Turchia: aquiloni contro l’omofobia

Articolo pubblicato il 22 maggio 2015
Articolo pubblicato il 22 maggio 2015

Il 17 maggio ricorreva la giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia. A Istanbul degli aquiloni volavano sul Bosforo. Alcuni si sono intrappolati tra gli alberi lungo il fiume. Simbolo, probabilmente, di una libertà fin troppo repressa in un Paese in cui la discriminazione può portare anche all'omicidio.

Ece lavora dal 2012 per Amnesty International, una delle organizzazioni che hanno preso parte a questa iniziativa. «Quest'anno abbiamo voluto sensibilizzare l'opinione pubblica con degli aquiloni. I diritti delle comunità LGBT rappresentano ancora una vera e propria sfida in Turchia. Con questo incontro, vogliamo aiutare le persone a rendersi conto che stiamo parlando di diritti umani». Qui l'omosessualità non viene repressa, ma resta comunque un tabù. Per Ece, questa intolleranza non ha niente a che vedere con la religione quanto con le "catene" di una famiglia molto presente: «Viviamo in una società patriarcale dove i ruoli degli uomini e delle donne sono ben definiti. Lasciare questo modello costituisce un problema. Dal momento in cui l'orientamento sessuale diventa visibile, si può essere discriminati a scuola, in università, a lavoro, nell'accesso alle cure... in tutti i settori».

Quanto lo scherzo oltrepassa il limite

Ilknur insegna inglese in università. Secondo lei, questo è un evento importante. Ogni giorno si trova ad affrontare il discorso con studenti che nascondono il loro orientamento sessuale alle famiglie. Da diversi anni prende parte ai gruppi di lotta contro la discriminazione. «In Turchia, c'è molta discriminazione. Contro donne, comunità LGBT, bambini ma anche studenti... Tutto è oggetto di discriminazione, in particolare nei paesi orientali». A Istanbul, non c'è quartiere che possa essere identificato come "quartiere gay", ma il luogo in cui l'evento si svolge rientra nelle zone "gay-friendly". «Nel quartiere di Moda, si possono vedere le coppie gay tenersi per mano, baciarsi. Ma solo durante il giorno. Di notte, sarebbero certamente attaccate», dice Ilknur, aggiungendo che «i crimini d'odio sono ancora numerosi nel Paese, in particolare contro i transessuali. Uccidere qualcuno perché non è come te, non riesco a comprenderlo».

La communità LGBT, totalmente assente nella regolamentazione turca

Nella sua relazione sulla domanda di adesione della Turchia, l'Unione europea aveva rilevato, nel 2014, ben quattro crimini d'odio commessi contro dei transessuali. Per Ece, se il paese dovesse entrare a fare parte dell'UE, i diritti delle comunità LGBT non potrebbero che fare un passo in avanti: «Questo costringerebbe la Turchia ad adottare la legislazione europea, più strutturata». Ma per lei, i paesi membri sono tutt'altro che esemplari, in particolare quelli dell'Est. Ilknur è d'accordo, ma «non credo che in Europa le persone vengano uccise dalle loro famiglie».

Nel Paese non esiste una legge per proteggere le persone LGBT dalle discriminazioni. Matrimonio o genitori omosessuali, ovviamente, non sono ammessi. Il servizio militare, obbligatorio per gli uomini tra i 18 e i 41 anni, viene risparmiato ai malati, ai disabili e... agli omosessuali.

Con l'avvicinarsi delle elezioni (giugno 2015), due partiti hanno integrato nel loro programma delle proposte legislative per rafforzare i diritti delle comunità LGBT. Il partito conservatore AKP, che ha governato il paese dal 2002, non promette miglioramenti. Ma gli aquiloni continueranno a colorare il cielo di Istanbul .

Questo articolo è stato pubblicato sul sito di Europe next door, un tour per incontrare i giovani europei in 28 paesi differenti.