Turismo a Budapest: mi ubriaco e me ne vado?

Articolo pubblicato il 27 luglio 2017
Articolo pubblicato il 27 luglio 2017

Dopo Barcellona, Berlino e Amsterdam, ora tocca a Budapest: la scatenata vita notturna non passa più inosservata. Mentre a Barcellona i cittadini lottano con varie iniziative contro il turismo di massa, sembra che gli abitanti a Budapest si stiano pian piano accorgendo che turisti ed Airbnb portano senza dubbio tanti soldi, ma anche declino e gentrificazione dei quartieri storici. 

Quando nel 2008 mi sono trasferita nel settimo distretto di Budapest, quest'area era la gemma nascosta degli studenti stranieri. L'ex Quartiere Ebreo, denso di un passato burrascoso, sembrava risvegliarsi da un sonno profondo e trasformarsi in un sobborgo hippie e pieno di vita. Prima della Seconda Guerra Mondiale, la comunità ebrea era giunta proprio qui piena di fiducia e aveva eretto la seconda sinagoga più grande del mondo. Dalla fine degli anni 2000, questo luogo è diventato un insieme di culture e religioni.  Sempre più ebrei ungheresi sono tornati indietro e sembrava che le ferite derivanti dall'Olocausto si stessero piano piano alleviando.

Di fronte casa mia, nella Király utca, la via dello shopping per eccellenza, si riunivano giovani, artisti e hipster nel leggendario Sirály Bar. Appena un incrocio dopo c'era il Szimpla Kert, un bar che nel 2002 si trovava nel bel mezzo di una casa abbandonata ed è poi stato reso una vera e propria icona della vita notturna di Budapest. Il Szimpla era molto di moda con la sua atmosfera particolare, era il posto ideale per bere un paio di birre nelle poltrone prese al mercatino delle pulci e intrattenersi con gli altri studenti stranieri. Al Szimpla quasi tutto era improvvisato, dagli interni di vario genere, alle facciate sgretolate, molto più shabby che chic, ma c’era sempre un tavolo libero. La vita ad Erzsébetváros, così si chiama il settimo distretto, trascorreva senza problemi.

Nel 2010 mi svegliavo sempre più spesso per i turisti ubriachi che festeggiavano sotto la mia finestra fino all'alba, e quasi ogni giorno inciampavo nei residui dei festaioli e nelle loro bottiglie vuote. Ho quindi deciso di fare le valigie e andarmene. Nel frattempo la mia via era sempre più costellata di bar che si dedicavano soprattutto ai turisti, con alcolici particolari e poco economici. Ormai non mi identificavo più in questo quartiere.

Qui gli ungheresi scarseggiano

La tipica scena underground ungherese, ambientata nelle rovine di case abbandonate e cortili interni decadenti, stava lasciando il posto al turismo commerciale. I "Bar in rovina" hanno rappresentato al meglio il senso nostalgico ungherese e hanno improvvisamente reso Budapest una città alla moda tra i giovani turisti. I bar in rovina sono ora un vero e proprio must secondo guide turistiche, compagnie aeree e portali online, tanto che nel 2012 Lonely Planet ha inserito il Szimpla come il terzo bar migliore al mondo. Da quel momento, all'entrata del bar per eccellenza c'è perennemente una coda chilometrica. Ma raramente un ungherese viene qui per bere una birra.

Dato che nel frattempo per gli amati turisti sono stati dedicati anche interi edifici, come il Gozsdu udvar con una miriade di bar, club e ristoranti in una superficie di 12.000 metri quadrati, o intere strade del settimo distretto, in alta stagione passano nella capitale dai 10.000 si 20.000 turisti al giorno. Secondo i ristoratori, l'80 per cento di loro visita questo per la festa - sono diventati senza dubbio la principale fonte di reddito di questa parte della città. Le conseguenze negative del turismo di massa ora vengono però a galla.

Secondo i dati del TourMIS, database di statistiche turistiche austriaco, Budapest è stata la meta di 3,3 milioni di turisti nel 2016. Allo stesso tempo, il settimo distretto ha perso 1.171 abitanti. Da quando è iniziato il turismo di massa, a Budapest più di 8.000 abitanti hanno lasciato il Quartiere Ebreo. Chi non sopportava più i rumori e lo sporco e aveva la fortuna di poterlo fare, ha venduto la propria casa al di sotto dell'effettivo valore di mercato e si è trasferito in un quartiere più tranquillo. Ma queste persone sono rimaste l'eccezione.

