Turchia-UE: l'adesione impossibile

Articolo pubblicato il 04 aprile 2016
Articolo pubblicato il 04 aprile 2016

L'Unione europea e Ankara hanno trovato un accordo sul rinvio in Turchia dei migranti e dei richiedenti asilo sbarcati in Grecia. Tuttavia l'allargamento verso l'Anatolia, discusso superficialmente al Consiglio europeo, è ancora un nodo ben più che irrisolto.

«L'adesione della Turchia all'Unione europea non è assolutamente all'ordine del giorno». La cancelliera tedesca, Angela Merkel, si pronunciava con questi termini a qualche ora dell'ennesimo Consiglio europeo del 18 marzo dedicato ai rifugiati, al quale ha partecipato anche la Turchia. Ciò non vuol dire che, in seguito al discusso accordo sui migranti raggiunto tra i 28 Stati membri ed Ankara, il suo processo di adesione non debba essere rilanciato e accelerato. Era una delle richieste del Primo ministro turco, Ahmet Davutoğlu, e una delle tante contropartite previste in cambio dell'accoglienza dei richiedenti asilo siriani, iracheni, eritrei e afgani sul suolo turco.

Questa presunta integrazione della Turchia in seno all'Unione europea alimenta dei dubbi, specialmente tra i partiti populisti e nazionalisti europei, ormai da tanti anni. Ma cosa comporta davvero un'eventuale adesione della Turchia all'UE? È possibile e verosimile? Se sì, con quali tempi? Oppure si tratta semplicemente di un miraggio, di una dichiarazione d'intenti pronunciata dai dirigenti europei, priva di un seguito concreto?

Una questione controversa e aperta da tempo

Come tutti sanno, le relazioni tra la Turchia e Bruxelles non sono recenti, anzi. Sono state avviate nel 1963 con l'accordo di Ankara, stabilendo allora una cooperazione bilaterale in vista di una «futura adesione» dello Stato turco. La Turchia ufficializza la sua candidatura nel 1997, ma otterà questo status solo nel 1999, al Consiglio europeo di Helsinki. Nel frattempo, l'unione doganale è entrata in vigore nel 1996, allo scopo di liberalizzare il commercio tra le due potenze.

I negoziati sull'adesione si aprono ufficialmente solo nell'ottobre del 2005, i documenti però specificano che «l’esito non potrà essere garantito in anticipo». Da allora, le trattative sono proseguite, ufficialmente senza sosta. La questione turca dunque risale indietro nel tempo, così come le varie polemiche intorno a questo dossier. Basti pensare al referendum francese del 2005, in vista dell'adozione di un "Trattato che stabilisca una Costituzione per l'Europa", conclusosi con un "No" e che ha fermato il processo verso l'adozione di una Costituzione europea. All'epoca, il Front national e altri partiti populisti avevano fatto campagna contro quel trattato, facendo ruotare le proprie argomentazioni attorno alla questione turca. D'altra parte, non si può negare la preoccupazione di tanti cittadini per l'adesione della Turchia. Gli ultimi sondaggi in Europa non rilevano nulla di sorprendente ed è inverosimile che i leader europei decidano di assumersi il rischio politico di integrare la Turchia nell'UE in un prossimo futuro.

Un'adesione soggetta a condizioni molto specifiche

Un altro argomento che ostacola una prossima adesione turca all'Unione europea riguarda le stesse condizioni di adesione in senso tecnico. Un Paese, per aderire all'Unione europea, deve adempiere a diversi principi. Deve innanzitutto essere uno Stato europeo e rispettare i valori sostenuti dall'Unione, tra cui la democrazia e la libertà.

Lo Stato candidato deve inoltre rispettare i criteri di Copenhagen stabiliti nel 1993, secondo i quali un Paese deve garantire lo Stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e basarsi su un'economia di mercato. Infine, lo Stato in questione deve avere integrato l'acquis comunitario, ossia l'insieme delle norme giuridiche dell'UE suddiviso in 35 capitoli.

Tuttavia, fin dall'inizio dei negoziati nel 2005, sono stati aperti 16 capitoli nell'ambito dell'acquis comunitario, se vi includiamo anche il capitolo 33, quello dedicato alle disposizioni finanziarie e di bilancio che il Consiglio europeo del 18 marzo 2016 ha deciso di aprire. Solo un capitolo è stato provvisoriamente chiuso: il capitolo 25, dedicato alla scienza e alla ricerca. Pertanto l'adozione della legislazione necessaria per l'integrazione europea rappresenta per la Turchia una fase tutt'altro che compiuta. Recentemente Jean-Claude Juncker ha precisato che la Turchia non sarà «pronta [a diventare membro] per i prossimi dieci anni o anche di più».

Restano fuori anche altre questioni più "tradizionali", come il rispetto delle minorità curde, gli ostacoli alla libertà di stampa, il rispetto dei diritti umani in uno Stato caratterizzato da un autoritarismo crescente in questi ultimi anni. Riguardo l'economia di mercato, la Commissione europea ha pubblicato un rapporto l'8 ottobre 2014 dove si indica che l'economia turca promette bene, ma il deficit strutturale e l'inflazione sono elevati fonte di un certo squilibrio.

Un accordo politico improbabile

Al di là degli aspetti giuridici e dei tecnicismi, un accordo tra gli Stati membri in un prossimo futuro sembra improbabile. L'adesione, essendo sottoposta all'approvazione di tutti gli Stati dell'UE, si annuncia uno scenario molto complicato. Peraltro il presidente francese François Hollande è rimasto molto vago riguardo l'apertura di nuovi capitoli, parlando in conferenza stampa dopo la prima giornata del Consiglio europeo. D'altra parte, il Regno Unito stesso, uno dei principali sostenitori di questa adesione, non è certo di restare a tutti gli effetti un Paese membro dell'UE, in vista del referendum sulla Brexit del prossimo 23 giugno.

Infine, per ottonere l'accordo all'unanimità dei 28 (o di più se aderiranno altri Stati nel frattempo), Ankara dovrà strappare un Sì anche a Cipro. Benché sia stato eletto un nuovo "Presidente" sul lato turco dell'isola, apparentemente più favorevole alla pace di quanto lo fossero i suoi predecessori, la questione cipriota resta un argomento sensibile e sarà difficile che il Governo cipriota riconosciuto dalla comunità internazionale voti a favore dell'adesione turca nei prossimi anni. 

Dunque, nonostante l'aria trionfante di Ahmet Davutoğlu sfoggiata il 29 novembre 2015, dopo un altro vertice UE-Turchia, e l'ottimismo mostrato dopo l'ultimo Consiglio europeo, gli oppositori o i sostenitori dell'adesione della Turchia all'Unione europea possono stare tranquilli. L'allargamento, se un giorno verrà compiuto, è ancora molto lontano.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Bruxelles.