Turismo 2.0 in Spagna, tutto tranne che virtuale

Articolo pubblicato il 08 giugno 2015
Articolo pubblicato il 08 giugno 2015

Cultura, clima, patrimonio storico, gastronomia e festa sono solo alcuni dei concetti chiave che potrebbero trasfromare la parola “turismo” in sinonimo di crescita, ottimismo e recupero economico in Spagna. Ci stiamo adattando a un'economia 2.0, al self-service o, per meglio dire, a un'economia fai da te

Secondo l'Organizzazione Mondiale del Turismo, la Spagna detiene la terza posizione nel ranking mondiale delle mete turistiche e "minaccia" di rubare il secondo posto alla Cina. Un'inchiesta realizzata recentemente da Egatur (istituto di monitoraggio del turismo) per il ministero dell'Industria spangolo, mostra che la spesa media quotidiana di un turista in Spagna è aumentata del 4,4%, per un totale di 116 euro che si aggiungono ai 944 spesi in media durante tutto il soggiorno. 

Allerta nel settore alberghiero 

Nonostante i movimenti degli hotel rappresentino ancora il 64,9% del mercato, le prenotazioni di case e appartamenti tramite piattaforme online come Wimdu arrivano a sfiorare il 35,1%. Una cifra che fa tremare le gambe all'industria alberghiera tradizionale e che, allo stesso tempo, obbliga l'intero settore a rinnovarsi, riciclarsi e a pensare seriamente a come fondersi con quel tipo di innovazine che ha ormao invaso l'intero mercato europeo. Insomma, il sole e la sabbia non bastano più.

E, come se cio' non fosse ancora abbastanza, pure i pacchetti viaggio sembrano essere diventati una specie in via d'estinzione. Il rapporto stilato da Egatur mostra come la stragrande maggioranza dei viaggiatori (71,4%) non abbia scelto un pacchetto. Una cosa è chiara: il DIY (do it yourself) ha conquistato anche i vacanzieri. 

Pil e impiego

Se dovessimo fare un confronto con gli organi vitali dell'essere umano, potremmo ben dire che il turismo sta alla Spagna come i polmoni stanno al nostro corpo. In media, tutte le attività economiche che girano intorno al turismo rappresentao l'11% del Pil annuale spagnolo. Percentuale che, in certe regioni, arriva a toccare il 30% (regione di Valencia) e addirittura il 45% nelle isole Baleari

E non è da sottovalutare nemmeno la capacità del settore nel creare posti di lavoro. Se si tiene in conto che le cifre sono parzialmente falsate a causa dell'esistenza di un mercato "parallelo" fatto di retribuzioni in nero e varie (soprattutto nei settori del divertimento e della ristorazione), possiamo tranquillamente sostenere (e senza esagerare) che il turismo alimenta il 13% del mercato del lavoro, con punte del 45,5% nelle isole Baleari

L'Europa e la cultura

Davanti a una realtà cosi' forte, alla Spagna non resta che puntare sul turismo come se la sua vita non dipendesse che da quello. Come mostrano diversi studi realizzati dall'Eurostat, gli stranieri che scelgono la Spagna come luogo di vacanza sono, in ordine decrescente, Inglesi, Francesi e Tedeschi. Tutte persone che, in media, investono nella cultura almeno il doppio di quanto investito dagli Spagnoli (116 euro).  

Questo dato potrebbe in parte spiegarci perché i turisti del Nord Europa hanno preferito altri posti alla Spagna, almeno negli ultimi anni. No, non possiamo continuare a credere che il sole e la sabbia siano ancora sufficienti.

Il 2.0 non è soltanto virtuale.