Tolleranza-zero o permissivismo, ecco il dilemma

Articolo pubblicato il 03 luglio 2006
Articolo pubblicato il 03 luglio 2006

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Procurarsi crack o anfetamina potrebbe diventare semplice come acquistare una pastiglia di aspirina? La legislazione oscilla tra la repressione, la tolleranza e la terapia continuata.

Il consumo delle droghe si basa su un traffico che ha come prime vittime i paesi poveri. La differenza non lascia dubbi: 1 etto di fiori di papavero produce 1 chilo di morfina. Che rende al contadino 2000 dollari. Una volta trattata con l’anidride acetica, dalla morfina si ricaverà 1 chilo di eroina, venduto a 200.000 dollari all’ingrosso e a 2 milioni di dollari al dettaglio. Ma il confine tra i paesi del Nord e del Sud tende ad allentarsi: nelle strade di Bogotà, La Paz o Kabul si assiste ormai ad un’esplosione del loro consumo, soprattutto tra i più giovani.

Scontri e disaccordi

La polemica tra i sostenitori e gli oppositori alla legalizzazione è spesso all’origine di una certa confusione di termini. La depenalizzazione propone di legalizzare il consumo delle droghe continuando invece a porre sanzioni sulla loro vendita e distribuzione. La depenalizzazione non risolverebbe quindi il problema del contatto tra le persone drogate ed i traffici illeciti.

I favorevoli alla legalizzazione propongono di rendere legale il trattamento delle droghe, affinché lo Stato ne controlli tutta la catena di produzione e distribuzione. Ciò permetterebbe sia di allontanare i consumatori dai trafficanti che di ottenere una migliore informazione sul contenuto dei prodotti. Le controindicazioni e i pericoli di un uso eccessivo sarebbero chiaramente precisati, come nel foglio illustrativo di un qualunque medicinale. Ma questa lodevole volontà d’informare non impedisce l’emergere di nuovi traffici illeciti di nuovi prodotti non controllati, che sfuggono alle tasse.

Il problema della legalizzazione non è tanto quello di mandare un “cattivo” messaggio ai tossicodipendenti. Si tratta piuttosto del fatto che tale messaggio è in contraddizione con la tematica della sanità pubblica. Tra colpevolizzazione e protezione, a seconda dei casi i tossicodipendenti sono considerati delle vittime o dei delinquenti. Le legislazioni anti-droga devono agire conciliando gli obiettivi della riduzione dei rischi con la lotta contro il crimine

Punire i trafficanti o i consumatori ?

Il problema della droga non può che essere considerato una problema mondiale. Ce lo ricorda l’esempio dei Paesi Bassi, spinti a constatare il loro isolamento sulla scena internazionale. Se la politica tollerante adottata dall’Aia non ha portato ad un aumento nel consumo nei Paesi Bassi, il paese è però diventato un punto centrale del traffico e si vede ormai costretto ad adottare delle misure più strette.

L’Ue deve giocare il suo ruolo nell’elaborazione di un nuovo approccio mondiale verso i traffici di droga.

Ma i due obiettivi in agenda per la lotta alla tossicodipendenza nel periodo 2005-2012 sembrano piuttosto vaghi: agire sull’offerta e gli spacciatori, e sulla domanda ed i consumatori. Nella maggior parte dei paesi dell’Ue (con l’eccezione di Malta e Lussemburgo) il grosso delle spese pubbliche destinate alla lotta contro la droga ( tra il 68 ed il 75%) è diretto alla riduzione dell’offerta. Queste politiche di lotta contro il traffico non hanno tutte la stessa efficacia.

«L’idea che i traffici possano essere smantellati dal basso risalendo la trafila dal consumatore al pusher non è corretta» sottolinea Tim Boekhout van Solinge dell’Istituto Willem Pompe dell'Università di Utrecht. Il criminologo sostiene che «in Francia gli arresti legati alla droga toccano al 90% i consumatori ed i piccoli trafficanti. Si tratta di una politica simbolica, che serve soprattutto ad impressionare: più accuse, meno sequestri. Nei Paesi Bassi, al contrario, la polizia si concentra sui grandi trafficanti. Quest’ultimo approccio permette agli olandesi di sequestrare maggiori quantità di droga».

L’oggetto della lotta contro la criminalità legato alle droghe non è ancora chiaramente definito. Si

punta a colpire i crimini commessi sotto l’effetto di una droga, quelli commessi per finanziarne il consumo, o le violazioni delle leggi anti-droga ? Le statistiche riguardano solo l’ultima categoria, il che non facilita né la comparazione transnazionale, né l’adozione di politiche efficaci.

La debolezza delle terapie

Per ridurre il consumo delle droghe sono stati sperimentati altri metodi. Nell’ambiente medico i trattamenti sostitutivi sono largamente raccomandati: tanto che ne fa uso più di mezzo milione di europei. Il metadone permette di diminuire progressivamente la sensazione di dipendenza e le dosi terapeutiche non sono nocive. Assorbito come sciroppo, esso diminuisce inoltre i rischi epatici e di contaminazione di Hiv. Il risultato è che l’incidenza dell’Aids sugli eroinomani è in diminuzione e le iniezioni endovenose non sono più il primo fattore di rischio di propagazione del virus in Europa (che è costituito, ormai, dalle relazioni eterosessuali).

Tuttavia la disponibilità di questi trattamenti non è per nulla omogenea. I nuovi dieci Stati membri dell’Ue sono appena l’1% degli acquirenti dei trattamenti sostitutivi. E per i consumatori di stimolanti o di cocaina le opzioni terapeutiche sono ancora troppo poco avanzate. Inoltre una delle caratteristiche della tossicomania europea è l’uso simultaneo di più sostanze, la “politossicomania”. Quindi nell’approccio alla prevenzione ed al trattamento bisogna tener conto dell’interazione tra sostanze tossiche e psicoattive, come l’alcool ed il tabacco.

Per lottare contro questo flagello bisogna trovare il giusto equilibrio tra le esigenze della sanità e della sicurezza pubblica e la lotta ferma contro il traffico. Ciò implica una certa diminuzione del ricorso all’incarcerazione nelle popolazioni deboli, il moltiplicarsi delle azioni sociali per la prevenzione e il reinserimento dei tossicodipendenti e la tolleranza-zero nei

confronti dei trafficanti.