Tra escort e incertezza... disamichiamoci! Le unword 2009

Articolo pubblicato il 23 dicembre 2009
Articolo pubblicato il 23 dicembre 2009
Impresa ardua, quella che volenterosi ci proponiamo. Babeliani di ogni dove, spronati dalla redazione centrale a Parigi e da quelle locali sparpagliate in giro per l'Europa, si sono proposti di riassumere in una sola parola un anno intero, o come dir si voglia, 365 giorni, 8769 ore o poco più di 3 milioni di secondi. Pronti? Via!

Innanzitutto una considerazione di partenza: sembra che la maggiorparte delle parole selezionate abbiano un'accezione negativa. Così come "unfriend" la parola del 2009 per l'edizione americana dell'autorevole dizionario inglese della Oxford University Press. Come ci spiega Nabeelah, la responsabile della versione inglese di Cafebabel: «Chiediamo subito il nome a chi incontriamo, per poterlo aggiungere ai nostri contatti (Facebook e messaggerie varie). Allo stesso modo, con un processo parallelo, siamo altrettanto svelti a recidere bruscamente questi legami, cancellare e rimuovere amici». O come vuole il neologismo inglese, a "dis-amicarci". In inglese suona meglio, ammettiamolo. Forse perché siamo di fronte ad un vero neologismo creativo, che ha il sapore di un aggettivo moderno ("unkind", "unheard of", "unlawful"...), visto che come prefisso verbale non è molto diffuso: ad esempio abbiamo "unclasp", "untie" ma soprattutto "Unbreak my heart" (cantava Tony Braxton). Al tempo stesso recupera un'accezione verbale ormai desueta, diceva già Shakespeare: "Needs must I under my transgression bow (once unkind befriends me now)". Insomma tutti d'accordo? No, siamo solo all'inizio.

Le parole che ci hanno più contorniato ultimamente, ripetute a iosa tra le pagine dei giornali di tutto il continente, manco a dirlo, sono state "recessione", "disoccupazione" e "referendum". Impregnata della stessa vena non proprio ottimista si dice Dana, che per la sua Lettonia sceglie come parola dell'anno "sabrukums", ossia "crollo". Sopresi? Wladek, membro della nostra redazione polacca sceglie "incertezza", caretteristica comune, secondo lui, di qualsivoglia situazione di crisi, che sia economica, politica o sanitaria.

Incertezza che a sua volta genera o mette in risalto fenomeni come il "nepotismo", lemma scelto da Jane, responsabile di Cafebabel en français. Secondo la quale ultimamente la politica francese si sarebbe troppo invischiata in dinamiche non proprio trasparenti.

Ma che dire allora delle vicende patrie? Ahinoi. In onore del cavaliere, gli italiani scelgono "escort". A me ricorda molto: "Pikachu, scelgo te!". Per chi di voi ha avuto fratellini di fronte ai cartoni delle 16 o bambini nell'età giusta una decina di anni fa, l'espressione farà il suo effetto. Ce lo siamo meritato?

In Germania i babeliani hanno scelto "kopftuchmädchen", signorina con velo. Neologismo coniato da Thilo Sarrazina, membro del consiglio di amministrazione della Bundesbank, esprimendosi sul tema della regolarizzazione degli immigrati (a riprova del fatto che anche i tedeschi possono fare figuraccie).

Katha invece, la babeliana redattrice tedesca propende per “Westerwilli”: Willy è l'amico dell'ape Maja (l'ape Merkel) e Westerwelle è il nome del nuovo ministro tedesco degli affari esteri, liberale. I colori combinati sono molto apesi: giallo liberale e nero conservatore.

Michaeli dalla Slovacchia riassume la situazione del suo paese con "jazyk", ossia lingua. Lo slovacco, lingua nazionale, è stato infatti oggetto durante l'estate di una nuova legge molto criticata all'estero, che prevede l'utilizzo obbligatorio dello slovacco nell'amministrazione pubblica, a meno che nel distretto la popolazione appartenente ad una minoranza linguistica non superi il 20%. A prima vista questa non sembrerebbe una misura oltremodo discriminatoria, ma la situazione tra Slovacchia e Ungheria è molto tesa, proprio a causa delle rispettive minoranze linguistiche che vivono nei due paesi e questa nuova legge non facilita certo l'armonia dei rapporti reciproci.

Cyrielle dal Belgio opta per "uniformité", ossia conformarsi, uniformarsi per cercare di evitare conflitti che attanagliano invece il regno di Albert II «a causa delle diversità linguistiche, nonostante il fatto che esistano situazioni di multiculturalità simili e ben più armoniche in molti paesi, tra cui Svizzera, Canada o Spagna». La redazione locale di Bruxelles và ancora più in là, scegliendo "identité", apparentemente un bene scarso, nel paese delle gauffres e patatine fritte.

Un barlume di speranza? Un accenno di ottimismo? Mauro, dalla Catalogna, ritiene che la parola da scegliere per il 2009 sia "tripletta", in onore delle tre clamorose vittorie calcistiche del Barcelona. Fan del Barça e simpatizzanti, rallegratevi: almeno qualcuno felice per questo 2009 l'abbiamo trovato!