Tra folk e sogni: l'indie libanese dei Postcards

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 10 febbraio 2016

Quattro ragazzi della periferia di Beirut, un mix di canzoni ispirate alla natura, all’amore e alla nostalgia per ciò che si è perso. All'esordio del loro primo tour italiano, con un live al Bolazzi Bistrot di Palermo (mercoledì 10 febbraio), siamo andati a conoscere i Postcards per scoprire di più sulla loro musica. 

Sei tracce dai nomi evocativi e un sound folk dalle tinte malinconiche e sognanti: è questo che ci regala What Lies So Still, il secondo EP della band indie-folk libanese Postcards, pubblicato nel 2015 e disponibile su bandcamp. Julia Sabra (ukulele, mandolino, chitarra e voci), Marwan Tohme (chitarra e voci), Pascal Semerdjian (batteria, armonica e voci) e Rany Bechara (basso, tastiera e voci) hanno iniziato a suonare insieme nel 2012. Dai pub di Beirut, i quattro talentuosi, giovani amici hanno portato la loro musica in giro per tutto il Libano e tornano ora per la seconda volta in Europa.

Dopo un primo tour in Gran Bretagna, Francia e Portogallo – che li ha visti sul palco di festival quali Wilderness, Byblos International e Wickerpark, e a fianco di band come i Beirut, – i Postcards arrivano per la prima volta in Italia, con 12 date lungo lo Stivale. In occasione del loro concerto al Bolazzi Bistrot di Palermo il 10 febbraio, Julia e Marwan hanno accettato di chiacchierare con noi per raccontarci tutto del loro progetto musicale.

cafebabél: Come è nato il vostro gruppo: cos’è questo progetto musicale e qual è la vostra storia?

Julia: Noi siamo in quattro – io, Marwan, Pascal e Rany. Marwan e Pascal sono cugini, e hanno conosciuto Rany ancora da ragazzi: andavano nella stessa scuola e si divertivano insieme. Poi, nell’estate 2012, ci siamo incontrati tutti a casa di un amico comune. Siamo andati in un campeggio sulla spiaggia e due settimane dopo sono nati i Postcards, perché abbiamo subito sentito che fra noi era scattato qualcosa. Amiamo lo stesso genere di musica folk, e da subito abbiamo deciso di voler scrivere pezzi nostri. Volevamo fare qualcosa di diverso dal panorama di molte band libanesi, che invece si limitano a suonare cover di altri gruppi.

cafebabél: Nella vostra biografia e in molte delle recensioni che vi riguardano siete definiti come un gruppo indie folk. Voi come vi definite? Quali sono le band che più influenzano la vostra musica e il vostro modo di suonare?

Julia: È difficile a dirsi. Amiamo moltissimo il folk, quindi probabilmente direi folk rock. Ma siamo anche molto pop: le canzoni hanno melodie semplici da cantare, e il nostro sound ha decisamente qualcosa di "dreamy"… quindi direi folk-rock-dream pop. Ci sono moltissime band che amiamo: i Fleet Foxes, per dirne una, ma anche cantanti folk più datati come Nick Drake e Vashti Bunyan. Poi, invece, ci sono sound completamente diversi come quelli dei Sigur Rós e dei Beach House. La nostra musica è un mix di tutti questi generi e influenze.

cafebabél: Si può dire che l'indie folk sia un genere molto occidentale, nato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Generalmente sono le band europee e americane a ricercare sound più tradizionali e orientali: nel vostro caso, invece, sembrate aver fatto il percorso opposto. Com’è suonare questo genere venendo da un background orientale come quello libanese?

Julia: È una domanda che ci fanno molto spesso. Suppongo che in qualche modo sia strano – venendo dal Libano – il fatto che non cantiamo in arabo e che ci siano così poche influenze orientali, in termini di sound, nella nostra musica. In realtà penso che la musica che ami suonare dipenda molto dalla musica che ami ascoltare. Nel nostro caso, anche se siamo cresciuti circondati da musica orientale, abbiamo sempre ascoltato questo tipo di indie folk che potevamo trovare sul web. Quindi è questo che viene fuori quando scriviamo, magari senza rendercene conto. Anche l'ambiente naturale del luogo da cui proveniamo, quelle montagne alla periferia di Beirut che hanno ispirato specialmente il nostro primo EPLakehouse, sono molto occidentali. C’è un sacco di verde, e formaggio, è freddo d’inverno, e talvolta c'è anche la neve. Insomma, non veniamo dal deserto coi cammelli! (Ride.)

