Trasparenza dei media? La corrotta combriccola della stampa lituana

Articolo pubblicato il 01 novembre 2007
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Articolo pubblicato il 01 novembre 2007

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Media e business è un binomio inseparabile, che viaggia a braccetto dalla fine degli anni Novanta. Il mercato locale è dominato da rapporti monopolistici e i media sono nelle mani di grossi imprenditori.

(Foto: ©Marta Palacín)

«In questa immagine sembro Putin», commenta ridendo Rytis Juozapaviius mentre mostra la sua foto sulla prima pagina del giornale scandalistico Respublika. Sorride, ma allo stesso tempo sembra indignato. Il direttore della sezione lituana di Transparency International, l’organizzazione mondiale contro la corruzione, conosce bene le tattiche del giornale scandalistico lituano e per lui è diventato un dovere scoprirle e dare loro un nome.

La stampa e i suoi killer

«Il linguaggio incerto rappresenta la parola chiave del nostro giornalismo», sostiene Rytis Juozapaviius. «Invece di raccogliere i fatti, gli autori pensano semplicemente a inventare qualcosa. Ci sono giornali che procedono in maniera davvero spietata. La gente ha paura di essere pubblicamente messa alla berlina». Lo stesso Rytis Juozapaviius è già stato preso di mira dalla stampa scandalistica. «Mi odiano», afferma, paragonando a dei killer i giornalisti che hanno scritto il velenoso articolo su di lui. Ma niente lo spaventa.

In Lituania non è la vita dei giornalisti ad essere minacciata, bensì la loro etica professionale. Secondo un sondaggio curato da Tns Gallup il 57,9% dei lettori lituani leggono riviste scandalistiche come Lietvos Rytas, Vakaro Zinios, la rivista a distribuzione gratuita 15 Minutes e Respublika.

«Una delle particolarità di queste riviste è che proprietario e redattore sono la stessa persona», racconta Juozapaviius. Come nel caso di Vitas Tomkas, proprietario delle pubblicazioni Respublika e Vakaro Zinios. L’investitore Gedvydas Vainauskas stabilisce il contenuto dei suoi giornali Lietuvos Rytas e 15 Minutes. Diversamente dalle holding internazionali, che investono nella stampa lituana, Tomkas e Vainauskas sono fortemente coinvolti nella politica e nell’economia. La grande autonomia di cui dispongono conferisce loro un forte potere economico, con il quale controllano quasi tutto il mercato pubblicitario. In questo modo i giganti della stampa scandalistica sottraggono terreno alle pubblicazioni minori e indipendenti.

Denaro per una buona pubblicità

Un sondaggio di Transparency International su 500 proprietari di negozi in Lituania, pubblicato nel giugno 2007, ha evidenziato che l'80% circa degli intervistati di diverse imprese economiche, considerano corrotti i media, il 35% ha ricevuto l’offerta di acquistare la stampa attraverso circuiti di annunci e il 12% aggiunge di aver pagato per avere una buona pubblicità.

Ma una perfetta immagine della stampa non costa soltanto nell’economia. Anche la politica è parte profonda del commercio attraverso la pubblicità nascosta. «Il Governo acquista un posto nei media e vi pubblica gli articoli, che vengono redatti nei Ministeri», sostiene il famoso esperto pr Artras Jonkus. Jonkus si è assunto la responsabilità di pr in Lituania fino alla dissoluzione del gruppo petrolifero russo Yukos. Oggi dirige una ditta di consulenza di sua proprietà. I testi pr ministeriali non sarebbero definiti pubblicità. Secondo Jonkus il Ministero dell’agricoltura nella prima metà del 2007 avrebbe investito 500mila litas (poco meno di 145mila euro) in questo tipo di marketing.

Numerosi giornalisti freelance vedono un futuro in Internet. La redazione di delfi.lt, è uno dei più importanti portali online di notizie della Lituania. Secondo la capo redattrice Monika Garbaiauskait i vantaggi di Internet consisterebbero nel fatto che le riviste online e i weblog aprono nuovi canali informativi e, con la possibilità di commentare gli articoli, invitano allo scambio di opinioni. Inoltre fino ad ora questi canali non dipendono dalla pubblicità, perché solo l’8% dei 400mila milioni di litas annui (115mila euro), vengono spesi per pubblicità. Delfi.lt è finanziato da un investitore estero, il gruppo di media estone Ekspress, che non influenza la linea redazionale del portale.

Foto nel testo: Marta Palacín; ©Jorden van der Ven; ©Lena Meier)