TURCHI A STRASBURGO:  CHI HA VISTO IL POLITICO SPARITO?

Articolo pubblicato il 12 maggio 2014
Articolo pubblicato il 12 maggio 2014

Uno, due, tre, risponda di nuovo: Qual è il problema principale dell'Unione europea? Euroescepticismo, basso livello di rappresentazione, tecnocrazia, crisi economica, neocapitalismo, ascesa dell' estrema destra… Mentre cerchiamo di trovare soluzioni, i Turchi di Strasburgo ci possono dare una lezione preziosa: Attenzione alle formule magiche. 

Siamo sin­ce­ri: nel­l'U­nio­ne Eu­ro­pea ab­bia­mo così tanti pro­ble­mi che an­no­ia con­ti­nua­re a par­lar­ne. Piut­to­sto che di­scu­te­re su que­sti temi no­io­si, pre­fe­ria­mo cer­ca­re delle brez­ze d'a­ria fre­sca che por­ti­no con sé il pro­fu­mo delle so­lu­zio­ni pos­si­bi­li. Quei casi che ci ri­sol­le­vi­no gli animi e ci fac­cia­no gri­dare "C'è spe­ran­za!".

E a Stra­sbur­go ab­bia­mo tro­va­to pro­prio uno di quei casi. In un mo­men­to in cui gli im­mi­gra­ti sono una parte es­sen­zia­le della so­cie­tà eu­ro­pea, ma non hanno an­co­ra una rap­pre­sen­tan­za po­li­ti­ca ade­gua­ta (ad esem­pio, di 754 mem­bri del Par­la­men­to Eu­ro­peo, solo 15 sono di ori­gi­ne stra­nie­ra), le ele­zio­ni co­mu­na­li in Fran­cia hanno visto la na­sci­ta di un par­ti­to in­te­res­san­te e in­so­li­to per la re­gio­ne dell'Al­sa­zia. Il Mo­vi­men­to Cit­ta­di­no di Stra­sbur­go (MCS) si van­ta­va di avere tra i suoi va­lo­ri fon­da­men­ta­li l'am­bi­zio­ne di svi­lup­pa­re una de­mo­cra­zia par­te­ci­pa­ti­va, in cui il cit­ta­di­no fosse il cuore di ogni pro­get­to, così come il ri­spet­to e la di­fe­sa della di­ver­si­tà et­ni­ca e cul­tu­ra­le. 

Il suo lea­der, Tun­cer Sa­gla­mer, era un po­li­ti­co nato in Tur­chia, come buona parte dei mem­bri della sua lista elet­to­ra­le. No­no­stan­te abbia pre­sen­ta­to il suo par­ti­to ap­pe­na un mese prima delle ele­zio­ni, Sa­gla­mer ha ot­te­nu­to il 2,69% dei voti, più del dop­pio dell'1% che ave­va­no pre­vi­sto i son­dag­gi, molto pro­ba­bil­men­te gra­zie al sup­por­to della co­mu­ni­tà turca della città, la più nu­me­ro­sa di Fran­cia. Vo­le­va­mo che ci rac­con­tas­se il suo caso, che ci spie­gas­se le sue idee su come rin­no­va­re la de­mo­cra­zia eu­ro­pea, come ren­de­re più at­ti­va la co­mu­ni­tà di im­mi­gra­ti, così da crea­re un fron­te de­mo­cra­ti­co con­tro l'e­stre­ma de­stra... Cosa é an­da­to stor­to? Per esem­pio, che Sa­gla­mer abbia de­ci­so di spa­ri­re.

Alla ri­cer­ca del can­di­da­to scom­par­so

Dopo aver pro­va­to per set­ti­ma­ne a met­ter­mi in con­tat­to lui, col suo ad­det­to stam­pa, con gli espo­nen­ti del suo par­ti­to, via posta elet­tro­ni­ca, sul suo sito web, su Fa­ce­book, ri­ce­ven­do porte in fac­cia ad ognu­no dei miei ten­ta­ti­vi, la prima cosa che ho fatto ap­pe­na ho messo piede a Stra­sbur­go è quel­la di an­da­re al­l'uf­fi­cio elet­to­ra­le del par­ti­to. Non posso dire di es­ser­mi sor­pre­so quan­do ho tro­va­to i lo­ca­li com­ple­ta­men­te vuoti. "La sua foto era là, ma l’han­no tolta ed ora i lo­ca­li sono di nuovo in af­fit­to", mi hanno con­fer­ma­to nella far­ma­cia ac­can­to.

