Transizione energetica: un'opportunità per l’Africa

Articolo pubblicato il 21 settembre 2016
Articolo pubblicato il 21 settembre 2016

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Tra le prove da superare sulla la via dello sviluppo, l'Africa deve ormai considerare il riscaldamento climatico come il più importante.

Gli esperti del GIEC, che si sono riuniti a Londra nel 2007 per un convegno dedicato alla ricerca di soluzioni sostenibili per affrontare l'aumento ( in parte ineluttabile) delle temperature, hanno tracciato un impietoso quadro della situazione: le popolazioni non saranno colpite tutte allo stesso modo, ci sarà addirittura qualche vincitore ( soprattutto la Russia, con l'aumento delle isoterme per la coltivazione di grano in Siberia), ma l'Africa sarà sicuramente il continente martire dell'aumento delle temperature. 

Quindi, tutti il nostro impegno deve andare a favore della transizione energetica. Come afferma chiaramente un recente rapporto del WWF (World Wild Fund for Nature), possiamo fin d'ora essere soddisfatti del carattere «irreversibile» di questa transizione. In effetti, secondo il rapporto d’attività dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), publicato nel 2016, le emissioni di CO² si sono mantenute a 32,1 Mrd di tonnellate nel 2015, anche se, nello stesso tempo, la crescita mondiale è stata del 3%. In altre parole, l’economia mondiale ha effettivamente iniziato una muta che le permette di produrre più ricchezza con una minore emissione di diossido di carbonio.

Certo, il bilancio può essere attenuato rammentando che il CO² non è il solo gas responsabile del cambiamento climatico. Tuttavia, la dinamica positiva non per questa è meno reale. Mentre nel 2014 le nuove capacità di produzione erano rinnovabili solo al 50%, nel 2015 sono passate al 90%. Inoltre, il consumo di carbone della Cina è diminuito fortemente per il secondo anno consecutivo. 

Una transizione energetica molto più favorevole all'economia e all'occupazione. In termini d’investimento, le energie rinnovabili hanno fatto convergere piÙ di 256 miliardi di euro alla fine dell'anno, senza confronto con il carbone o il gas. Corollario logico, nel mondo, sono più di otto milioni le persone che lavorano in questo settore, con i membri del G8 che sono seguiti passo passo, o addirittura superati: il Brasile impiega circa un milione di dipendenti, mentre gli Stati Uniti sono a meno di 800 000; l'India e il Giappone sono alla pari con 400 000 posti; la Cina domina con 3,5 milioni di posti di lavoro, superando di gran lunga l'Europa (1,17 milioni).

Le prospettiva sono incoraggianti anche per l'Africa, poiché la buona notizia riguarda in particolare il solare. Infatti, nel suo rapporto il WWF indica che il costo di funzionamento dell'energia solare è stato diviso per cinque in sei anni e che la tendenza dovrebbe continuare così per i prossimi 10 anni, "rendendo il fotovoltaico il modo meno costoso che esiste per generare elettricità". È per noi un'opportunaità formidabile, a condizione di riuscire a dotarsi delle infrastrutture necessarie, e trovare i finanziamenti adeguati. La sfida è importante, ma sapremo affrontarla.