Dall'album Lakehouse (2013).

cafebabél: Proprio riguardo il vostro primo EP, Lakehouse, avete detto in un’intervista che è stato pensato come un modo per condividere con l’ascoltatore l’esperienza della natura che vi circonda: parlate di montagne, laghi, alberi ed amanti. Di cosa parla invece What Lies So Still? C’è un tema che vi ha ispirato in questo secondo lavoro? 

Julia: A differenza di LakehouseWhat Lies So Still non segue un tema vero e proprio. Piuttosto, le varie tracce sono legate fra loro da un’atmosfera particolare, un modo di sentire che le unisce. È un disco che parla di nostalgia in modo sognante, dove anche nelle tracce più spensierate c’è sempre un miscuglio di felicità e tristezza. Le canzoni parlano di amore, vita, perdita… temi universali che ritrovi ovunque, visti con i nostri occhi.

cafebabél: Cosa potete dirmi invece dei vostri progetti futuri? State già lavorando a qualcosa di nuovo?

Marwan: Assolutamente sì! Stiamo scrivendo nuovi pezzi, e tre di questi sono già in scaletta nei live del nostro tour attuale. Speriamo di riuscire a registrare il nuovo disco entro la fine dell’anno, quando avremo terminato le date in Europa. Per le registrazioni ci appoggiamo ad uno studio indipendente di Beirut, il Tunefork, e in particolare lavoriamo con Fadi Tabbal, che è anche il nostro produttore. È un ottimo tecnico, lo abbiamo coinvolto ad ogni passo della creazione di What Lies So Still ed in generale ci piace consigliarci con lui ogni volta che scriviamo qualcosa di nuovo, per avere il suo parere ed essere sicuri che sia coerente col nostro progetto.

cafebabél: C’è una domanda più generale che ci piacerebbe farvi, riguardo la vostra identità di artisti. Il Libano, almeno indirettamente, è coinvolto in una gigantesca crisi politica e culturale che interessa le Nazioni vicine. Cosa vuol dire essere un musicista nel vostro Paese in questo momento? Che posto hanno l’arte e la musica nella società libanese attuale?

Marwan: A dire il vero da qualche anno a questa parte la scena musicale libanese è cresciuta incredibilmente! Un sacco di persone hanno avuto l’opportunità di uscire fuori, mostrare il loro talento e fare quello che amano: anche noi abbiamo iniziato così, circa due anni fa. Non si può dire che politicamente siamo condizionati in questo senso. Certo, non è semplice riuscire a vivere solo con la musica, ognuno di noi ha anche un secondo lavoro, ma sono anche convinto che la nostra generazione sia la prima che sta riuscendo ad uscire dal Libano con successo dal punto di vista artistico. Sinceramente, penso sia un momento fantastico per essere un artista in Libano. Tutto sta succedendo ora e c’è un grande cambiamento che sta avvenendo rispetto alla mentalità dei nostri padri e dei nostri nonni. La nostra generazione conserva un lato tradizionale, ma allo stesso tempo si avvicina e guarda sempre di più ai Paesi europei.

cafebabél: E infatti è già la seconda volta che venite in tour in Europa! Come è stata questa esperienza per voi finora? Vi sta piacendo questa nuova tappa italiana?

Marwan: È stata ed è un'esperienza unica. Ogni Paese è unico e persino ogni volta nello stesso Paese è a suo modo unica. È molto diverso incontrare altri popoli e culture in questa maniera, rispetto a quando ti trovi a chiacchierare con un turista straniero in un pub. Durante il tour, anche se brevemente, vivi in quei luoghi e con quelle persone, ed è straordinario. Oggi è il nostro terzo giorno in Italia, e visti i ritmi serrati purtroppo abbiamo poco tempo per visitare i posti, ma stiamo amando tutto quello che vediamo: la gente, la natura, il cibo. Domani sarà il nostro primo giorno libero e non vediamo l’ora di andarcene un po’ in giro! Poi, l'appuntamento è per mercoledì a Palermo.

Dopo questa chiacchierata, noi di cafébabel Palermo vi aspetteremo sicuramente per il live: siamo sicuri che ne varrà la pena.

Where the Wild Ones, singolo del 2014.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Palermo.