E ades­so che fare? Non ho in­di­riz­zi dove an­da­re, nu­me­ri di te­le­fo­no da chia­ma­re, né in­di­riz­zi mail a cui scri­ve­re. Sono in un quar­tie­re ope­ra­io nella pe­ri­fe­ria di Stra­sbur­go, con un alto tasso di po­po­la­zio­ne im­mi­grata, quin­di farò in modo che qual­cu­no ri­sol­va il mi­ste­ro di cosa è ac­ca­du­to a Sa­gla­mer o di dove po­treb­be tro­var­si. Tut­ta­via, il sor­ri­so e la di­spo­ni­bi­li­tà dei com­mer­cian­ti tur­chi spa­ri­sce im­me­dia­ta­men­te non ap­pe­na mi iden­ti­fi­co come gior­na­li­sta e chie­do di Sa­gla­mer. "Sì, lo co­no­sco ma… sai? Non mi in­te­res­sa la po­li­ti­ca, non so dirti nien­te su di lui". "Mi suona fa­mi­lia­re, ma non so nulla di lui, per­chè non chie­di al pa­ni­fi­cio?". O an­co­ra "Sa­gla­mer? Sì, lo co­no­sco, è clien­te da anni, ma non so nien­te del suo par­ti­to. La po­li­ti­ca ai po­li­ti­ci". Dopo molte ri­spo­ste di que­sto tipo, ar­ri­vo a un su­per­mer­ca­to turco dove fi­nal­men­te in­con­tro qual­cu­no di­spo­sto a par­la­re con me.

"Ciò che ha fatto Sa­gla­mer è molto im­por­tan­te per la co­mu­ni­tà turca", com­men­ta il ma­cel­la­io die­tro il ban­co­ne da cui esce un fred­do ter­ri­bi­le. "È un esem­pio del fatto la no­stra co­mu­ni­tà sta cre­cen­do poco alla volta, che noi tur­chi siamo qui per la­vo­ra­re, che pos­sia­mo par­te­ci­pa­re alla po­li­ti­ca", mi spie­ga. "Asil!", lo in­ter­rom­pe il capo, fa­cen­do cenno che c'è la­vo­ro da fare. "Aspet­ta un mo­men­to, tra 10 mi­nu­ti sono da te", mi dice il ma­cel­la­io. Men­tre aspet­to, vedo che il capo gli si av­vi­ci­na e gli dice qual­co­sa a bassa voce. Quan­do Asil si av­vi­ci­na di nuovo a me, è solo per dirmi che la con­ver­sa­zio­ne è ter­mi­na­ta:  "Sai? Non ho altro da dire. Tutto ciò che po­te­vo dirti già l'ho detto". Co­min­cio a sen­tir­mi sco­rag­gia­to da que­ste rea­zio­ni. Per­chè tante ri­ser­ve nel par­la­re con me di Sa­gla­mer? Mi aspet­ta­vo di tro­va­re la rea­zio­ne op­po­sta. Tut­ta­via, non ho in­ten­zio­ne di darmi per vinto, c'è un altro posto che po­treb­be es­se­re buono per con­ti­nua­re a cer­ca­re Char­lie.

La Gran­de Mo­schea di Stra­sbur­go

Si­tua­ta sulla bi­for­ca­zio­ne di due dei ca­na­li che at­tra­ver­sa­no la città, la Gran­de Mo­schea di Stra­sbur­go è la se­con­da più gran­de di Fran­cia. La cu­po­la e gli ori­gi­na­li pi­la­stri che la sor­reg­go­no ap­pa­io­no die­tro gli al­be­ri e la ve­ge­ta­zio­ne flu­via­le.

In­con­tro il di­ret­to­re della mo­schea nella piaz­za da­van­ti al tem­pio men­tre parla con di­ver­se per­so­ne dopo la pre­ghie­ra del ve­ner­dì. È un gio­va­ne serio ma af­fa­bi­le, che non mo­stra al­cu­na re­mo­ra a par­la­re con me. "Per noi la cosa più im­por­tan­te è che le per­so­ne si im­pe­gni­no con la de­mo­cra­zia e par­te­ci­pi­no ad essa, anche solo espri­men­do la loro opi­nio­ne at­tra­ver­so il voto. Ab­bia­mo pro­va­to a tra­smet­te­re che la po­li­ti­ca non si fa solo nei cir­co­li chiu­si di Pa­ri­gi", sot­to­li­nea il di­ret­to­re. "Se il can­di­da­to è mu­sul­ma­no, im­mi­gra­to o no, è la cosa meno im­por­tan­te." La cosa prin­ci­pa­le è tro­va­re uno spa­zio di ri­fles­sio­ne dove ognu­no possa sen­tir­si utile. Ad esem­pio", pro­se­gue, "per i mu­sul­ma­ni cre­den­ti po­treb­be es­se­re l'e­co­lo­gia, che è un prin­ci­pio del Co­ra­no."

