Trapianto di testa: scienza o illusione?

Articolo pubblicato il 01 marzo 2015
Articolo pubblicato il 01 marzo 2015

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Sembra fantascienza, ma per il neurochirurgo torinese Sergio Canavero si può fare: annuncia alla rivista NewScientist il primo trapianto di testa entro due anni.

«Lo ribadisco e lo sottoscrivo. Tra un paio di anni saremo in grado di effettuare un trapianto di testa». Queste le parole del direttore del gruppo avanzato di neuro-modulazione di Torino, Sergio Canavero, sulle pagine del NewScientist. Secondo il neurochirurgo, trapiantare la testa di un individuo sul corpo di un donatore potrebbe essere la salvezza per persone colpite da cancro o da malattie nervose e muscolari che ne hanno bloccato la mobilità. La proposta è di gran lunga contestabile, per non dire inquietante. Sembra quasi di sentire un’eco giungere da un remoto maniero della Transilvania, dove un certo Dottor Frankenstein metteva in atto i suoi famigerati esperimenti.

Il 'No' della comunità scientifica

Ma al di là dei fortissimi dubbi etici, a far discutere è la fattibilità stessa del progetto. Gran parte della comunità scientifica lo ritiene assolutamente impossibile. «Non c’è niente di scientifico nella proposta di Canavero» afferma Alberto Delitala, presidente della Società Italiana di Neurochirurgia «Non ha sviluppato nessuna tecnica né fatto alcuna sperimentazione. Ci sono solo ipotesi molto vaghe e non supportate da evidenze verificabili. Non siamo certamente contro l’innovazione, ma ogni metodica nuova deve essere rigorosamente comprovata e passare il vaglio della comunità scientifica prima di essere presa in considerazione».

Il problema principale risiederebbe nel collegamento del midollo. Nel 1970, infatti, il chirurgo Robert White di Cleveland aveva già tentato un esperimento di questo genere:  aveva trapiantato la testa di una scimmia sul corpo di un'altra senza però collegare i due tronconi di midollo spinale. La malcapitata scimmia ricevente, che non poteva controllare né percepire il suo nuovo corpo - e riusciva a respirare solo con l’aiuto di una macchina - sopravvisse per nove giorni, prima di essere stroncata da una reazione immunitaria di rigetto al trapianto. 

Eppure Canavero, che promuove la sua idea già da alcuni anni, sembra sicurissimo di sé: «Penso che ora siamo arrivati a un punto in cui gli aspetti tecnici sono tutti fattibili. Se la società non lo vuole, io non lo farò. Ma se questo accade negli Stati Uniti o in Europa, non significa che non potrà essere fatto da qualche altra parte». Sulla rivista NewScientist si legge addirittura che il neurochirurgo torinese parteciperà a giugno alla conferenza annuale della Società Americana di Neurochirurgia, ad Annapolis, dove incontrerà specialisti di ogni genere: ortopedici e cardiologi, ematologi e pneumologi;  per formare l’equipe che lo affiancherà in sala operatoria.

Se il progetto andrà in porto o no, lo scopriremo entro un paio d’anni. Quel che è certo è che la medicina, almeno nelle intenzioni, sembra superare la fantascienza. Vi ricordate il film Face Off?  Nella pellicola di John Woo sono un agente dell’FBI (John Travolta) e un terrorista (Nicholas Cage) a scambiarsi il corpo, sottoponendosi a un intervento di chirurgia plastica che innesta i lineamenti di uno sulla faccia dell’altro. Il film ottenne un grande successo, emozionando ed inorridendo il pubblico.

Come reagiremmo se ci trovassimo di fronte ad un “trapianto di corpo” nella realtà, è tutta un’altra storia.