Turchia: tutti d’accordo

Articolo pubblicato il 26 aprile 2004
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Articolo pubblicato il 26 aprile 2004

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Certo, le condizioni non saranno proprio “di favore”. Ma, sull’adesione del paese musulmano all’UE, tutti i partiti giovanili si dichiarano d’accordo. Sorprendentemente.

Non c’é bisogno di risalire al 1453, data della caduta di Costantinopoli, per constatare il grado di interazione tra la Turchia ed il resto del continente europeo. Già dal 1964, infatti, esiste, tra l’UE e la Turchia, un tipo di accordo che ha costituito da sempre l’anticamera dei processi di adesione alla UE per quanto riguarda i paesi vicini. Non a caso la Turchia è candidata dal 1987: da molto prima degli imminenti nuovi membri del mese prossimo. Tra l’altro tra i due vige un accordo di unione doganale dal 1995 che sta evolvendo favorevolmente. Ma al di là di questo, la Turchia continua a sentirsi trascurata, e lo ha manifestato in varie occasioni (si veda la protesta durante la conferenza Europea di Londra nel 1998), cosa che non le ha impedito di essere impegnata, con un piede fuori ed un dentro, nelle procedure di preadesione, a partire proprio dal ’95.

Differenze lampanti con i partiti senior

Oggi come oggi, l’iter della richiesta di adesione della Turchia, agli occhi del cittadino europeo medio, continua ad essere ambiguo, indeterminato: è bloccato. I rappresentanti delle giovani classi politiche europee, apparentemente, proclamano o una convinzione comune e un’analisi invariabile, che sorprende spesso per la sua distanza dalle proposte dei loro stessi partiti rappresentati in parlamento. I giovani del Partito Popolare Europeo (YEPP), in testa il presidente Daniel Bautista, manifestano il proprio appoggio alla eventuale entrata della Turchia nell’UE, cosa che non smette di stupire se si pensa alle posizioni che alcuni dirigenti del PPE mantengono da un anno a questa parte rispetto all’Apocalisse generale che genererebbe questo ingresso.

In questo campo nessuno si chiama fuori: i giovani socialisti europei dell’ECOSY, in sintonia con quello che il Partito Socialista Europeo difende, sono favorevoli all’entrata della Turchia senza però trasgredire alle regole fissate per qualsiasi nuovo ingresso. Allo stesso modo sono d’accordo con questa proposta i Verdi e i giovani liberali del LYMEC. Questi ultimi, con gran pragmatismo, evidenziano, prima delle condizioni per l’ingresso, i benefici che quest’ultimo comporterebbe per entrambe le parti, tra i quali il fatto di poter contare su un mercato più grande all’interno dell’UE.

Vantaggi per l’UE

Secondo Aloys Rigaut, – tesoriere del LYMEC – l’entrata della Turchia “sarà una garanzia di stabilità e di rafforzamento dei diritti umani nella regione orientale europea, così come nel Caucaso”. Ma Rigaut si spinge più in là, rifiutando la necessità che l’Europa diventi un esclusivo “club cristiano”: con la Turchia dentro, l’integrazione dei musulmani sarebbe più facile. Rigaut valorizza specialmente il sostegno alla NATO che rappresenta la Turchia in difesa dei valori dell’Occidente (e dei suoi interessi, si potrebbe aggiungere). In questo stesso senso, i giovani popolari dello YEPP consigliano di non sottovalutare la posizione geostrategica di un paese il cui governo, bisogna aggiungere, non accetterebbe uno statuto speciale di associazione.

A braccia aperte (ma con alcune condizioni)

Quanto alle condizioni che devono essere imposte alla Turchia per l’ingresso, si insiste laconicamente sul mantenimento del modello attualmente esistente, “senza favorirne né impedirne in nessun modo l’esito”, per citare Ief Janssens, vicepresidente di ECOSY. Queste condizioni, continuano ad essere quelle stabilite a Copenaghen nel 1993: istituzioni democratiche stabili e supremazia del diritto (cose in cui la Turchia sta facendo passi da gigante); rispetto e protezione delle minoranze (su cui Ankara comincia a muoversi solo adesso); e una economia di mercato duratura e con capacità di far fronte alla pressione della concorrenza, così come il fatto di poter recepire l’acquis comunitario (obiettivi, questi ultimi, ancora lontani). Rispetto a quest’ultimo punto, la fiducia espressa da LYMEC probabilmente si può considerare riposta nella presenza discreta di un nucleo forte di politici liberali all’interno del governo islamico moderato di Recep Tayyip Erdogan.

Da parte sua, Jacopo Moccia, portavoce di ECOLO J – piattaforma di giovani ecologista nell’orbita dei Verdi Europei –, pone l’accento sul “rispetto dei Diritti Umani come condizione fondamentale per l’entrata nell’UE”. Critica la persecuzione del popolo kurdo, l’arbitrarietà delle forze di sicurezza dello Stato turco e mette in dubbio l’indipendenza del potere giudiziario in un paese nel quale la procedura di richiesta di asilo è difettosa e i cui militari proiettano ancora un’ombra fastidiosa sul potere politico. Lo stesso Jacopo Moccia coglie l’occasione per suggerire che l’UE applichi a se stessa lo stesso metro utilizzato per gli altri: “includendo la Carta Europea dei Diritti Umani nel preambolo della Costituzione, garantendo così la protezione delle minoranze e dei diritti sociali a tutti i residenti nell’UE”.

Infine, i Popolari affermano che “la cosa più difficile sarà convincere l’opinione pubblica” europea dell’ingresso della Turchia, visto il pericolo nel quale si incorrerebbe – secondo i giovani popolari europei – di paralizzare il processo di integrazione di altri paesi. Ma esiste davvero una corrente dell’opinione pubblica contraria all’adesione della Turchia? Lo scopriremo alle urne.