Transe, film choc sull’inferno degli emigranti. In Europa

Articolo pubblicato il 23 dicembre 2006
Articolo pubblicato il 23 dicembre 2006

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Il nuovo film della 40enne regista portoghese Teresa Villeverde esce in Francia il 27 dicembre.

Da tempo immemorabile la gente viaggia. Molti non utilizzano yacht lussuosi né aerei; a volte, nemmeno la macchina. Vanno semplicemente a piedi, o con imbarcazioni che di sicuro non hanno quasi niente, se non i soldi che si sono dovuti dare ai traghettatori. Armati solo di speranza e con un solo obiettivo: trovare una vita migliore. La strada non è facile: è piena di pericoli e ostacoli. Ma la gente continua a provarci. Sono in migliaia ogni anno, e vanno ovunque, uomini e donne in cerca di un’opportunità. Anche se spesso perdono tutto lungo il tragitto. Transe, il durissimo film della regista portoghese Teresa Villaverde (in Italia nota per Acqua e sale, 2003), diventa un doloroso ritratto dell’Europa, un continente che si trasforma in territorio di miseria e sfruttamento per molti di coloro che cercano di attraversarlo.

Acclamata al Festival del Cinema di Catalogna e a Cannes 2006, Transe è la tragica storia di Sonia (interpretata da un’intensa Ana Moreira), giovane donna che lascia San Pietroburgo per imbarcarsi in un viaggio senza ritorno. Si scoprirà poco della sua storia personale. Ma lo spettatore inizierà con lei un viaggio che si concluderà in Portogallo. Numerose circostanze segneranno il suo destino e trasformeranno il tragitto in un vero e proprio calvario. Un ritratto mordace di un’Europa irriconoscibile, ma, purtroppo, reale.

Esibizione dolorosa

Il viaggio non sarà facile neanche per lo spettatore. La Villaverde, evitando di cadere in facili sentimentalismi e in messaggi semplicistici, fa una scommessa azzardata. E imposta il film in maniera radicale, senza una narrazione convenzionale, senza argomenti né denuncia sociale. La sua scelta, tanto esasperante quanto bizzarra, di scandire un ritmo lento a favore di momenti incoerenti, sconcerterà più di uno spettatore. Ma chi resiste verrà ben ricompensato. Perché Transe è una mostra cinematografica, un’opera libera e affascinate che lega la regista portoghese a cineasti come l’americano Gus Van Sant (Elephant, 2003) o il greco Theo Angelopoulos (Paesaggio nella nebbia). Un’opera cinematografica che merita di essere vista senza pregiudizi.

La prima parte del film, più metaforica e astratta, è forse la più interessante. Si fa la conoscenza di Sonia, che abbandona la Grande Madre Russia, trova il suo primo lavoro e cade nella prostituzione. Il passaggio dalla speranza all’orrore sarà repentino. La regista approfitta dei momenti di calma per filmare esterni naturali con la sua macchina da presa irrequieta. E all’improvviso cambia tutto. Un inganno, un rapimento e la schiavitù sessuale. Il film non pare più lo stesso.

Nella seconda parte, in alcuni momenti troppo stridente, si assiste all’inesorabile degradazione della protagonista. La macchina da presa è tutta sul viso addolorato della protagonista, vittima di un’autentica via crucis che l’annullerà totalmente come persona. Prima lotterà per la sua vita. Poi per la sua dignità. E infine cederà, perdendo completamente la connessione con il mondo che la circonda. Utilizzando diverse ellissi, la regista sviluppa questa parte della storia in spazi chiusi: Sonia passa così da una stanza buia scura a un bordello onirico, dal letto di un tugurio alla casa di un multimilionario con un figlio disabile mentale. E infine, arriva in Portogallo. Percorrendo la sua strada, ha attraversato mezza Europa, ma poco importa: la terra promessa non esiste e la protagonista non sa chi è né dove sta. Ha perso tutto.

Il film finisce e lo spettatore ha in mente varie immagini. Ha assistito ad una di quelle opere in cui la forma è importante quanto il contenuto: e così, in un mondo sempre più scisso, la scommessa della Villaverde non può dimostrarsi più coerente.

Il cammino dell’immigrato non è affatto facile: pieno di ombre, di domande senza risposta. E questo, appunto, è ciò che riflette Transe.

Transe, coproduzione europea di Clap Filmes (Portogallo), Gémini Films (Francia), Revolver (Italia) e Hermitage Bridge Studio (Russia).