Turchia: la risposta di Erdoğan

Articolo pubblicato il 23 luglio 2016
Articolo pubblicato il 23 luglio 2016

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Oltre 60 mila turchi, tra cui agenti di polizia, militari, giudici e insegnanti, sono stati arrestati dopo il colpo di stato fallito della scorsa settimana. Il presidente Erdoğan ha dichiarato lo stato di emergenza per tre mesi, ma si teme che stia approfittando della situazione per un regolamento di conti.

Una sete di vendetta più grande della sete di giustizia - Agos, Turchia

Secondo quanto riportato da Agos, il settimanale della comunità armena in Turchia, la sete di vendetta del paese nei confronti dei ribelli risulterebbe molto preoccupante: "Non è ancora chiaro se i detenuti e gli arrestati verranno regolarmente processati, ma attualmente il paese si è mostrato propenso all’impiccagione di molti ribelli senza lo svolgimento di un processo. Inoltre non è ancora certa la notizia sulla reintroduzione della pena di morte, ma se così fosse, questa non potrebbe avere effetto retroattivo. Tuttavia sembra già del tutto normale pubblicare foto di prigionieri torturati… Nella società si sta diffondendo l’opinione che i sospettati di appartenenza al movimento di Gülen meritino violenza spietata e qualunque tipo di pena senza prima essere sottoposti a processo." (22/07/2016)

I paesi dell'occidente: can che abbaia non morde - La Repubblica, Italia

La dichiarazione dello stato d’emergenza in Turchia ha portato a una parziale sospensione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ma qual è stata la risposta di Europa e Stati Uniti? Starebbero cercando di alleggerirsi la coscienza lanciando avvertimenti, come riporta La Repubblica: "Ciò che conta in politica sono gli interessi. Spesso questi vengono usati come sinonimo di responsabilità, mentre i veri principi restano solo parole. Il caso della Turchia non fa eccezione. Il paese sta arrestando il flusso di migranti verso la Grecia e finora nessuno ha messo in discussione l’accordo tra Ue e Ankara. La Turchia è un pilastro della Nato e la seconda potenza militare dopo gli Statu Uniti; la sua posizione geografica strategica la rende una base indispensabile per la lotta contro lo “Stato islamico”. I principi di democrazia possono quindi rimanere solo uno slogan da essere usato a piacere dai capi di governo e dai ministri degli esteri. Salvano l'aspetto che, nelle relazioni internazionali, conta più della coscienza." (22/07/2016)

Erdoğan a un bivio - Financial Times, Regno Unito

Secondo il Financial Times, lo stato di emergenza decretato da Erdoğan sarebbe una misura comprensibile: "Questa decisione può essere giustificata, data la brutalità dei ribelli, che hanno lanciato attacchi aerei sulla capitale e sparato sui civili. E alcuni di loro potrebbero essere ancora in libertà. La questione ora è capire se il presidente Erdoğan coglierà quest’occasione per formare un nuovo consenso nazionale e ricostruire le istituzioni turche, o se sfrutterà questa opportunità per intensificare la repressione e realizzare le proprie ambizioni di un' autocrazia assoluta… La crisi offre al presidente Erdoğan un’occasione per ritornare allo stile moderato che aveva giocato a suo favore durante i suoi primi anni di premiership, quando l’economia e la società turca prosperavano in un contesto di maggiore tolleranza. Le sue paure di un colpo di stato si sono dimostrate fondate, ma il cammino verso l’autocrazia è ancora pericoloso." (21/07/2016)

Erdoğan come Putin - L'Opinion, Francia

Per L'Opinion, le azioni del presidente turco fanno riaffiorare un senso di déjà-vu: "I principali partner della Turchia, soprattutto gli USA, sembrano paralizzati. Questo accade principalmente perché il presidente Erdoğan sta agendo rapidamente e senza scrupoli per sfruttare la situazione attuale e raggiungere i propri obiettivi, come è successo con Vladimir Putin: Erdoğan sta ripristinando l’ordine usando l'arma delle minacce, puntando sull’elemento di sorpresa e obbligando i diplomatici occidentali zoppicanti a stare al suo passo. Come il presidente russo, Erdoğan sta approfittando delle dimensioni del suo paese e del suo ruolo indispensabile per dettare le proprie regole. Come la Russia, anche la Turchia si sta trasformando in un vicino di casa di cui l’Europa farebbe volentieri a meno." (21/07/2016)

Attacco frontale allo stato laico - Pravda, Slovacchia

L’Europa non deve più farsi illusioni sul presidente turco Erdoğan, avverte Pravda: "Chi accusa Erdoğan di aver dato il via a una 'caccia alle streghe' non ha ancora capito cosa sta accadendo veramente. La caccia alle streghe è una persecuzione insensata di nemici immaginari. Ma le rappresaglie di Erdoğan sono un attacco frontale mirato e strutturato nei confronti dello stato laico moderno turco. Anche prima del colpo di stato si respirava un clima pericoloso; le purghe e la richiesta di reintrodurre la pena di morte hanno solo inasprito la situazione. Ma il colpo di stato di Erdoğan è riuscito ed è reale. La comunità internazionale non dovrebbe esitare a mettere il presidente turco e il suo regino in quarantena. Più aspettiamo, peggio sarà per la Turchia, e questa potrebbe essere la fine anche per noi." (21/07/2016)

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