Tra tre fuochi : l’Europa orientale tra NATO, Mosca e la PESD

Articolo pubblicato il 25 marzo 2003
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Articolo pubblicato il 25 marzo 2003

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Il trionfo del ‘mondo libero’ capitalista sul comunismo sovietico alla fine del XX secolo ha segnato l’inizio di una nuova fase nella costruzione di un’identità europea. Il Vecchio Continente vorrà estendersi di nuovo dall’Atlantico agli Urali

Istituzioni come la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, insieme con l’assistenza finanziaria e tecnica di provenienza statunitense, hanno aiutato le economie pianificate dell’ex-blocco sovietico ad allinearsi a quelle del mondo neo-liberale.

Tuttavia, nonostante il plauso che ha accompagnato la caduta del comunismo nell’ex-blocco orientale, il successivo riavvicinamento tra l’Europa occidentale e quella orientale non è stato appoggiato incondizionatamente. Se è vero che la prospettiva di ingresso nell’Unione Europea ha ricevuto un sostegno popolare entusiastico nei Paesi dell’Europa centro-orientale che sperano di aderirvi in un futuro il più vicino possibile, si teme al contempo che legami politici più stretti con un’Europa sempre più sicura di sè potrebbero non soltanto alienare gli Stati Uniti, ma anche creare delle nuove tensioni con Mosca, che continua a vedere l’integrazione europea con ambivalenza.

Il dibattito è particolarmente caldo sul tema della sicurezza e della difesa, un tema molto controverso a partire da quando, nel 1954, il progetto della CED venne scartato. Da allora, l’idea di un meccanismo di difesa europea integrata ha alimentato il timore che esso rappresenti un abbandono della sovranità nazionale, che potrebbe al limite impedire ai Paesi-membri di difendere i propri interessi nazionali, se mai questi venissero a contrastare con le priorità europee.

Malgrado queste remore, la ratificazione della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), come parte del Trattato sull’Unione Europea (1992), è stata in generale accolta favorevolmente. La conseguente elaborazione di una Politica Europea Comune di Sicurezza e Difesa (PECSD) nell’ambito della PESC è stata una delle caratteristiche peculiari del processo di integrazione più recente.

Quale sarà l’efetto di questa nuova politica sui candidati dell’Europa centro-orientale? Una comunità di difesa europea rafforzata aumenterà le fratture all’interno della NATO? Come, infine, questa politica inciderà sulle relazioni della regione con la Russia, l’antico gendarme del blocco orientale?

La difesa europea : una minaccia per la Nato?

Il processo di allargamento, cosi’ come pianificato per il 2004, vedrà l’adesione di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria, con Bulgaria e Romania a sperare di potersi unire nel 2007. Il concetto di ‘acquis communautaire’, che impedisce ai nuovi membri di mettere in discussione le politiche dell’Unioni esistenti, significa anche che ognuno di questi Stati dovrà adattarsi alle previsioni della PECSD senza eccezioni. Questo non è un passo evidente in quei Paesi dove la lealtà verso la NATO rimane forte ed ispira una certa sfiducia verso le istituzioni dell’Unione. Nonostante la PECSD sia intesa come un complemento (e non un sostituto) della NATO, sviluppo e integrazione progressivi di mezzi militari europei porteranno inevitabilmente a un cambiamento nelle dinamiche della relazione euro-atlantica.

I pianificatori militari americani hanno a lungo considerato i tentativi europei di organizzare una sicurezza collettiva come qualcosa di scarsamente necessario. All’inizio degli anni Novanta si è affermata invero l’idea che gli Europei avrebbero sviluppato un’Identità di Sicurezza e Difesa Europea all’interno della NATO. Da parte loro, i Paesi dell’Europa centro-orientale, che non avevano la possibilità di godere dei benefici dell’Unione Europea, non erano contrari all’idea che la NATO mantenesse e anzi rafforzasse il suo predominio nella sfera della sicurezza. La decisione dell’Alleanza Nord Atlantica di allargarsi ai Paesi dell’ex-blocco sovietico venne accolta con grande eccitazione. Era opinione comune che una collaborazione con la NATO (e implicitamente gli Stati Uniti) creasse un legame più diretto e apportasse benefici più grandi di una cooperazione con l’Unione Europea.

Verso la Russia con amore

Ad Est c’è la Federazione russa. Ovviamente, le sua politiche verso gli Stati dell’Europa centro-orientale sono evolute da quelle seguite all’epoca dell’URSS. La Federazione russa ha cautamente approvato la nascita della PECSD per la sua potenziale capacità di indebolire la NATO, ma anche perchè essa parla di una partecipazione russa nel tentativo di dar vita ad una sicurezza collettiva. La ‘Strategia Comune’ dell’Unione Europea crea una base formale per la cooperazione strategica tra la Russia e l’Unione e allude alla futura formazione di un’area di libero scambio tra le due entità.

Ciononostante, e nonostante le posizioni ufficialmente assunte, Mosca resta sospettosa della comunità di sicurezza europea, tanto da essere stata accusata di condurre campagne di "disinformazione" in Europa orientale, col fine di minare le politiche europeo-occidentali. In aggiunta, sentimenti euroscettici e pro-moscoviti continuano ad essere elevati nei Paesi dell’Europa orientale, un fatto che pone un pericolo certo limitato, ma potenzialmente pericoloso, ad ogni forma di integrazione di stampo occidentale.

Una conseguenza molto significativa dell’allargamento del 2004 sarà l’ingresso della ‘polveriera’ dei Balcani Occidentali nel contenitore europeo, se non come membri ufficiali, almeno come vicini dei nuovi membri dell’Unione. La PESD avrà certamente un effetto di spillover in queste regioni, foss’anche solo psicologico. Iniziative esistenti dell’UE, come la Missione di Monitoraggio, creata per controllare gli sviluppi politici e di sicurezza nei Balcani, non possono che aumentare la loro legittimità da una più estesa cooperazione all’interno dell’Unione. Inoltre, come ha voluto sottolineare il Ministro sloveno degli Affari Esteri, Dimitri Rupel, i nuovi membri slavi dell’Unione (Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia) assicureranno un utile collegamento con le regioni slave nell’Europa Sud-orientale, potenzialmente più instabili.

La debolezza della PECSD sono molte e di varia natura. In modo particolare, essa soffre di una cronica carenza di fondi, a causa della riluttanza dei vari Stati membri ad aumentare le spese militari. Questa riluttanza pone un serio problema alla presenza dell’Unione sulla scena internazionale, come hanno dimostrato il conflitto in Bosnia e la crisi del Kosovo. La PECSD minaccia anche di indebolire la partecipazione statunitense in Europa e di incrementare le paure russe quanto allo slittamento della sua sfera d’influenza.

Tuttavia, non si tratta di problemi insormontabili; dall’altro lato, la PECSD sarà vitale non solo per lo sviluppo futuro dell’Unione Europea come attore internazionale, ma anche per la sua crescita nelle menti dei suoi abitanti, attuali e futuri. Come ha detto il capo della diplomazia polacca, Wladislaw Bartoszenski: la PECSD aiuterà "l’Unione ad essere più credibile per i suoi cittadini".