Turchia e Ue: i guastafeste della Presidenza svedese

Articolo pubblicato il 29 giugno 2009
Articolo pubblicato il 29 giugno 2009
La Svezia, uno degli Stati europei più favorevoli alla Turchia, è pronta per la presidenza Ue dal luglio 2009, ma non potrebbe essere abbastanza per rilanciare i negoziati di accesso di Ankara iniziati nel 2005. Esiste un interesse comune? Analisi.

«Gli Stati Uniti sostengono gli sforzi compiuti dalla Turchia per diventare membro dell’Unione europea». Fin dal discorso di aprile, che Barack Obama tenne ad Ankara, sia la Merkel sia Sarkozy si sono espressi per una partnership privilegiata con la Turchia, al posto di una completa adesione nell’Ue. Ora, il Ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, si oppone alle prospettive d’ingresso, dopo avere anche sollevato dei problemi per la scelta del Premier danese Anders Fogh Rasmussen alla testa della Nato. Questo ha fatto rapidamente crescere l’indignazione in Turchia, al punto che la Commissione europea ha rassicurato riguardo agli impegni presi con Ankara.

Speranze infrante

Fin dal 1963 è in vigore con l’Ue un accordo di associazione, che quarant’anni più tardi, è ancora un nulla di fatto: l’adesione è attesa, nel migliore dei casi, per il 2014. Le trattative ufficiali sono iniziate nel 2005. Kader Sevinç, all’opposizione con il Partito Repubblicano del Popolo, mostra un blando ottimismo. «Speravamo in una rapida soluzione al problema cipriota»: il 2005 ha segnato la fine di una decade di ottime relazioni con l’Ue, che ha lasciato alla Turchia l’amaro in bocca per l’adesione dell’isola all’Ue, viste le difficoltà a raggiungere una soluzione sulla divisione dell’isola, che ancora oggi rappresenta un ostacolo ai negoziati tra Ue e Turchia. Oggi, una soluzione alla sua divisione è impensabile, almeno fino alla fine del 2010, e per queto nell’opposizione cresce la sensazione di tradimento e confusione. Secondo Sevinç, le posizioni di Francia e Germania non sono in linea con quello che dovrebbe essere il progetto di pace dell’Unione. «Definiscono l’Europa come cristiana, un’affermazione inaccettabile nel mondo d’oggi». Sabine Freizer, esperta turca di un gruppo di studio con base a Bruxelles, considera le affermazioni franco-tedesche come «estremamente negative», perché rinforzano l’idea che la Turchia non merita di entrare nell’Unione europea.

Responsabilità condivise

«Molti stati chiave dell’Ue sono molto meno entusiasti adesso rispetto al 2004», ammette Freizer. Come detto da Sevinç, «anche la Turchia ha degli obblighi da rispettare e, dal 2005 ad oggi, non siamo soddisfatti degli sforzi compiuti». Un calo di entusiasmo dovuto alle difficoltà incontrate dal Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, osserva la Freizer, cui va aggiunta l’escalation del conflitto con il gruppo terroristico del Pkk. Parlando a Bruxelles lo scorso gennaio, Erdoğan ha ammesso che la crisi che sta attraversando il suo partito ha (Foto: ©ccarlstead/ Flickr)rallentato i negoziati con l’Ue e reso più scettica l’opinione pubblica rispetto all’ingresso turco. Il rapporto 2008 della Commissione afferma che il ritmo delle riforme non soddisfa le attese Ue, così come le misure e le risose messe a disposizione dal Paese per soddisfarle. La stessa nuova Costituzione, che avrebbe già dovuto essere finita, è ancora attesa per il 2009. La visita di Erdoğan a Bruxelles – la prima dal 2004 – ed è di buon auspicio, anche se, a detta degli esperti, la Turchia sembra titubante nell’accelerare le riforme. Dei trentacinque capitoli oggetto di negoziati, fino ad oggi solamente uno può dirsi concluso. Sevket Pamuk, docente di studi turchi alla London School of Economics, avverte che l’Ue «dovrebbe dimostrare di non essere un club che aderisce all’idea dello scontro di civiltà ma che si ispira ai criteri di Copenhagen», mentre secondo le voci che corrono nei corridoi di Bruxelles, Ankara dovrebbe smettere di accusare i suoi partner e fornire la prova che gli scettici si sbagliano.

