Theresa May sta seguendo le orme di David Cameron

Articolo pubblicato il 09 novembre 2016
Articolo pubblicato il 09 novembre 2016

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Quando Theresa May ha preso il posto di David Cameron nel ruolo di Primo Ministro britannico, ha sghignazzato criticando le linee politiche del suo predecessore e mettendo subito in chiaro che avrebbe agito diversamente. In realtà è emerso che sono fatti della stessa pasta: la May sta imitando lo stile e gli errori di Cameron. [OPINION]

Quando Theresa May si è trasferita al numero 10 di Downing Street prendendo il posto di David Cameron, ha dato l'impressione che ci sarebbe stato un taglio netto con il suo predecessore. Ma a più di 100 giorni dall'inizio della sua presidenza, io non noto affatto questa differenza: entrambi hanno permesso ad una piccola fazione dell'ala destra del partito di delineare il loro programma politico e quando i parlamentari si sono opposti a Cameron sulla questione dell'UE, lui ha accettato un referendum in cui non ha mai creduto e che l'ha portato alla sua caduta. 

Le notizie di questa settimana dimostrano che la May non è diversa. La registrazione di un suo discorso tenuto alla Goldman Sachs ha fatto emergere la sua reale posizione sulla Brexit prima del referendum. L'allora ministro degli Interni affermava che la Gran Bretagna avrebbe dovuto assumere la leadership dell'Europa e temeva che votare per l'uscita dall'Ue avrebbe spinto molte aziende a spostarsi in altri Paesi. Dopo aver ascoltato il suo discorso alla conferenza del partito Conservatore, dove sosteneva fortemente la Brexit - con la quasi totale rottura dei legami con il Mercato Unico Europeo - nessuno poteva credere a quella registrazione. 

Perché c'è stata questa inversione di marcia? La May ha cambiato opinione riguardo alla Brexit? Ne dubito; è più probabile che cerchi di sintonizzarsi con la forte minoranza del partito Conservatore dando l’impressione di non essere affatto alla guida della strada che porta alla Brexit.

L'incapacità di guidare adeguatamente il partito Conservatore non è l'unico punto in comune con il suo predecessore. La diplomazia non ha portato Cameron da nessuna parte in Europa e rimproverare pubblicamente personalità importanti della politica europea non l'ha certo aiutato a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi. Finora anche la retorica della May può essere definita poco amichevole e, con molta probabilità, controproducente in materia di Brexit.

L'ostilità nei confronti di altri partner europei ha fatto sì che questi voltassero sempre le spalle e un forte discorso non è servito ad assicurare a Cameron un buon accordo nella sua rinegoziazione con l'UE. Anche se l'Unione Europea ha bisogno della Gran Bretagna, la Brexit ha dimostrato che la politica può surclassare l'economia e Angela Merkel non ha problemi a danneggiare l'industria tedesca per fare una dichiarazione politica alla Russia.

Allo stesso modo, non sembra che le discussioni sulla Brexit saranno tranquille ed è per questo che il capo dell'Associazione dei Banchieri Britannici, Anthony Browne, ha deciso di far sentire la propria voce all' Observer. Temendo che l'UE possa privare le aziende che risiedono in Regno Unito del "diritto di passaporto" (il diritto a fornire servizi nel Paese), ha riferito che le banche non hanno intenzione di aspettare che l'incertezza si chiarisca. "Le banche sperano il meglio ma devono prevedere il peggio" ha scritto. "Quella del trasferimento è l’ipotesi più accreditata; molte piccole banche hanno intenzione di cominciare il dislocamento prima di Natale, quelle più grandi probabilmente nel primo trimestre del prossimo anno." 

La Gran Bretagna fa troppo affidamento sulla City. Non c'è dubbio che l'economia britannica abbia bisogno di diventare più equilibrata, ma questa è una sfida a lungo termine. La realtà è che la finanza rappresenta l'industria più grande del Paese e perdere una grande fetta di questo settore naturalmente non è una buona notizia.

