Truffe, crimini e giornalismo

Articolo pubblicato il 19 agosto 2010
Articolo pubblicato il 19 agosto 2010
La corruzione politica in Europa è (ri)diventata il tormentone dell’estate. Di fronte alle rivelazioni divulgate dalla stampa, i governi della “vecchia Europa”, castigano, o meglio, imbavagliano uno spazio mediatico quando ne temono l'intraprendenza. Comunque, non c’è un’unica tendenza.
Se in Gran Bretagna, Germania e Polonia, infatti, le inchieste mediatiche spingono i governi a dimettersi, in Francia e in Italia, l’informazione è praticamente sterile.

Le Iene gli fanno un baffoInformare uccide. Soprattutto quando ci si appassiona troppo agli ambienti mafiosi. E così, come in un buon remake di un thriller degli anni ’30, un giornalista greco che, secondo il quotidiano ellenico Ta Nea, «aveva scoperto diversi affari poco chiari», è stato assassinato a colpi d’arma da fuoco lo scorso 19 luglio. Secondo gli investigatori, Sokratis Giolias sarebbe stato ucciso da un piccolo gruppo terroristico chiamato "La setta dei rivoluzionari". La verità è che il giornalista e blogger (troktiko.blogspot.com), ha pagato con la vita la curiosità grazie alla quale era riuscito a svelare lo stato di corruzione, ora fin troppo noto, in cui versa il governo greco.

La stampa incalza

Tuttavia, la piaga della corruzione non si limita alla Grecia. L’ultimo rapporto dell’ONG Transparency International dichiara che la corruzione è una pratica che riguarda tutta l’Europa. E sono la Grecia, l’Italia e la Spagna a rivelarsi tra i paesi più colpiti. Proprio per questo motivo, il 6 maggio scorso, il Parlamentoeuropeo ha adottato una dichiarazione con la quale si richiede una politica chiara da parte dell’Ue nei confronti di questo fenomeno. Ma, senza attendere, sono stati gli stessi media che hanno deciso fare luce sulle pratiche, troppo spesso poco chiare, dei governi. E l'hanno fatto con le parole. Senza mitragliatrice.

Nel best-of, il tagliaerbe di Alan DuncanA partire dal 2009, le inchieste del Daily Telegraph hanno svelato uno scandalo finanziario senza precedenti in Gran Bretagna, culminato con le dimissioni dello speaker della Camera dei comuni. Man mano che il quotidiano inglese diffondeva nuove informazioni, il governo di Gordon Brown sprofondava sempre di più nella più pesante umiliazione politica. Comprando un disco rigido contenente le note di spesa di tutti i parlamentari britannici, il Daily Telegraph ha dimostrato che i deputati si erano fatti rimborsare perfino la carta igienica, passando per il cibo per gatti e il tosaerba. Utilizzando i soldi pubblici, of course.

17,5 milioni di euro di bustarelle

Nel 2002, invece, i media polacchi hanno smascherato il più grande scandalo del paese dopo l'emancipazione postcomunista. Adam Michnik, il capo redattore del più influente giornale polacco, Gazeta Wyborcza, ha deciso di parlare sulla prima pagina del forte interessamento, un po’ sospetto, da parte di un produttore, LewRywin, nei confronti del contenuto editoriale del giornale. Rywin propose 17.5 milioni di euro in tangenti a Michnik e dichiarò di agire in nome di un gruppo influente, nel caso specifico si riferiva a importanti esponenti dello SDL (Alleanza della sinistra democratica), il partito di opposizione. La notizia ha scatenato un tale sisma politico che, per la prima volta in Polonia, è stata creata una commissione parlamentare. I suoi interrogatori, andati in onda in diretta sulla televisione polacca, hanno sensibilizzato l’opinione pubblica sul tema della corruzione. Ormai, numerosi politologi pensano che il “Rywingate” abbia aperto un vero e proprio vaso di Pandora: i legami tra la politica polacca, l’ambiente degli affari e le cosche mafiose sarebbero infatti molto forti e consolidati.

L'impatto mediatico cambia da nazione a nazione

È merito dell’intraprendenza della stampa, dunque, se i casi di corruzione entrano a far parte della sfera pubblica. Ma l'impatto dei media in Europa cambia da paese a paese. Un esempio positivo è quello della stampa britannica. Il vecchio ministro del Tesoro David Laws si è dimesso dal governo, dopo che (in modo abbastanza violento) il Daily Telegraph aveva sbattuto in prima pagina la riscossione indebita di 40 000 sterline (circa 47.000 euro) da parte del ministro. Il caso della Germania è ancor più impressionante: è stata sufficiente una frase, perché Horst Köhler, l’anziano presidente della Repubblica Federale Tedesca, si dimettesse a metà mandato. In Germania, insomma, basta una una riga per provocare un terremoto, mentre in Francia e in Italia, nonostante si scrivano addirittura dei libri, non è mai successo nulla. Anche se qualcosa comincia a muoversi.

In Italia il silenzio è d'oro, quindi si tace

Venerdì 11 giugno 2010, sulla prima pagina de la Repubblica, quotidiano italiano di centro sinistra, un quadrato giallo su sfondo bianco, simboleggiante un post-it, riportava la scritta: «la legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati». Tutti i media nazionali, ad eccezione di quelli fedelissimi al Cavaliere, hanno fatto fronte comune contro questo progetto di legge proposto da Silvio Berlusconi, destinato a sanzionare i giornali che rivelassero il contenuto delle intercettazioni telefoniche. Il presidente del Consiglio era quasi riuscito ad ottenere la totale impunità, ma la stampa, giocando al gioco del silenzio, ha incanalato un vento d’indignazione popolare sufficiente a far fare marcia indietro al governo.

Spesso si rivelano essere un fondamentale strumento d'indagine per la stampa

«Trotskisti» o «fascisti», la stampa francese è presa d'assalto

In Francia, sono proprio le intercettazioni telefoniche tra la ricca ereditiera francese Liliane Bettencourt e il suo commercialista, pubblicate da Mediapart, ad agitare il piccolo mondo politico-mediatico transalpino, che ha cominciato a pretendere a gran voce le dimissioni del ministro del Lavoro Eric Woerth. Senze queste registrazioni, il sito Mediapart non avrebbe potuto scrivere che la campagna elettorale di Nicolas Sarkozy potesse essere stata finanziata con i soldi pubblici. E la giustizia non avrebbe potuto aprire un'inchiesta ufficiale. Di fatto, i politici, denudati, si sono sfogati con la stampa insultandola: «trotskisti», «fascisti»; la classe dirigente non ha saputo rispondere a dovere al lavoro di investigazione dei media. «Basta!», ha tuonato Eric Woerth, pesantemente sospettato di conflitto d'interessi visto il suo precedente incarico al ministero dell'economia e le sue relazioni con la Bettencourt. Dopo una settimana, la stampa francese e quella europea hanno rivelato che il governo conta sulla benevolenza dei francesi per coprire lo scandalo. Non c’è neanche più bisogno della legge bavaglio! In Inghilterra, Eric Woerth si sarebbe immediatamente dimesso.

Foto: Stian Olsen/flickr; Eddie Dangerous/flickr; Hot Meteor/flickr; Stéfan/flickr