Tsipras è già rimasto solo?

Articolo pubblicato il 09 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 09 febbraio 2015

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Dopo l'euforia dei socialisti per la vittoria di Alexis Tsipras in Grecia, il calore dei capi di stato europei si è già trasformato in un freddo sostegno. E Matteo Renzi, che avrebbe dovuto essere il suo più fedele alleato contro le politiche dell'austerità, ha già preso le distanze dal leader ellenico. 

Il Consiglio europeo sarà il primo banco di prova

Giovedì dovrà confrontarsi per la prima volta con tutti i suoi omologhi europei. Come sarà accolto Alexis Tsipras una volta arrivato a Bruxelles per partecipare al suo primo Consiglio europeo? La domanda è tanto lecita quanto incerta è la risposta. Perché dal momento del suo trionfo alle elezioni greche, il nuovo capo del governo ellenico è riuscito in due settimane a diventare l'idolo e allo stesso tempo la bestia nera della sinistra europea. 

Simbolo più evidente di questa schizofrenia è senza dubbio il rapporto fra Tsipras e il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, e quindi il legame fra lo stesso Tsipras e il gruppo dei Socialisti & Democratici (S&D) del Parlamento europeo. La delegazione nazionale più numerosa all'interno del partito socialista europeo è infatti proprio quella italiana, grazie alla storica vittoria del Partito Democratico (PD) alle elezioni del maggio scorso. Un trionfo su scala continentale che il PD ha probabilmente creduto di ripetere dopo il successo di Tsipras in Grecia. "Iniziamo a mandare in soffitta la Troika come Junker si è impegnato a fare. Iniziamo a sfatare il tabù del debito greco. Rinegoziare gli impegni vuol dire discutere dei tempi e delle modalità dei rimborsi e non del dovere adempiere agli obblighi contratti" aveva esultato Gianni Pittella, presidente del gruppo S&D, all'indomani della vittoria di Syriza. Come a voler dire: “Noi e Tsipras la pensiamo allo stesso modo e porteremo avanti le stesse battaglie”. Due settimane fa, la presunta comunione d'intenti provocata dalla dolce sinfonia della vittoria elettorale era tale che il sottosegretario alla Presidenza del Consigio dei ministriSandro Gozi, era arrivato a dichiarare "uno capace di incarnare la volontà di cambiamento come Tsipras" in Italia c'è e "si chiama Matteo Renzi".

Che ai leader politici fosse sfuggito qualche dettaglio sul programma di Syriza, però, è subito sembrato evidente, visto che a esultare per la sua vittoria si sono trovati fianco a fianco i militanti del PD, quelli della sinistra post-comunista di SEL (Sinistra Ecologia e Libertà), quelli del Movimento 5 Stelle e persino quelli della Lega Nord. Partiti che, a Strasburgo, militano rispettivamente nel gruppo S&D, nella GUE, nell'EFDD di Nigel Farage e nel gruppo dei non iscritti. 

Dall'entusiasmo al gelido sostegno

È bastata una settimana esatta per far cambiare idea al presidente del Consiglio Matteo Renzi. Dopo le trionfali dichiarazioni di sette giorni prima, infatti, il premier italiano ha accolto abbastanza freddamente a Roma il suo omologo Tsipras, ricordando che “l’Italia farà il tifo e darà il proprio supporto” alla Grecia, ma anche che le regole internazionali vanno rispettate. L'incontro si è concluso con una simpatica conferenza stampa durante la quale Renzi ha donato al leader di Syriza la cravatta ufficiale del semestre di presidenza italiana del Consiglio dei ministri europeo, ricevendo in cambio un cd di canzoni greche tradizionali. 

In quell'occasione, Tsipras rise con gusto scambiandosi i doni con il suo collega italiano. Chissà se la sua reazione è stata la stessa due giorni dopo, quando lo stesso Renzi ha dichiarato di giudicare "legittima e opportuna" la decisione della Banca Centrale Europea (BCE) di non accettare più i titoli di Stato greci come garanzia dei prestiti erogati dalle banche elleniche. Parole alle quali, il giorno dopo, hanno fatto eco quelle del Ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan, che ha  definito la mossa della BCE "opportuna e necessaria in un quadro di regole che vanno rispettate".

È lecito quindi domandarsi quanti capi di governo si schiereranno apertamente dalla parte di Alexis Tsipras durante il Consiglio europeo di giovedì. Un summit che si preannuncia molto delicato visto che si discuterà di governance dell’euro, di unione economica, di unione di bilancio e di unione politica. Sta davvero nascendo un asse della sinistra europea capace di unire le varie sponde del Mediterraneo? Ancora pochi giorni e avremo la risposta. Ma se il più grande sostenitore di Alexis Tsipras in Europa doveva essere Matteo Renzi, forse dobbiamo aspettarci che il ciclone greco si trasformi presto in una debole brezza marina.