tra Felipe VI e la III Repubblica

Articolo pubblicato il 09 giugno 2014
Articolo pubblicato il 09 giugno 2014

Dopo l'ab­di­ca­zio­ne di Juan Car­los I, re di Spa­gna, in mi­lio­ni sono scesi nelle piaz­ze di tutto il Paese per chie­de­re un re­fe­ren­dum che con­fer­mi la mo­nar­chia par­la­men­ta­re o isti­tui­sca la III Re­pub­bli­ca spa­gno­la. La Spa­gna sarà re­pub­bli­ca­na?

Alla no­ti­zia del­l'ab­di­ca­zio­ne di Juan Car­los I, dopo 39 anni di ca­ri­ca, molti col­let­ti­vi e forze della si­ni­stra hanno lan­cia­to un ap­pel­lo af­fin­ché la po­po­la­zio­ne spa­gno­la scen­desse per stra­da e ri­ven­di­cas­se un re­fe­ren­dum per sce­glie­re il mo­del­lo di stato per il pro­prio Paese: con­ti­nua­re ad es­se­re una mo­nar­chia o con­ver­tir­si in una re­pub­bli­ca? 

La ve­ri­tà è che la mag­gio­ran­za della po­po­la­zio­ne spa­gno­la, che si ag­gi­ra in­tor­no al 70%, non ha mai vo­ta­to per espri­me­re o meno il suo con­sen­so al re. Don Juan Car­los as­sun­se la ca­ri­ca di capo dello Stato nel 1975 ma, solo dopo, nel 1978, venne ra­ti­fi­ca­ta dalla Cos­ti­tu­zione spa­gno­la. In ogni caso, nes­sun cit­ta­di­no spa­gno­lo, oggi di età in­fe­rio­re a 54 anni, ha vo­ta­to la Magna Carta. In Spa­gna, il tema della Co­ro­na apre ri­cor­ren­ti di­bat­ti­ti, non tanto tra mo­nar­chia e re­pub­bli­ca, quan­to tra re­pub­bli­ca e juan­car­li­smo: molti ap­pog­gia­no Juan Car­los ma non il si­ste­ma mo­nar­chi­co e, ancor meno, la su­cce­ssione del fi­glio, il prin­ci­pe Fe­li­pe. Gli scan­da­li che negli ul­ti­mi tempi hanno coin­vol­to il mo­nar­ca (ca­du­te di stile, aman­ti, cac­cia al­l'e­le­fan­te), som­ma­ti a quel­li che hanno visto pro­ta­go­ni­sti i mem­bri della fa­mi­glia reale (sua fi­glia, la In­fan­ta Cri­sti­na, e suo ge­ne­ro, Iñaki Ur­dan­ga­rín, in­da­ga­ti per il Caso Nóos), non hanno fatto altro che in­fan­ga­re la sua cre­di­bi­li­tà e ri­dur­re il con­sen­so po­po­la­re, che resta pur sem­pre forte. 

Il regno di spa­gna deve con­ver­tir­si in una re­pub­bli­ca?

La de­ci­sio­ne del re ri­sa­le allo scor­so 5 gen­na­io, gior­no del suo 76e­si­mo com­plean­no. Gli unici ad es­se­re a co­no­scen­za della sua ab­di­ca­zio­ne erano il Pre­si­den­te del Go­verno, Ma­riano Rajoy, e il lea­der del­l'op­po­si­zio­ne, non­ché se­gre­ta­rio ge­ne­ra­le del PSOE, Al­fre­do Pérez Ru­bal­ca­ba. Il se­gre­to è stato man­te­nu­to sino alle Eu­ro­pee in modo da non in­ter­fe­rire con la cam­pa­gna elet­to­ra­le.

La stan­ga­ta del PP e del PSOE (for­ma­zio­ni po­li­ti­che so­ste­ni­tri­ci del bi­pa­ti­ti­smo in Spa­gna), in­cas­sa­ta alle ele­zio­ni del 25 mag­gio, sem­bra de­li­nea­re il mo­men­to per­fet­to per il "cam­bio della guar­dia". I due par­ti­ti sono crol­la­ti alle Eu­ro­pee, per­den­do in to­ta­le 5 mi­lioni di voti ma man­te­nen­do co­mun­que l'80% dei seggi al Par­la­men­to spa­gno­lo. Il PP e il PSOE sono i ba­luar­di del­l'i­sti­tu­zio­ne della mo­nar­chia in Spa­gna (i loro lea­der si sono pro­di­ga­ti nel di­fen­de­re la fi­gu­ra del re e quel­la del prin­ci­pe) e, per­tanto, vo­glio­no che la suc­ces­sio­ne del fi­glio Fe­li­pe sia una prio­ri­tà e che il pas­sag­gio sia ra­pi­do, per evi­ta­re che la Spa­gna cada in una grave crisi isti­tu­zio­na­le. Il loro af­fan­no è com­pren­si­bi­le, te­mo­no il peg­gio alle pros­si­me ele­zio­ni ge­ne­ra­li e un ri­tor­no in auge dei par­ti­ti di si­ni­stra, chia­ra­men­te an­ti­mo­narchici.