Solo nel 2016, le case tornano ad essere messe in vendita con il loro autentico valore di mercato. Ma soprattutto gli anziani, che vivono qui da decenni, non si possono permettere di trasferirsi. È così per Mari nén, che da oltre 40 anni vive nella sua casa con tre camere da letto nella Király utca: "Non mi sento sicura quando vado a fare la spesa. Molte volte mi piombano addosso dei giovani, girano spesso in gruppo. Le strade qui purtroppo sono molto strette che è difficile scostarsi." A Mari néni dà fastidio soprattutto il rumore proveniente dai turisti nelle abitazioni limitrofe: "Tornano a casa tardi, fanno un chiasso incredibile e lasciano tanta spazzatura." 

La signora ebrea si riferisce ai turisti che prenotano il loro soggiorno tramite il portale Airbnb. Su 24 appartamenti in questo edificio, almeno 15 ne vengono prenotati tramite Airbnb - un bell'affare per gli investitori stranieri, una situazione insopportabile per chi lì ci abita. Fino a 8000 appartamenti sono registrati su Airbnb. E nemmeno una prenotazione ricevuta tramite questo portale figura come pagamento ufficiale. Non sembra poi irreale che 4,5 milioni di turisti vengano a Budapest ogni anno.

Feste scatenate discutibili 

La città è molto rinomata tra i giovani turisti per le sue offerte low cost e per la sua discutibile reputazione da "capitale della festa del centro Europa". L'impatto che ne deriva si può riassumere in una normale giornata nel centro di Budapest. Gruppi da 10 fino a 30 giovani vestiti da vichinghi, capitani o detenuti, che festeggiano l'addio al celibato senza alcun freno o ritegno.

Il perfetto addio al celibato che i principali clienti anglosassoni vogliono a tutti i costi in questa città fa spalancare nuovi concetti e agenzie di eventi ispirate a questo. Portali con nomi a dir poco espliciti, come stagheavenbudapest o stagparadisebudapest offrono veri e propri pacchetti esperienza e promettono emozioni indimenticabili. Giro in barca nel Danubio con striptease incluso, tour della birra in bicicletta tra la città, bevute stratosferiche nei pub, paintball e, per riprendersi dalla festa, una tappa alle terme storiche. Offriamo anche visite della città, ci dice una dipendente di un'agenzia di eventi, ma quasi nessuno la prenota. Da qualche mese accompagna gruppi di uomini ai tour, si assicura che si godano pienamente la serata e che si lasciano andare al puro divertimento. Dalle sue esperienze ci rivela che: "La maggior parte di loro cerca di ubriacarsi nel minor tempo possibile, conoscere ragazze ungheresi e spendere poco per il party".

Budapest è da un po' di tempo la città numero uno per quanto riguarda la festa e il rapporto qualità prezzo, superando Praga, che era stata la capitale dei party per eccellenza in passato. A Praga, un turista spende in media 550 Euro per il suo soggiorno, mentre a Budapest ne spende sui 325. Non è un segreto che il turismo festaiolo abbia dei lati oscuri, basta vedere quanto accaduto all'inglese Sam Clancy. Era a Budapest per un addio al celibato con altri 22 uomini ed è stato travolto da un'auto mentre attraversava la strada.

Pace notturna? Sopravvalutata

Secondo i responsabili del marketing del turismo e dei festival della BFTK (Budapesti Fesztivál-és Turisztikai Központ), a Budapest ci sono ancora possibilità per un miglioramento del turismo. Serve un piano strategico del tipo "Guardiamo avanti!", bisogna impegnarsi per cambiare l'immagine festaiola della città e creare una Budapest di valore in termini di qualità e gastronomia. La meta duratura: Praga e Vienna si contendono il primato di città più amata dell'Europa centrale.  Entrambe visitate da oltre 5 milioni di turisti all'anno, ma a Budapest il turismo ha avuto una crescita vertiginosa negli ultimi due anni. Anche se qualità e cultura stanno al primo posto nel marketing turistico, la capitale ungherese è rivolta prevalentemente a giovani turisti. Il pensiero che ci sta dietro è: chi trascorre un weekend di divertimento a Budapest da giovane, ci ritorna poi da adulto con molti più soldi.

