Trattato costituzionale: la strada verso la federazione

Articolo pubblicato il 08 novembre 2004
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Articolo pubblicato il 08 novembre 2004

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La Costituzione possiede i primi elementi per la costruzione di una federazione europea. Ecco perché.

Il 29 ottobre 2004, i capi di stato e di governo hanno firmato il trattato costituzionale, elaborato dalla Convenzione europea. Il presidente della Convenzione, Valérie Giscard d'Estaing ha fatto in continuazione riferimento al suo predecessore storico: la Convenzione di Philadelphia del 1787, la costituzione più significativa della storia della democrazia, che ha partorito la federazione statunitense. La Costituzione europea rappresenta dunque un passo nella direzione degli “Stati Uniti d’Europa?" A prescindere dall’effetto simbolico, per cui si preferisce utilizzare il concetto di "costituzione", il Trattato contiene alcuni elementi al suo interno che potrebbero promuovere l’idea di una federazione europea.

Diritti fondamentali giuridicamente vincolanti

La Ue è dotata di un catalogo di diritti fondamentali giuridicamente vincolante, e precisamente nel punto principale, all’interno della Parte seconda del Trattato costituzionale. Quasi ogni Stato democratico ha una costituzione che fissa i diritti fondamentali per i propri cittadini. Ed anche se la maggioranza di critici in dottrina afferma che la Ue non rappresenta un unico popolo (o “demos”) e, conseguentemente, non può rappresentare uno Stato, il fatto di accettare un catalogo di diritti fondamentali riveste comunque un significato particolare.

Un Europarlamento sempre più forte

L'unico organo dell’Unione direttamente legittimato per via democratica, il Parlamento Europeo, fa un altro passo avanti: diviene lo strumento principale di legiferazione. Solo in casi esplicitamente determinati (soprattutto per quanto concerne la Politica Estera e di Sicurezza Comune) non ha alcun ruolo decisionale. Non gode del diritto d’iniziativa legislativa, cosa che lo distingue chiaramente rispetto ad un Parlamento nazionale. In certi casi tuttavia, può stimolare il processo legislativo. Anche se il paragone con lo Stato nazionale è troppo impegnativo, non si può dimenticare che la maggioranza delle leggi nazionali (circa il 90%) si basano su disegni di legge governativi e non su iniziative di parlamentari. L’Unione Europea è contrassegnata da un ostinato sistema di “checks and balances”: il potere legislativo, esecutivo e giudiziario sono suddivisi e controllati dagli organi corrispondenti. In campo UE non si realizza una classica separazione dei poteri alla Montesquieu. Il principio dell'equilibrio istituzionale assolve tuttavia alla stessa funzione, e ciò si va via via affermando, come ben dimostrano le dimissioni della Commissione Santer nel 1999, dopo la minaccia di un voto di sfiducia da parte del Parlamento Europeo.

Stato federale? Non ancora, ma...

L'equilibrio istituzionale è stato poi praticamente stravolto dal Trattato costituzionale, poiché il Consiglio Europeo riceve poteri di natura legislativa rilevanti senza che una corrispondente possibilità di controllo sia prevista a favore del Parlamento. E’ un aspetto che suscita perplessità, ed induce l'esperto di diritto comunitario Stefan Griller (vedi informazioni in tedesco) a parlare di “quadrato istituzionale” e di un nuovo “intergovernamentalismo sovranazionale”.

Nel quadro del Trattato costituzionale, si è tuttavia riusciti a inserire alcuni chiarimenti circa le competenze: per la prima volta c’è una specie di catalogo di competenze. L’Unione è quindi competente solo laddove sia espressamente previsto nel Trattato costituzionale. L'Unione non dispone quindi di alcuna competenza delle competenze*: ovvero non spetta a essa decidere su chi fa cosa. Il che, ancora una volta, la distingue in modo definitivo rispetto da un vero e proprio Stato federale.

Il fatto che la maggioranza qualificata divenga il principio decisionale in maggiori ambiti politici, rappresenta una delle caratteristiche principali che invece distingue la Ue da una classica organizzazione internazionale, e mostra chiaramente come questa si stia dirigendo verso uno stato federale. Il principio di unanimità non è stato tuttavia completamente abbandonato. In alcuni settori politici più sensibili, come la politica estera e la politica fiscale, gli Stati membri non si sono dimostrati pronti a levare il proprio veto nazionale. Tuttavia nel Trattato costituzionale, viene fissato il diritto dei cittadini a partecipare alla vita democratica dell’Unione ed il principio per cui le decisioni devono essere assunte avvicinandosi quanto più possibile ai cittadini europei. Non solo. Diviene possibile anche l’“iniziativa civica”: un “numero rilevante” di cittadini degli Stati membri, come minimo un milione, possono esortare la Commissione ad avanzare una proposta su alcune tematiche, in modo da far modificare per Costituzione, in base alle loro vedute, un atto giuridico dell’Unione.

La Costituzione ha in sé un grande potenziale nonostante alcuni singoli punti restino deboli, e potrebbe rappresentare il primo passo nella direzione di una federazione europea.

* Gli "Stati" che appartengono alle federazioni conservano una parte della propria sovranità, che è comunque limitata da quella che fa capo allo Stato centrale cui spetta la competenza delle competenze (es. Stati Uniti d’America).