Tolleranza religiosa da Roma a Casablanca

Articolo pubblicato il 27 novembre 2015
Articolo pubblicato il 27 novembre 2015

Le religioni del mondo classico hanno sempre sostenuto la superiorità di una visione sincretica della realtà, sapientemente enucleata nella frase pronunciata da Simmaco “uno itinere non potest perveniri ad tam grande secretum” (Non si può seguire una sola strada per raggiungere un mistero così grande). Divenuta poi simbolo del politeismo pagano opposto all'universalismo delle religioni monoteiste.

Roma fu Nuova Gerusalemme, Costantinopoli Nuova Roma e infine Gerusalemme divenne Aelia Capitolina. Per non parlare del ritorno in auge di termini che consideravamo ormai desueti, se non definitivamente scomparsi, come califfo e crociate. I corsi e i ricorsi storici sono strani, imperscrutabili. Non è sufficiente il presocratico πάντα ῥεῖ (tutto scorre) per darne una spiegazione esaustiva.

Eppur vi son delle certezze. Una in particolare, Roma è la capitale del mondo cattolico. E intimamente cattolica, sia religiosamente sia nominalmente, è polis cristiana per eccellenza nonché città universale per definizione (Καθολικόν, in greco antico “universale”). La nostra città infatti non è solo San Pietro, il Giubileo o le sette chiese, ma vanta un’offerta religiosa estremamente ampia.

La più grande moschea d’Europa (escludendo Mosca) sorge proprio qui, a Roma nord, nel quartiere Parioli. Affiancata dalle numerose moschee di taglia minore presenti nell’area est della capitale, principalmente a Torpignattara. C’è poi il tempio buddista, frequentato maggiormente da europei affascinati dall’alterità religiosa e culturale, e il ghetto ebraico situato nel centro della città, noto ai turisti soprattutto nella zona del Portico d’Ottavia e ai romani per le prelibatezze prodotte nella Piazza delle Cinque Scole. Vi sono inoltre le numerose chiese ortodosse, copte o legate ai culti dell’estremo oriente, come la Chiesa Cristiana Evangelica Cinese. In conclusione, va menzionato il corso universitario di scienze storico-religiose della Sapienza, unicum tra gli atenei pubblici italiani.

Uno degli eventi religiosi più importanti si è recentemente svolto alle Scuderie del Quirinale, dove è stata organizzata una mostra sull’arte islamica. L’esposizione non è solo un monito a non giudicare ciò che non conosciamo, ma anche un tentativo di creare le condizioni per la pacifica coesistenza in una società necessariamente multietnica come la nostra.

 In ambito accademico non si fa che parlare di sincretismo, la parola d’ordine del nostro tempo, la chiave di volta, il santo a cui appellarsi (un po’ come l’ablativo al liceo quando non si sa minimamente come tradurre). E se da una parte le mode sono tutte noiose, soprattutto quelle intellettuali, dall’altra non si può non notare come questa parola racconti il nostro tempo. Pochi giorni fa ho ripreso in mano la mia tesi sullo gnosticismo in Ernesto Buonaiuti e ho constatato il ricorrere di questo termine, rendermi conto che alla fine sono una vittima anch’io, à la mode comme tout le monde.

In un mondo globalizzato, dove la ricerca dell’altro sorge naturalmente, dovrebbe essere normale non cedere alla paura del diverso, ma piuttosto godersi l’opportunità di conoscenza e scambio culturale che ai nostri avi non fu concessa. Ammirare città spontaneamente multi religiose, trovare modelli di tolleranza, anche a costo di essere tacciati di ottusità o irrealismo. In Egitto ai tempi di Mubarak esistevano due musei di storia giudaica, uno ad Alessandria e uno al Cairo, oggi purtroppo scomparsi. Attualmente a Casablanca, città inequivocabilmente musulmana, si trova l’unico museo ebraico del mondo arabo. E tale museo non è solo meta di turisti, ebrei o intellettuali erranti, ma anche di gite scolastiche, di incontri e conferenze aperte al pubblico, tutto il pubblico. L’idea è di preservare i musei, i templi, le moschee e le chiese che siano a Casablanca, a Roma o in Etiopia.

Partire  da quello che abbiamo, studiare il perché degli eventi che ci circondano, evitando di distruggere per poi dover ricostruire. Magari scoprendo che la Bibbia e il Corano hanno molti punti in comune, per esempio quello di non aver nulla a che fare con il terrorismo. Oppure che tra le zone “più cristiane” della terra ci furono proprio l’Africa e il medioriente.  La chiesa donatista del Maghreb di cui ci parla Agostino, ma anche quella etiope del III secolo e  il monachesimo egiziano, sia cenobitico sia eremitico. L’Egitto copto nonché patria dello gnosticismo e la Libia di Ario e Sabellio. In particolare nella zona di Rakkah, attualmente bombardata dalla coalizione occidentale, si svilupparono alcune tra le esperienze monastiche più interessanti che la storia ci abbia mai dato. Come a ricordarci che, nonostante la geopolitica delle religioni sia mutata, uno dei capisaldi del cristianesimo antico fu proprio la Siria.