Non c'è ancora nessun piano concreto su come conciliare il miglioramento del turismo con gli abitanti della città e soprattutto del settimo distretto. Sembra che si voglia allontanare il turismo dal centro e mettere delle restrizioni sugli innumerevoli autobus colmi di turisti che vanno e vengono. Che questa idea non sia poi così efficace, ne sono convinti entrambi i rappresentanti del governo di Erzsébetváros, Gábor Devosa e Tibor Kispál. Da quando l'Unione Civica Ungherese Fidesz è al governo, sono state annullate delle direttive importanti che proteggevano abitanti. Ad esempio, nel 2013 è stata abolita la normativa secondo la quale bar e club possono tenere aperti anche dopo la mezzanotte solamente con esplicito consenso degli altri abitanti del palazzo. Da allora, gli orari di apertura fino alle 5 o 6 di mattina non sono più una rarità a Erzsébetváros. Il fattore economico si è rivelato più importante del riposo degli abitanti.

Il fatto che i soldi che si spendono al settimo distretto vengano anche gestiti dallo stesso è una questione piuttosto nebbiosa. A riguardo, Gábor Devosa dichiara: "Anche se dobbiamo affrontare le conseguenze del turismo, riceviamo dallo stato solo la percentuale relativa al numero di abitanti." Per la pulizia giornaliera e lo smaltimento dei rifiuti del turismo, Erzsébetváros è organizzata indipendentemente rispetto al resto della capitale, che comunque ci guadagna da quello stesso turismo. Ma non solamente in questo ambito ci si sente trascurati. La politica del dottor Kispáls Vorwurf si concentra su tutto, tranne che sulla sicurezza degli abitanti di Erzsébetváros: "La sicurezza non è più garantita con gli stessi dieci poliziotti da anni. Qui passano fino a 20.000 turisti ogni sera".

Anche Ábel Zsendovits, co-fondatore del Szimpla è d'accordo sul fatto che le forze di polizia per controllare il caos notturno siano carenti: "Ormai sono gli abitanti stessi che sorvegliano la strada". Incidenti, criminalità, traffico di droga e prostituzione sono all'ordine del giorno al settimo distretto, il turismo festaiolo ha dato vita ad una serie di conseguenze che stanno andando fuori controllo a vista d'occhio. Che questo tipo turismo sia ad un punto di non ritorno, ne sono convinti Devosa e Kispál. L'unico modo per contenerlo e tenerlo controllato, è di riunire insieme tutte le parti interessate e trovare insieme delle soluzioni. Governo, organizzazioni del turismo, polizia, collaboratori, ma anche il consiglio comunale e gli abitanti devono discutere e trovare una soluzione che sia accettabile da tutti i punti. In ogni caso così "non si può continuare", sottolinea Gábor Devosa.

Erzsébetváros: gli abitanti lottano per la dignità

Come sempre, quando la politica non fa il suo dovere, sono i cittadini che prendono in mano la situazione per cercare di risolvere i problemi. C'è chi da Erzsébetváro ha scelto di non andarsene, chi si sente legato a questo posto e non si vuole far abbattere dai turisti festaioli, e si è unito in un gruppo "per una Erzsébetváros piena di dignità” (Élhetö Erzsébetváros). Nonostante il vandalismo, il chiasso, la sporcizia e la criminalità, gli abitanti vogliono unire le loro forze e lottare per migliorare la situazione. Il politico Attila Vajnai, promotore del gruppo "soluzioni democratiche e socialmente legittimate” e che si augurava di poter "dormire con le finestre aperte" d’estate ad Erzsébetváros, crede che il problema principale siano gli affitti non controllati su Airbnb. Qui fino ad ora non ci sono né un controllo statale, né restrizioni o regole legali.

L'Ungheria, al contrario di altri Paesi europei, non ha ancora introdotto alcuna legge che sancisce come pena gli affitti illegali di case private. Questo cambierà presto con Vajnai. La volontà del politico è di impegnarsi insieme alla comunità e attraverso "mezzi legali di uno Stato europeo" a metter fine ad Airbnb e portali simili a Budapest. Porre sanzioni fino a 600.000 Euro come a Barcellona non è però lo strumeto giusto e potrebbe demonizzare in generale il turismo. Ma anche ad Erzsébetváros si preferisce dire addio ai turisti che ai loro vicini.