#TTIPLeaks: legittima preoccupazione o isteria collettiva?

Articolo pubblicato il 04 maggio 2016
Articolo pubblicato il 04 maggio 2016

Domenica scorsa Greenpeace ha pubblicato un dossier contenente informazioni riservate sulle negoziazioni del patto transatlantico di libero scambio tra USA e UE, il cosidetto TTIP. Diverse le reazioni: secondo la politica non può prendere queste decisioni senza consultare i cittadini. Altri invece ritengono che la fuga di notizie non faccia altro che indebolire la posizione negoziale dell’Europa. 

Lo scandalo che non c'è 

Il TTIP-Leak è, alla fine della fiera, inutile e controproducente. È importante sottolineare che questo “leak” contiene notizie sulle posizioni negoziali, non sulla conclusione delle negoziazioni (che, tra l’altro, sono sempre state pubblicate). L’UE, a causa delle continua pressioni da parte dell’opinione pubblica, aveva già da tempo reso pubbliche le proprie posizioni negoziali. E non era mai accaduto in passato che ci fossero così tante informazioni dettagliate su una negoziazione internazionale ancora in corso. La vera domanda è in realtà un'altra: chi trae beneficio da tutta questa trasparenza? Sicuramente non l’opinione pubblica: dai leak, infatti, non è trapelato niente di nuovo. Né tantomeno i negoziatori, per i quali diventa impossibile agire strategicamente o scendere a compromessi senza perdere credibilità, visto che le loro intenzioni iniziali sono già state rese note. Tutta questa vicenda ha solo complicato ancora di più le già delicatissime negoziazioni sul TTIP.

Neue Zürcher Zeitung, Svizzera, 3 maggio 2016

Un dibattito isterico

Tutto questo entusiasmo sulla vicenda TTIP è immotivato. Questo tipo di documenti serve solo a delineare le posizioni negoziali iniziali. Il loro contenuto non ci dice nulla di nuovo e il motivo è ovvio: normalmente, durante una negoziazione internazionale, i punti critici vengono affrontati solo alla fine. […] Ma questo sul TTIP è un dibattito tutt’altro che normale, sta prendendo una piega quasi isterica. Ad esempio, cos’è questa improvvisa preoccupazione dei tedeschi nei confronti degli standard ambientali e della tutela dei consumatori? Sono forse state le autorità tedesche o europee a scoprire lo scandalo Volkswagen? Sono forse i consumatori europei a ricevere un risarcimento danni più alto da parte dell’azienda automobilistica tedesca? […] I negoziatori europei avevano messo le cose in chiaro sin dall’inizio: solo alla fine si potrà giudicare la validità di questo TTIP. Fino a quel momento gli Stati Uniti continueranno a negoziare duramente e si spera che l’Unione Europea non sarà da meno.

tagesschau.de, Germania, 3 maggio 2016

Lunga vita ai leak!

Il punto è che è questo eccessivo clima di segretezza ad alimentare la sfiducia nei confronti del TTIP. Il cervello umano è molto semplice: quando non sa, inizia a fantasticare. È proprio così che l’uomo ha creato le religioni. Ed è così che stiamo trasformando il TTIP in qualcosa che non molto probabilmente non è. Oppure la nostra sfiducia è motivata e il TTIP è addirittura peggio di quanto possiamo immaginare… Quest’improvviso bisogno di Angela Merkel, Mark Rutte e Obama di concludere al più presto questi negoziati mi ha fatto sorgere non pochi sospetti. Ovviamente, si tratta solo di una sensazione, ma sembra proprio come se ci si volessero far ingoiare tutto il boccone che possiamo renderci conto di quanto fosse amaro. Se, in seguito a questa fuga di notizie, i politici di Washington e di Bruxelles inizieranno finalmente a dirci cos’è che stanno facendo affinché noi cittadini possiamo parlarne e discuterne, allora questa sarà stata una grande vittoria: lunga vita ai leak!

De Volkskrant, Paesi Bassi, 3 maggio 2016

Non ce la beviamo, Signora Malmström!

Il commissario europeo per il commercio, Cecilia Malström,  ha assicurato che, durante le negoziazioni con gli USA, gli interessi dei cittadini europei saranno tutelati. Ma a chi vuole darla a bere, Signora Malmström? I meno smemorati tra noi ricordano ancora le sue parole, quando affermò di non essere stata eletta direttamente dai cittadini europei e di non essere quindi vincolata a rendere conto del proprio operato. E come dimenticare quando, la scorsa estate, gli europarlamentari si presero gioco dei cittadini approvando la risoluzione sul TTIP e sostenendo di aver tutelato i nostri interessi? Purtroppo è evidente che il legislatore europeo preferisce stare dalla parte dei capitalisti e non da quella dei cittadini.

Duma, Bulgaria, 3 maggio 2016

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