Tony Canto : «Sì, sono un siciliano!»

Articolo pubblicato il 13 maggio 2011
Articolo pubblicato il 13 maggio 2011
Autore, compositore, cantante e musicista, ma prima di tutto ciò Tony Canto è siciliano. Personaggio ibrido, un po’ Ulisse e un po’ Don Chisciotte, con i piedi ben piantati sulla sua Terra. Il suo nuovo album Italiano Federale è una sorta di manifesto rivoluzionario per lo spirito e le orecchie.

Piazza Caprera, fine giornata, un’oasi di pace in cui risuonano le risa di due amici che si prendono in giro, il borbottare di una vecchia vespa e il tintinnio delle tazze di caffè o dei bicchieri di vino. Gli aranci in fiore nei giardini vicini emanano il loro profumo dolciastro. Provate a chiudere gli occhi e vi ritroverete sulla piazza di una cittadina nel cuore della Sicilia. Seduti alla terrazza di un caffè, berretto appoggiato sulla testa, Tony Canto arriva direttamente da Messina. Uno stile da saltimbanco, pantaloni di tela, camicia di lino, bretelle, colui che si definisce come un «canzoniere» fa tappa a Roma durante il suo viaggio attraverso "l’Italia federale".

L’Italia federale è come il ghiaccio bollente

Italiano Federale è il titolo del suo ultimo album, spiega, è l’espressione di una contraddizione, un «ossimoro». Dire italiano federale è come parlare di «ghiaccio bollente». «È un modo ironico di sottolineare un’assurdità politica alla quale vogliono farci credere» precisa con voce calma e posata, deliziosamente dipinta d’intonazioni siciliane. Il termine federalismo oggi in Italia è legato al retaggio del programma politico della Lega Nord, partito che difende l’autonomia regionale, in un paese diviso tra nord e sud. «È da 20 anni che ci raccontano sempre la stessa storia, ormai non ci crede più nessuno» dice al tempo stesso lucido, divertito e disilluso. Tony Canto nel suo disco racconta proprio questo: assurdità e contraddizioni.

Nel momento in cui parliamo, nella zona di Lampedusa, estremità isolata della Sicilia, centinaia di immigrati sbarcano sulle coste europee, speranzosi di aver messo piede sulla terra promessa, come gli italiani che, ai tempi della grande emigrazione, abbandonarono tutto per imbarcarsi verso il nuovo mondo. «Ho voluto riprodurre questo personaggio» mi dice Tony Canto mostrandomi la copertina dell’album. «Vedi, è seduto su una scatola di cartone come i vecchi emigrati attendevano le navi sulle banchine. Ma invece di andare in America, il personaggio in questione va a Brescia, nello Stato del Lombardo-Veneto… poi mi sono azzardato a spingere il concetto ancora più in là…» Estrae con un sorriso malizioso il libretto del disco: copertina viola sgranata e scritta in tinta oro "Passaporto Italiano Federale". «È come se fosse necessario un passaporto per viaggiare da una parte all’altra dell’Italia di oggi». Intanto, sempre mentre discutiamo, l’Europa cavilla sulla validità dei permessi di soggiorno umanitari all’interno dello spazio Schengen…

«Un siciliano all’estero è come Ulisse che vuole rientrare a Itaca»

Viaggiare liberamente sì, ma lasciare la propria terra no. Tony Canto è categorico: «nun mi ni vaju» (non me ne vado, in dialetto siciliano) uno dei titoli dell’album Italiano Federale. «Di qui non mi muovo» insiste. La spiegazione la si trova nelle parole dell’altra canzone-simbolo del disco, Il Superstite. «I siciliani si lamentano sempre, dicono che in Sicilia non c’è niente che funzioni, che tutto è difficile… I siciliani all’estero fanno finta di stare bene, in realtà la maggior parte di loro non smette di ripetere che quando saranno vecchi rientreranno a morire nella loro Terra, la Sicilia». Il suo sguardo si perde un attimo nel vuoto, l’occhio brilla, per poi continuare: «un siciliano all’estero è come Ulisse che vuole rientrare a Itaca, è un Don Chisciotte. “Superstite” è il sopravvissuto, colui che è riuscito a trovare il versante ironico della vita, a ridere delle difficoltà del quotidiano… è per questo che mi sento il “superstite”.*

Tony Canto è al tempo stesso musicista e cantautore, per lui è un po’ come essere un membro dei “carbonari”, società segreta del XIX secolo che a Napoli contribuì all’Unità d’Italia. «In fondo il mio album è molto garibaldino», riconosce, anche se giura che si tratta di un puro caso se il suo disco è uscito pochi giorni dopo le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Un po’ «carbonaro», un po’ «global-siculo», Tony Canto è un rivoluzionario nell’ombra all’interno del panorama musicale italiano. Con la chitarra, il piano o con la penna alla mano, ha collaborato in veste di musicista, autore, arrangiatore, produttore con Toto Cutugno, Joe Barbieri, Mario Venuti, Patrizia Laquidaria, Alessandro Mannarino… Troppo spesso rimasto nel dietro le quinte, con questo terzo album Tony Canto lascia improvvisamente esplodere ciò che ha maturato nel corso degli anni, senza censure, né nelle parole, né nelle melodie. Italiano Federale si conclude col titolo Ti amo Italia, «un inno alla contraddizione di questo paese». «In questo brano faccio riferimento al fatto che da un lato l’Italia invia i suoi soldati in missioni di pace, vantandosi di esportare la democrazia e dall’altro predica l’odio e l’intolleranza all’interno del Paese». Si sistema il berretto e riprende: «L’Italia è un paese pieno di contraddizioni, ma in realtà sono contraddizioni indotte dai messaggi mediatici, poiché gli italiani sotto sotto non sono così». Scende la notte, Piazza Caprera, Tony Canto, menestrello del ventunesimo secolo deve proseguire la sua strada. Chitarra in spalla, parte a cantare in un piccolo locale della capitale tutto il suo amore per questa Italia, tanto bella quanto contraddittoria.

Italiano Federale, prodotto da un’etichetta indipendente romana Leave, è il terzo album di Tony Canto, dopo Il Visionario e La strada.

Foto: concessione di Toni Canto