Trittin: «La rinascita del nucleare è fuori discussione»

Articolo pubblicato il 14 novembre 2005
Articolo pubblicato il 14 novembre 2005

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Le ricette energetiche introdotte dal governo Schröder sono esportabili, dichiara il Ministro per l’Ambiente uscente, Jürgen Trittin in un’intervista rilasciata a café babel.

La coalizione rossoverde è uscita sconfitta dalle ultime elezioni tedesche, ma Jürgen Trittin presiede ancora i ministeri dell’ambiente, della tutela ambientale e per la sicurezza dei reattori nucleari. Mentre Joschka Fischer, suo compagno di partito e Ministro degli Esteri, si è già ritirato dalla scena, Trittin riafferma la sua eredità politica: l’irreversibile uscita della Germania dal nucleare e una nuova politica energetica. Anche il suo successore Sigmar Gabriel dell’Spd ha assunto la medesima posizione: l’uscita dal nucleare non è negoziabile.

L’energia nucleare sta vivendo un periodo di rinascita. Nel mondo sono circa trenta gli impianti in costruzione, mentre la sola Polonia vuole installare tre reattori nucleari. Come si spiega l’uscita tedesca dal nucleare, quando la tendenza internazionale va nella direzione opposta?

Una rinascita dell’energia atomica è fuori discussione. La sua quota sul totale della produzione energetica europea è in diminuzione e i ripetuti tentativi dei lobbisti del nucleare volti a rilanciarla si rivelano vani. I dibattiti tra ambientalisti e lobbisti sono all’ordine del giorno: si discute di progetti ambiziosi per la costruzione di nuove centrali atomiche, mentre si biasima l’uscita della Germania dal nucleare. Le centrali nucleari non possono apportare alcun contributo rilevante nell’impedire le catastrofi ambientali, semmai comportano un grande spreco di energia. Da un’analisi più attenta risulta che i presunti grandi programmi atomici sono in realtà delle vecchie storie. Le statistiche, infatti, confermano la capitolazione del nucleare: il numero dei reattori nucleari nel mondo si è ridotto da ottantatré nel 1990, a trentasei nel 1998, fino ai ventinove attuali. Peraltro una parte di questi sono in funzione da venticinque anni: dei veri e propri reperti archeologici secondo alcuni. Da trent’anni negli Stati Uniti non vengono più costruite centrali nucleari, mentre tra gli stati occidentali industrializzati solo in Finlandia ne è in costruzione una. Attualmente la maggioranza dei Paesi europei rifiuta il nucleare o ha scelto di abbandonarlo. La lobby del nucleare chiama spesso in causa l’esempio cinese. Ma vediamo come stanno le cose in Cina. La Cina sta puntando sull’accrescimento dell’utilizzo dell’energia rinnovabile. Entro il 2010 la disponibilità energetica del Paese aumenterà di sessanta gigawattore (GWh), che saranno ricavati da fonti energetiche rinnovabili. Tale aumento equivale a dieci volte l’attuale produzione di energia elettrica generata attraverso le centrali nucleari e trenta volte la quantità che le tre nuove centrali, che dovrebbero essere installate entro il 2010, saranno in grado di dispensare.

Negli ultimi anni la Germania ha sperimentato uno straordinario boom dell’energia rinnovabile. Come reagiscono le grandi compagnie energetiche di fronte a questi sviluppi?

L’energia rinnovabile guadagna ogni anno nuove quote di mercato. Le grandi compagnie cercano in tutti i modi di contrastare questa tendenza, gli inviti ad ammortizzare le vecchie centrali vanno proprio in questa direzione. Attraverso l’ammortamento dei vecchi impianti, i produttori godono di condizioni più favorevoli per la produzione, e quindi di maggiore concorrenzialità. Con l’uscita dal nucleare e l’accordo sulle emissioni, i Rossoverdi hanno posto le condizioni per rilanciare gli investimenti nel settore energetico. Su questa base abbiamo investito quattordici miliardi di euro nelle nuove centrali a gas e a carbone, la cui capacità è quindici volte superiore a quella delle vecchie centrali nucleari. Posticipando l’ammortamento delle centrali, oltre a respingere questo processo di modernizzazione, si coinvolge anche il settore delle costruzioni ed il mercato del lavoro. Negli ultimi anni quattro grandi compagnie energetiche hanno saputo sfruttare l’occasione e sono state in grado di ricavare utili ingenti e creare migliaia di posti di lavoro.

Come è possibile esportare il processo di conversione all’energia pulita in modo da garantire all’Europa una disponibilità energetica stabile e duratura?

Le condizioni quadro della sicurezza e degli investimenti in materia economica sono strumenti utili a promuovere l’energia rinnovabile. La nostra legge sull’energia rinnovabile ha reso possibile non solo un boom straordinario, ma è anche diventata uno straordinario modello per molti paesi, europei e non. Circa quaranta paesi, tra cui Brasile, Cina e Spagna hanno adottato regolamenti che si accostano alla Eeg. È da segnalare che, laddove si promuove il miglioramento del settore energetico, come in Germania e in Spagna, l’aumento della quota energetica ricavata da fonti rinnovabili cresce e i prezzi per kilowattore diminuiscono. In Spagna e in Germania, dove la quota di energia rinnovabile sul totale della produzione energetica è rispettivamente del 20% e del 11%, i costi variano tra i 7 e 8,5 cent per kilowattore. Peraltro nei paesi il cui il settore energetico non è ben regolamentato i prezzi sono considerevolmente maggiori. In Gran Bretagna si superano i 10 cent per kilowattore, in Italia si attestano sui 15,5 cent per kilowattore.