Quando la gente dice di no

(Foto: ©Jrwooley6/ Flickr)Un eurobarometro del 2008 rileva che solo il 31% dei cittadini Ue è favorevole all’ingresso della Turchia. A parte il ritornello che vuole il Paese “non sufficientemente europeo”, le politiche per l’allargamento hanno, secondo la Freizer, rafforzato il fronte del no come sintomo di prudenza rispetto a casi, come quello Bulgaro, che hanno rivelato fenomeni di corruzione. La destra europea rappresenta l’ostacolo più grande da superare, secondo Binnaz Toprak, docente all’università di Bahcesehir di Istanbul. Tutta la destra, non solo quella estrema, poiché i cristiano democratici hanno detto chiaramente che considerano l’Ue ancorata alle sue radici cristiane. Nelle stesse elezioni europee, il partito di centro destra francese Ump, ha usato in campagna elettorale il tema del no alla Turchia. Il fiacco sostegno proveniente dall’Ue non fa altro che indebolire la credibilità della stessa Ue tra i cittadini turchi, sostiene la Freizer. Secondo l´Eurobarometro, il 61% dei turchi aveva un’immagine positiva dell’Ue nel 2005, mentre nell’ autunno 2008 questa percentuale è scesa al 41%. La popolarità dell’Ue iniziò a calare nel 2005 e, come sostiene Pamuk, «le convinzioni degli euroscettici in Turchia e quelle dei turco-scettici nell’Ue si sono rafforzate le une con le altre.» Così, nel 2008 il 61% dei turchi si diceva favorevole all’ingresso nell’Ue, una percentuale bassa se paragonata al 71% dei croati e allo sbalorditivo 94% dei macedoni.

Far conoscere la Turchia

Uno studio dell’Istituto Anholt-GFK, che analizza come l’opinione pubblica percepisce l’immagine delle nazioni l’immagine, colloca la Turchia al trentaseiesimo posto su cinquanta paesi, dietro a Cina e Russia. Sevinç ammette che il suo partito ha aperto un ufficio a Bruxelles proprio per migliorare questa scadente immagine internazionale. «La mancanza di una strategia di comunicazione è un grave problema che non permette alla Turchia di comunicare con successo le sue posizioni». Il Paese sembra soffrire di un «complesso di eguaglianza», nel volere a tutti i costi soddisfare le richieste di Bruxelles, sostiene l’antropologo Bilge Fira. «Sebbene la Turchia sia consapevole della necessità di una buona strategia di comunicazione, non sono certo che abbiano chiaro cosa comunicare». L’immagine della Turchia rimane compromessa a causa di temi come il rispetto dei diritti umani e delle minoranze. Nonostante questo, il crescente ruolo turco dentro la Nato e sullo scacchiere medio orientale potrebbe controbilanciare queste percezioni negative. L’impressionante risultato ottenuto nelle recenti elezioni dal Partito Repubblicano del Popolo, portatore di valori secolari, sociali e con un forte impegno per la difesa dei diritti delle donne, può contribuire a promuovere un’immagine più bilanciata del Paese. In campo economico, secondo l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la Turchia, a gennaio, era l’unico Paese a resistere alla crisi mondiale del turismo. Infine, Istanbul è stata nominata capitale europea della cultura per il 2010.

La Svezia, uno degli Stati europei più favorevoli alla Turchia, prenderà le redini della Presidenza europea a luglio, anche se questo non potrebbe essere sufficiente per rilanciare i negoziati. Bilge Fira ritiene che le divisioni siano più profonde di quanto si voglia ammettere. «Le controversie tra europei e turchi sono nette quando si negozia e, dal mio punto di vista, non vedo interessi comuni tra le due parti».