"VO­GLIA­MO PAR­TE­CI­PA­RE ALLA PO­LI­TI­CA, NON ES­SE­RE UN GHET­TO PO­LI­TI­CO"

Il di­ret­to­re mi ha dato al­cu­ne piste, ma non vo­glio la­scia­re Stra­sbur­go senza par­la­re con Mu­har­ren Koç, di­ret­to­re di Astu, un'as­so­cia­zio­ne cul­tu­ra­le che sup­por­ta i la­vo­ra­to­ri tur­chi della ca­pi­ta­le del­l'Al­sa­zia dagli anni '70. "Es­se­re fran­ce­se, es­se­re mu­sul­ma­no o es­se­re spa­gno­lo non ti col­le­ga a de­ter­mi­na­te po­li­ti­che, ti fa solo ap­par­te­ne­re a una co­mu­ni­tà. Ma in quel­la co­mu­ni­tà non tutti i mem­bri de­vo­no pos­se­de­re la stes­sa vi­sio­ne del mondo", spie­ga Koç.

"È sem­pre più fre­quen­te che si fac­cia po­li­ti­ca pen­san­do solo alla pro­pria co­mu­ni­tà, ma la po­li­ti­ca non con­si­ste nel fare le cose solo per i pro­pri cari, è un ter­ri­to­rio col­let­ti­vo. Con­di­vi­de­re la tua vi­sio­ne, i tuoi va­lo­ri", con­ti­nua. "È pos­si­bi­le crea­re un par­ti­to po­li­ti­co per pro­muo­ve­re il di­rit­to di voto degli im­mi­gra­ti, per mi­glio­ra­re la re­go­la­riz­za­zio­ne dei sans-pa­piers, la loro si­tua­zio­ne oc­cu­pa­zio­na­le ecc, ma mai con il pen­sie­ro: sono un im­mi­gra­to, ho in­ten­zio­ne di fare po­li­ti­ca". Non ha ci­ta­to in nes­sun mo­men­to Sa­gla­mer, ma com­pren­do il mes­sag­gio. Solo per pro­va­re, chie­do di lui: "So chi è, ma non vo­glio par­lar­ne. Non ho alcun con­tat­to con lui né con il suo grup­po", ri­spon­de Koç, vi­si­bil­men­te a di­sa­gio.

A que­sto punto, penso che posso ri­nun­cia­re a con­ta­re su Sa­gla­mer per que­sto ser­vi­zio. Ap­pa­ri­rà un gior­no? Credo di sì, ma que­sto si­len­zio po­st-elet­to­ra­le, che cor­ri­spon­de a quel­lo della sua pa­gi­na uf­fi­cia­le su Fa­ce­book (senza ag­gior­na­men­ti da marzo), dice più di qual­sia­si di­scor­so po­li­ti­co pieno di buone in­ten­zio­ni. Mi pia­ce­reb­be aver­vi por­ta­to quel­la ven­ta­ta di aria fre­sca delle so­lu­zio­ni pos­si­bi­li per l'Eu­ro­pa di cui par­la­va­mo, ma in­ve­ce vi la­scio que­sta sto­ria con un mes­sag­gio: at­ten­zio­ne alle for­mu­le ma­gi­che!

Que­sto ar­ti­co­lo fa parte di una serie di re­por­ta­ge spe­cia­le de­di­ca­ta a Stra­sbur­go, "EU-to­pia : Time To Vote", un pro­get­to ge­sti­to da Ca­fé­ba­bel in col­la­bo­ra­zio­ne con la fon­da­zio­ne Hip­po­crè­ne, la Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea, il Mi­ni­stro degli Af­fa­ri Este­ri e la fon­da­zio­ne EVENS. L'in­te­ro re­por­ta­ge sarà pre­sto di­spo­ni­bi­le nella ho­me­pa­ge.