non fa che confermarsi sul versante della e-technology.

Tutti i limiti della Rete

Messe a parte le vaghe nozioni sugli e-forum, blog e su come ottenere migliori informazioni, nessuno ha tracciato uno schema preciso su come Internet dovrebbe essere utilizzato per promuovere una maggiore democrazia e partecipazione politica. Non è chiaro come l’informazione debba essere strutturata perché sia ragionevolmente obiettiva e attendibile, ben presentata e non dispersa nell’immenso volume della rete. Nel caso della Ue, l’ostacolo sembra insormontabile. E’ impossibile creare siti d’informazioni e forum interattivi appartenenti ai 25 paesi, nelle principali lingue dell’Unione e soddisfare l’esigenza di chiarezza.

No, la tecnologia non è abbastanza sofisticata per trasformare Internet nel paradiso interattivo della politica. Non ci riuscirebbe nessun paese e tanto meno un’Unione tanto complessa ed eterogenea come quella europea. E, onestamente, neanche noi, cittadini, siamo ancora abbastanza pronti per accettarne tutte le implicazioni. Internet non ci farà miracolosamente guarire dall’apatia politica. Solo pensarlo vorrebbe dire voler occultare le vere ragioni che sottendono alla crisi della partecipazione.