Turismo in Groenlandia: cronaca di una calamità annunciata

Articolo pubblicato il 23 aprile 2013
Articolo pubblicato il 23 aprile 2013

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Siete amanti delle aurore boreali, delle slitte trainate dai cani o dei paesaggi glaciali? La Norvegia e l'Islanda sono ormai fuori moda. La nuova meta è la "fresca" Groenlandia dove i turisti arrivano entusiasti per ammirare, con tanto di obiettivo e grandangolo,  i danni del riscaldamento globale.

Turismo: una catastrofe (annunciata)

La Groenlandia va di moda: questa provincia autonoma della Danimarca, nonostante non sia annoverata tra le destinazioni più economiche, attira sempre più turisti danesi, tedeschi e francesi, per un totale di 1,5 milioni di visitatori all'anno, circa 30 volte la popolazione groenlandese stessa.

Di fronte a un'inevitabile corsa contro il tempo, il turista alla ricerca di sensazioni uniche si ritrova a doversi misurare con l'impotenza nei confronti di un avvenimento tanto grande e quasi irreversibile

Da qualche anno, però, gite in slitta o escursioni in battello per vedere foche e balene non sono abbastanza per i turisti: per molti lo scioglimento della calotta polare è uno spettacolo spaventoso ma allo stesso tempo imperdibile. Il fiordo di Ilulissat, ad esempio, inserito nel patrimonio mondiale UNESCO, fonde a un ritmo medio di 25-30 metri al giorno, generando ogni anno migliaia di iceberg. Si tratta di un fenomeno naturale, certo, amplificato però dal riscaldamento globale, più intenso nelle regioni polari. Così a Ilulissat spuntano come funghi metallici i cosidetti "igloo estivi": chiusi nella loro scatolina di alluminio, i turisti possono godere di tutte le comodità moderne mentre ammirano gli sterminati paesaggi bianchi e blu. In lontananza, le navi da crociera approfittano delle acque sgombre dal ghiaccio per potersi avvicinare ancora di più alle coste. Dopo Chernobyl e Pompei, il fascino dello spettacolo apocalittico si rinnova nel guardare un paesaggio che sparisce anno dopo anno. Come la foresta amazzonica, questi vasti ghiacciai sono in condizioni critiche e, di fronte a un'inevitabile corsa contro il tempo, il turista alla ricerca di sensazioni uniche si ritrova a doversi misurare con l'impotenza nei confronti di un avvenimento tanto grande e quasi irreversibile.

Ogni 5 anni, si ridisegnano le cartine

Leggi anche "Viaggi: vi racconto la mia Norvegia sconosciuta" su cafebabel.com

Paradossalmente, la Groenlandia trae non pochi benefici dalla riduzione del suo territorio o piuttosto dal fatto che i ghiacci liberino lembi interi di terra, creando nuove vie e accessi. Questo significa infatti ulteriori itinerari per le crociere o per le escursioni sciistiche: la provincia ha buone prospettive per future attività turistiche, ma anche per creare posti di lavoro e incrementare le entrate.

Fanny Leroy ha trascorso un mese sul posto per un reportage e ha avuto l'impressione che la Groenlandia fosse piuttosto compiaciuta dei cambiamenti climatici. All'aeroporto, insieme ai turisti, sbarcano impresari da tutto il mondo con l'intenzione di fare fortuna con la scoperta di nuovi giacimenti petroliferi o materie prime (ferro, uranio, metalli preziosi). I pescatori si rallegrano perché il riscaldamento delle acque attira nuove specie di pesci. È come una piccola rivoluzione per la comunità inuit, che da secoli si dedica alla caccia e che ora potrà passare all'agricoltura, dato che l'erba inizia a spuntare su terreni che un tempo erano costantemente ricoperti di neve. Patate, cavoli e persino foraggio per i montoni: anche qui le prospettive economiche sono decisamente rosee.

Tutto questo, però, non durerà a lungo. Le carte vanno ridisegnate ogni 5 anni a causa dei rapidi cambiamenti del paesaggio. La Groenlandia nel 2012 ha registrato un nuovo record: da 30 anni non si osservava una tale retrocessione della calotta polare ed è ormai risaputo che i ghiacciai e la loro fauna, della quale fanno parte i famosi orsi bianchi, stanno scomparendo. Fanny Leroy racconta che anche le tradizioni svaniranno per effetto di questa progressiva modernizzazione: "Le madri non spiegano più alle figlie come conciare le pelli di foca e i padri non insegnano ai figli a pescare o cacciare. Non si mangiano più solo carne di foca e balena, è facilissimo reperire tutto il necessario per preparare sushi giapponese o un tipico curry indiano".

Allora forse, dopotutto, vale la pena farci un salto. Ma se avete la stoffa degli ecologisti, evitate di prendere l'aereo!

Foto: copertina (cc) ilovegreenland/flickr; testo: Kulusuk  (cc) ezioman/flickr;  case a Kulusuk (cc) nick_russill/flickr; (cc) STML/flickr