La Iz­quier­da Unida (IU)Po­de­mos e la Es­que­rra Re­pu­bli­ca­na de Ca­ta­lun­ya (ERC), che hanno ac­cre­sciu­to il loro peso po­li­ti­co alle vo­ta­zio­ni del 25 mag­gio, sono i tre par­ti­ti che più si sono at­ti­va­ti dopo la no­ti­zia del­l'ab­di­ca­zio­ne del re. Cayo Lara, coor­di­na­tore fe­de­rale del IU, spie­ga che è giun­to il mo­men­to di in­di­re un re­fe­ren­dum per­ché "il po­po­lo scel­ga la mo­nar­chia o la re­pub­bli­ca" e allo stes­so tempo af­fer­ma che "è in­con­ce­pi­bi­le che nel XXI se­co­lo si con­ti­nui a par­la­re di di­rit­to di san­gue". Il lea­der di Po­de­mos, Pablo Igle­sias, esige un re­fe­ren­dum sulla mo­nar­chia e di­chia­ra: "se il Go­verno crede che Fe­li­pe di Bor­bo­ne ha il con­sen­so della cit­ta­di­nan­za, che si vada alle urne". ERC ha in­vi­ta­to tutti i re­pub­bli­ca­ni della Ca­ta­logna a ma­ni­fes­tar­e pa­cifi­ca­men­te nelle piaz­ze. Per­si­no dal Par­ti­do Na­cio­na­lis­ta Vasco (PNV) e dalla Con­vergència i Unió (CIU), grup­pi con­ser­va­to­ri na­zio­na­li­sti ba­schi e ca­ta­la­ni, giun­go­no se­gna­li di ap­pog­gio al cam­bia­men­to.

Dare al po­po­lo spa­gno­lo l'op­por­tu­ni­tà di sce­glie­re: que­sto è quel­lo che gio­va­ni e meno gio­va­ni spa­gno­li chie­do­no nelle piaz­ze. In tutta la Spa­gna e in molte ca­pi­ta­li eu­ro­pee si sono svol­te ma­ni­fe­sta­zio­ni a fa­vo­re della re­pub­bli­ca e del di­rit­to del po­po­lo spa­gno­lo di sce­glie­re il pro­prio mo­del­lo di stato. Al grido di "I Bor­bo­ni ai bur­ro­ni", "Juan Car­los Primo di Fran­co è cu­gi­no" o il clas­si­co "La Spa­gna, al­l'al­ba, sarà re­pub­bli­ca­na", mi­lio­ni di per­so­ne si sono ri­ver­sa­te nella ma­dri­le­gna Puer­ta del Sol, così come in più di 60 città spa­gno­le. Al­cu­ni ma­ni­fe­stan­ti hanno espres­so le loro opi­nio­ni a Ca­fé­Ba­bel

An­drés, ar­chitetto di 29 anni, fa sa­pe­re: "Noi, spa­gno­li, dob­bia­mo poter de­ci­de­re at­tra­ver­so un voto po­po­la­re se vo­glia­mo che il prin­ci­pe Fe­li­pe sia il no­stro re", af­fer­ma­zio­ne che sin­te­tiz­za il pen­sie­ro ge­ne­ra­le della ma­ni­fe­sta­zio­ne che ha riem­pi­to Puer­ta del Sol a Ma­drid, nel cuore della ca­pi­ta­le. Dal canto suo, Ma­til­de, stu­den­tes­sa di 22 anni, con­fer­ma di es­se­re lì per­ché vuole eleg­ge­re il capo dello Stato, no­no­stan­te si di­chia­ri aper­ta­men­te per Juan Car­los: "Io ero juan­car­lis­ta per mia madre e per­ché credo che il re abbia fatto tanto per la de­mo­cra­zia in Spa­gna, però, ades­so, tocca a noi de­ci­de­re a chi af­fi­da­re que­sto com­pi­to". Jaime, un altro ma­ni­fes­tan­te, il­lu­stra un punto di vista di­ver­so: "Nel XXI se­co­lo, in un paese che si de­fi­ni­sce de­mo­cra­ti­co, ci si può an­co­ra per­met­te­re di tra­man­da­re il po­te­re di padre in fi­glio? Vo­glia­mo la re­pub­bli­ca. Ora!". An­to­nio, in­ge­gnere di 31 anni, pun­tua­liz­za "io vo­te­rei Fe­li­pe come Pre­si­den­te della III Re­pubbli­ca spa­gno­la, è da una vita che si pre­pa­ra a go­ver­na­re, pero vo­glio il di­rit­to di elegger­lo".

Ecco una delle gran­di con­trad­di­zio­ni della so­cie­tà spa­gno­la: al­cu­ni vo­glio­no la re­pub­bli­ca, altri la mo­nar­chia, però, so­prat­tut­to tra i più gio­va­ni, esi­ste una cor­ren­te che chie­de di po­ter­si pro­nun­cia­re at­tra­ver­so un re­fe­ren­dum, anche se il fu­tu­ro pre­si­den­te della III Re­pub­bli­ca s­pa­gno­la do­ves­se es­se­re Fe­li­pe VI. In so­stan­za, quel­lo che la mag­gio­ran­za degli spa­gno­li vuole, ed è scesa in piaz­za per ri­vern­di­car­lo, è il di­rit­to di sce­glie­re il mo­del­lo di stato e di eleg­ge­re il pre­si­den­te.