La May ha risposto alla minaccia delle principali banche di lasciare il paese nel 2017, cadendo nella stessa trappola in cui è caduto Cameron all'inizio dell'anno. Quando l’HSBC ha minacciato il trasferimento, il governo di Cameron era fin troppo impaziente di arrivare ad un accordo per far restare la banca a Londra, così i policymaker hanno accettato di ammorbidire la regolamentazione bancaria e in cambio hanno ricevuto nient'altro che un'azienda che si trovava già in Regno Unito. Fantastico! 

Tutto ciò ci porta ad un altro filo conduttore con gli anni di Cameron: un insano desiderio di compiacere le grandi aziende. Theresa May sta cercando di dimezzare l'imposta sulle società allo scopo di mantenere vivo l'interesse delle aziende per gli investimenti nel Regno Unito. Preoccupa il fatto che ancor prima che le negoziazioni per la Brexit fossero iniziate, il governo avesse preso in considerazione l'idea di offrire alle aziende questa "mazzetta" e che il Cancelliere dello Scacchiere di Cameron, George Osborne, avesse già abbassato il tasso d'imposta dal 28% al 20%.

Spesso si guarda all'Irlanda per dimostrare il successo di questa linea politica ed è vero che un'aliquota fiscale sottoquotata rispetto alla media europea è stata miracolosa per l’Irlanda, permettendo a moltissime aziende d'oltremare di aprire delle filiali proprio grazie clima fiscale favorevole; ma, paradossalmente, ciò che ha portato il governo britannico a prendere in considerazione la strategia Irlandese è proprio il motivo per cui in Gran Bretagna non funzionerà.

Dimezzare l'imposta sulle società rappresenta il piano B del Paese perché nel caso in cui l'accesso al mercato unico non fosse più possibile, questa misura avrebbe il potere di attrarre investimenti nel Regno Unito (sebbene non implichi un accesso diretto all'UE). In questo progetto, però, c'è una grande pecca. Se la Gran Bretagna viene tagliata fuori dal mercato unico, le società non si sposteranno fisicamente nel Paese e ciò vale a dire che non porteranno occupazione. Un'imposta sulle società al 10% serve solo alle grandi aziende e porterà unicamente ad un aumento di società fittizie che pagano pochissime tasse, danno un contributo minimo al Ministero dell'Economia e delle Finanze e non offrono posti di lavoro. Dimezzare questa tassa non aiuterà a riprendere il controllo ma piuttosto corroderà la società britannica in quanto darà molti diritti speciali alle grandi società. Inoltre, la perdita del guadagno che deriva dalla diminuzione dell’imposta, dovrà essere compensata da qualche altra parte e così come i finanziamenti per gli affari di Osborne hanno portato tagli ai servizi pubblici, non ho molti dubbi su dove la May troverà i soldi per finanziare le nuove agevolazioni fiscali. Voler essere un paradiso fiscale per le società costerà caro e ancora una volta saranno i comuni cittadini a pagarne le spese. 

Come ha detto il cancelliere ombra John McDonnell, una dura Brexit trasformerà la Gran Bretagna "in un enorme paradiso fiscale offshore con salari bassissimi e senza servizi pubblici. In altre parole la Gran Bretagna diventerà un nirvana neoliberale”. 

Theresa May è fatta della stessa pasta di David Cameron e non è una grande sorpresa né ci si poteva aspettare un totale cambiamento delle sue linee politiche dal momento che ha giocato un ruolo centrale come Segretario di Stato nel governo di Cameron. Ciò che è degno di nota, è che la May ha copiato anche lo stile della leadership di Cameron appoggiando una minoranza presente all'interno del suo partito piuttosto che seguire il proprio orientamento politico. Questa strategia non ha funzionato con Cameron e non c'è motivo per credere che con lei avrà maggior successo.